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Lutto nel mondo ecclesiastico, muore Antonino Di Grazia: 96 anni

Lutto nel mondo ecclesiastico gravinese: dopo la perdita dello storico sacerdote della Chiesa di San Paolo Gaetano Milazzo, viene anche a mancare il sacerdote Antonino Di Grazia a 96 anni.

Il sacerdote Antonino Di Grazia (foto di repertorio)

Chi è stato Antonino Di Grazia

Gravinese classe 1929, divenne sacerdote nel 1954 e fu assegnato intanto al piccolo seminario di Biancavilla dove insegnò per poi proseguire la sua missione presso diverse parrocchie di Catania tra cui Santa Maria della Salute, San Francesco di Paola e Sant’Agata alla Fornace, per poi tornare nel “territorio natale”a San Paolo a Gravina, per poi giungere in Chiesa Madre Sant’Antonio di Padova e restarci ininterrottamente dal 1976 al 2011: a San Paolo, dove egli fu il primo parroco, gli sarebbe subentrato proprio Gaetano Milazzo.

Le dichiarazioni di Antonino Di Grazia per il 70simo anniversario

In occasione della ricorrenza del suo settantesimo anniversario di sacerdozio Antonino Di Grazia aveva dichiarato:

“Abbiamo cercato di fare sempre del nostro meglio in vista del Bene. Un mio piacevolissimo ricordo, il primo, è rappresentato dall’aver introdotto io lo scautismo a Gravina grazie alla collaborazione di giovani quanto mai motivati quali il compianto Gianni Strano, Enzo Di Prima, Nino Pezzino, Pippo Maugeri e Salvo Rapisarda: questi ultimi due, in particolare, furono coloro che suonarono manualmente le campane a festa al mio arrivo in parrocchia appena nominato subentrando a Padre Vito Lo Giudice: quanti ricordi! Qualche tempo dopo pensai bene di elettrificare le campane dato che prima, per suonarle, occorreva salire su una scala di legno il che era davvero pericoloso tanto da doverla sostituire con un’altra in ferro che rendesse più sicuro l’accesso al campanile. Ricorderò sempre con affetto e gratitudine il notevole supporto fornitomi dal mio compagno di ordinazione monsignor Francesco Ventorino che aiutò la nostra parrocchia al mio arrivo attraverso l’invio di diversi giovani di “Comunione e liberazione”. Ma è impossibile dimenticare anche le tante recite e cineforum che si sono nel tempo svolti nel salone parrocchiale unitamente alle molte feste in maschera e tombolate per i bambini del catechismo e i catechisti stessi che vedevano i locali traboccare sempre di folla. Spesso, anzi, la messa in occasione delle festività veniva celebrata proprio nel salone parrocchiale o dalle suore se in chiesa madre si stavano svolgendo dei lavori. Si creò un gruppo giovanile affiatato composto, fra gli altri, da Giovanni Giuffrida, Nino Lombardo, Pippo Garozzo, Rosy Vitale e tanti altri giovani e giovanissimi muniti di entusiasmo e spirito di collaborazione che tenevano frequenti riunioni e si dedicavano specialmente alle attività teatrali. Un altro importante momento è sicuramente rappresentato dal restauro della Chiesa Madre, che da casa mia si vede benissimo e pare quasi la si possa toccare con mano, a metà degli anni ’80: il tetto non reggeva più e la forte umidità aveva intaccato il pavimento. Un’industria di Murano realizzò allora le vetrate istoriate ad oggi ancora presenti. Le stesse furono realizzate grazie, anche, alla donazione, susseguente a promessa, del primo stipendio di alcuni giovani impiegati dell’Ufficio di collocamento, che si occupavano del servizio mensa e refezione scolastica, poi assunti al comune, che vollero contribuire materialmente alla ristrutturazione della nostra Chiesa madre che fu altresì restaurata esternamente con uno zoccolo in pietra lavica come pure i pilastri che vennero parimenti rimessi in sesto. Dove c’era il semplice stucco decorammo il tutto e persino i medaglioni che riproducono alcuni episodi e miracoli della vita di Sant’Antonio vennero ritoccati e riqualificati da un decoratore di Caltagirone. L’altare maggiore, che vide restaurate pure le tre poltrone dell’altare maggiore, fu inoltre arricchito dalla donazione, operata dal concittadino Pippo Consoli, dei due grandi quadri ad oggi ancora visibili furono donate da Nino Lamiani, mentre i quadri raffiguranti la Via Crucis dalla signorina Nicotra. In precedenza era stato restaurato anche il fercolo del nostro Santo patrono e, dietro tacita iniziativa di mio padre, l’annessa cameretta. Dopo il restauro venne poi acquistato un nuovo harmonium dato che quello vecchio, di proprietà di Padre Nicosia, non era più fruibile e venne così rimpiazzato: fu per l’occasione costituita una commissione, composta dal dottor Scalia, dal maestro Giamboi, dal signor Pippo Di Grazia e dal sottoscritto, che si occupò di raccogliere il denaro necessario per l’acquisto: 700.000 lire. Prima della conclusione del mio mandato acquistammo pure l’organo, ad oggi funzionante, che fu sintonizzato in relazione al volume della chiesa da ingegneri esperti che fecero sì che esso avesse tonalità uguali in tutte le parti dell’edificio: da una iniziale, semplice chitarra si passò gradualmente ad un invidiabile coro.Prima di allora, a seguito di un crollo, scoprimmo proprio sotto la pavimentazione l’antico cimitero di Gravina dato che era lì sotto che inizialmente venivano seppelliti i defunti: vedemmo così un lungo corridoio centrale e lateralmente gli scheletri che venivano un tempo collocati non dentro le tombe ma sopra delle grate. Ciò di cui più vado fiero, però, è l’aver rilevato dalle suore l’edificio adiacente al vecchio municipio così da disporre di più spazio in quanto la canonica, la casa del parroco, era diventata oramai troppo piccola per poter accogliere le tante attività che lì si volevano svolgere ed è stato pertanto indispensabile disporre di questi altri locali. Un anno, addirittura, per mancanza di spazio mi vidi costretto a realizzare il presepe niente di meno che all’interno della cameretta di Sant’Antonio il cui fercolo in quei giorni fu giocoforza ospitato in un’altra parte della chiesa. E insieme a ciò anche l’aver donato alla parrocchia un terreno da me stesso acquistato a Milo ed adibito specialmente alle attività degli scout e dei gruppi ecclesiastici. Inizialmente il terreno era completamente spoglio e così andavo di persona a Maletto a prendere le piantine che mi forniva la Forestale e che hanno fatto sì che in breve, all’interno della struttura, si sarebbe creato un grande viale alberato“.

Al centro Antonino Di Grazia festeggia il proprio 70simo anniversario in compagnia a sinistra del sindaco di Gravina di Catania Massimiliano Giammusso

Il ricordo del sindaco di Gravina di Catania Massimiliano Giammusso

Il sindaco Massimiliano Giammusso, a nome di tutta l’amministrazione comunale gravinese, ha voluto esprimere “vicinanza ai familiari di Padre Di Grazia ringraziandolo, al contempo, a nome di tutta la Comunità gravinese da me rappresentata, per essere sempre stato in tutti questi anni un solido e sicuro punto di riferimento per la comunità di Gravina tutta“.