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Catania ha nuovamente il suo sindaco, ma perché Pogliese non era più primo cittadino etneo?

Salvo Pogliese è di nuovo sindaco di Catania. Il rientro a Palazzo degli elefanti, a seguito di un ricorso al Tribunale Civile, è avvenuto pochi giorni fa.

Il primo cittadino è stato assente per circa 135 giorni a causa di un’inchiesta che gravava sulle sue spalle da ben quattro anni; l’accusa riguarda folli spese personali per un ammontare di circa 80mila euro, che vanno da maniglie da 1200 euro a vari pernottamenti di lusso in hotel palermitani e assegni bancari finalizzati a se stesso, tutto pagato con i fondi del gruppo parlamentare a cui Pogliese si difende sostenendo di aver anticipato quei soldi per pagare le spese del gruppo e che avrebbe poi in parte recuperato.

Il 23 luglio scorso il Tribunale di Palermo condannò cinque dei suoi imputati tra cui lo stesso Salvo Pogliese, quest’ultimo condannato in primo grado a 4 anni e tre mesi con l’accusa di peculato e sospendendolo dal ruolo di Sindaco per 18 mesi, come prevede la legge Severino.

A poco più di 4 mesi Pogliese siede nuovamente nel suo ufficio. Attraverso un ricorso su più fronti presentato dai suoi legali al Giudice Civile, appellandosi all’illegittimità costituzionale della legge Severino che presenta disparità di trattamento tra le cariche regionali o locali e quelle nazionali ed europee sulle quali tale legge non è applicabile. Secondo i legali di Pogliese inoltre la sentenza di primo grado non è sufficiente per sollevarlo dal suo incarico e infatti essi si appellano al “principio di non colpevolezza”. Ricorsi che andranno a vuoto, sarà infatti la durata della pena di sospensione a far scattare il reintegro: 18 mesi di sospensione non vanno bene per i giudici, i quali mirano invece a un fermo proporzionato ai fatti contestati.

Di questo se ne occuperà la Corte Costituzionale, nel frattempo, Pogliese torna e ringrazia sui social.

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