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Commozione, devozione accompagnano il giro interno di Sant’Agata

Dopo il lungo giro esterno del 4 Febbraio, giorno 5 è il giorno di Agata, la città si ferma per celebrare la propria santa Patrona.

La celebrazione Eucaristica delle ore 16:00 è stata  presieduta dal novello vescovo di Lamezia Terme, Mons. Giuseppe Schillaci, già Rettore del Seminario Arcivescovile di Catania e alle ore 17:30 i fuochi d’artificio danno il via al giro interno.

La piazza Duomo si colora di bianco, il bianco dei devoti che con il fazzoletto salutano la propria Santuzza.

Il giro interno del 5 Febbraio è caratterizzato dalla presenza dei fiori bianchi sul fercolo, fiori che indicano la verginità di Sant’Agata.

Le candelore quest’anno sono tutte accanto a Sant’Agata in piazza Duomo perché per motivi di sicurezza non hanno potuto essere in processione, ma tuttavia, hanno creato uno spettacolo inatteso con il mezzo busto reliquiario di Sant’Agata sull’argenteo fercolo e le candelore vicino a renderle omaggio.

Dopo il caldo del 4, il 5 febbraio fa freddo, ci si stringe tutti insieme, si sta vicini a gridare Cittadini: Viva Sant’Agata.

Inizia così la processione, lungo la via Etnea.

Alle prime ore dell’alba, verso le ore 6.30, i fuochi d’artificio salutano Sant’Agata che arriva a piazza Borgo.

Successivamente la discesa verso i Quattro Canti.

È ormai giorno quando il fercolo si posiziona per effettuare la tradizionale salita di Sangiuliano.

La salita di via Sangiuliano viene effettuata alle ore 9:30 circa, a passo veloce; è stato un vero spettacolo vedere il fiume bianco che ha accompagnato il fercolo lungo tutta la salita.

Significato è stato il ricordo Mons. Gaetano Zito proprio davanti alla Chiesa di S. Benedetto di cui è stato cappellano per tanti anni.

Poi si è fatto silenzio e nel silenzio si è sentito soltanto il canto delle suore benedettine che riprende un antico testo in latino che così recita: “Stans Beata Agatha in medio carceris, espansis manibus, tota mente orabat ad Dominum: Domine Jesu Christe, magister bone, gratias ago tibe,qui me facisti vincere tormenta carnificum, jube me , Domine ad tuam immarcescibilem gloriam feliciter pervenire”. (Agata, felice, mentre entrava all’interno del carcere con le mani aperte pregava Dio con tutta l’anima: “Signore Gesù Cristo, buon maestro, ti chiedo una grazia: Tu che mi hai fatto superare le torture dei carnefici, fa che possa giungere, o Signore, felicemente alla tua gloria eterna).

In seguito le reliquie di Sant’Agata, alle ore 11:30 circa fanno rientro in Cattedrale tra i pianti dei devoti che non vogliono lasciare la propria amata Patrona.

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