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​Province in Sicilia: si voterà a gennaio?

​La Corte Costituzionale sulle ex Province in Sicilia richiede un intervento legislativo per rientrare nei canoni costituzionali con l’elezione diretta degli Organi istituzionali

Con sentenza n. 240 pubblicata il 7 dicembre scorso la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 1, e 14 della legge della Regione Siciliana 4 agosto 2015, n. 15 (Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e Città metropolitane), come rispettivamente sostituiti dall’art. 4, commi 1 e 2, della legge della Regione Siciliana 29 novembre 2018, n. 23 (Norme in materia di Enti di area vasta), e dell’art. 1, comma 19, della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), sollevate, in riferimento, complessivamente, agli artt. 1, 2, 3 e 48, 5, 97 e 114 della Costituzione, dalla Corte d’appello di Catania.

Inammissibili perché, come esprime la Consulta nel corpo della sentenza, spetta al Legislatore, e non alla stessa Corte costituzionale, introdurre norme che assicurino ai cittadini la possibilità di eleggere, in via diretta o indiretta, i sindaci delle Città metropolitane.

In virtù della sentenza sopra indicata l’attuale disciplina sui sindaci delle Città metropolitane si rivela in contrasto con il principio di uguaglianza del voto e pregiudica la responsabilità politica del vertice dell’ente nei confronti degli elettori.

La Corte costituzionale ha anche evidenziato come la normativa attualmente vigente «non sia in sintonia con le coordinate ricavabili dal testo costituzionale» circa l’uguaglianza del voto dei cittadini e la responsabilità politica del vertice della Città metropolitana. La necessità di un riassetto normativo del settore, si legge nella sentenza, è dovuta anche al fatto che la mancata abolizione delle Province, a seguito del fallimento del referendum costituzionale del 2016, ha reso «del tutto ingiustificato» il diverso trattamento attualmente riservato agli elettori residenti nella Città metropolitana (ex Provincia) i quali, a differenza di quelli residenti nel capoluogo di provincia, non hanno alcun potere per eleggere il sindaco della Città metropolitana.

In pratica la Corte ha dichiarato la non conformità ai richiamati canoni costituzionali di esercizio dell’attività politico-amministrativa delle norme della Regione Siciliana dettate dalla riforma degli enti di area vasta varata nel 2014 con la legge Delrio, secondo cui il sindaco delle Città metropolitane non è una carica elettiva poiché si identifica automaticamente con il sindaco del Comune capoluogo, a differenza del presidente della Provincia, eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali del territorio.

La sentenza ha provocato, come prevedibile, una grande confusione tra gli esponenti politici della Sicilia.

Roberto Di Mauro, vicepresidente dall’Ars – ha dichiarato che «la sentenza sancisce di fatto l’inapplicabilità della legge Delrio varata nel 2014. Occorre un riassetto normativo, pertanto auspico che quanto prima l’Ars recepisca questa sentenza e si riunisca al più presto per approvare una norma che ristabilisca l’elezione diretta dei presidenti delle Città Metropolitane e dei Liberi Consorzi dando così la possibilità ai cittadini di poter scegliere i loro rappresentanti territoriali». Infatti, si evidenzia nella sentenza come spetti proprio al legislatore introdurre norme che assicurino ai cittadini la possibilità di eleggere in via diretta o indiretta i sindaci delle Città Metropolitane.

Nel dibattito che si è scatenato sono intervenuti, tra l’altro:

Totò Cuffaro, ex Presidente della Regione e Commissario Regionale della Nuova Democrazia Cristiana secondo cui occorrerà ridare dignità alla classe dirigente degli Enti di area vasta e pertanto occorrerà tornare al voto.

Vincenzo Figuccia, deputato della Lega all’Ars e coordinatore provinciale del partito a Palermo ha ribadito che gli attuali sindaci metropolitani di Palermo, Catania e Messina ad oggi ricoprono un incarico senza aver vinto alcuna elezione di primo o secondo livello che sia, ma esclusivamente in forza di una norma, oggi incostituzionale, che deve essere, pertanto, modificata. Per questo ha così dichiarato: «Si arresti l’eventualità di un appuntamento elettorale (di secondo livello) a gennaio che così com’è adesso, per le ex Province, non risulta affatto essere idoneo nella forma e nella sostanza e che si rivelerebbe un tentativo fantoccio».

Anche Salvo Pogliese, sindaco di Catania, fa presente come sia stato incongruente e irragionevole e pure in contrasto con i principi della carta costituzionale la disposizione della legge Del Rio/Crocetta che identificava automaticamente il Sindaco Metropolitano con il Sindaco del Comune capoluogo. Auspica quindi venga restituita al più presto ai cittadini la parola per eleggere direttamente tutti gli organi delle ex Province, ridando valore alla partecipazione popolare.

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