Riceviamo e pubblichiamo questa storia di un nostro lettore, riguardo le proprie esperienze estive e vacanziere, in questo caso una tappa in quel di Barcellona in Catalogna con un suggestivo racconto esistenziale.
Un piccolo racconto estivo
“L’estate volge al termine ed entra nel suo momento più malinconico, inizia ora il viaggio introspettivo. La riflessione si apre sui volti delle persone che abbiamo incontrato e che ci hanno dato, anche inconsapevolmente, una risposta alle nostre inquietudine. Le giornate sono calde, le lunghe ombre della sera ci proiettano al momento del rientro al lavoro, allo studio, alle nostre attività. In questo tempo di sintesi della fine dell’estate possiamo con gioia fare nostre le domande più scomode e provare a trovare una soluzione attraverso l’incontro avvenuto anche in un viaggio passato, in questo momento siamo in grado di leggere il nostro presente nelle storie passate ed essere pronti a costruire il domani. Inseguire il sole al tramonto ci porta sulle coste Nord orientali della penisola iberica, siamo a Barcellona. Dalla battigia della Barceloneta, tra piccole e grandi imbarcazioni, saliamo su di un pontile e dopo pochi passi stiamo già risalendo la Ramblas. Doverosa è la sosta al mercato de la Bouqueria per un carico di frutta fresca di stagione, risaliamo piano fino al portone di casa Batllò con i suoi balconi ondulati ci sorprende, il nome del suo architetto è Gaudì, incuriositi vogliamo vedere altre sue opere e capiamo allora di trovarci della città giusta. In piazza della Catalunya a ridosso della strada dello shopping di via della Grazia prendiamo la linea della metro che ci porterà alla Basilica de la Sagrada Familia, una volta terminata la corsa e salite le scale all’uscita della metro dobbiamo volgerci indietro per vivere lo stupore di vedere tutta intera l’ultima chiesa gotica d’Europa. Il tempo si ferma allo sguardo dei suoi Portali e delle sue facciate, una volta entrati ci aspetta un bosco di fiori colorati, infatti questo sono le colonne immaginate e disegnate dal grande architetto. Un tempo indefinito poi si apre alla nostra mente nel museo della Sagrada Familia tra modellini e libri dedicati al suo autore, scopriamo che Gaudì prima che architetto era un urbanista e aveva immaginato unità abitative con poche stanze al piano terra e tutte con un giardino da curare e amare. L’ambiente simbiotico ipotizzato dal Gaudì avrebbe dovuto rappresentare una cura per le città in forte espansione, già allora in via di realizzazione. La relazione tra l’uomo e la terra in quella corrente architettonica che si sarebbe chiamata Naturalismo catalano non voleva avere un semplice pretesto simbolico di rappresentazione della natura, per coglierne tutta la bellezza del creato e del suo creatore, ma di cura alla frenesia di città sempre più grandi e caotiche, di mancanza di comunicabilità tra cittadini oppressi da una economia malata di produttività e di dirigiamo, in cui l’uomo finisce per essere alieno a se stesso. Questa sua proposta urbanistica finisce per essere disattesa, ma Gaudì non di meno proietta nei suoi edifici nei suoi spazi architettonici qyuelle linee e quelle simbologie che per se stesse vogliono guarire l’uomo da quei mali che nel divenire della città metropolitane urbane dell’Europa del XXI secolo lo avrebbero colpito. Guarire dai mali del mondo e da noi stessi oggi è una urgenza sì, ma non è il fine ultimo di un percorso che trova in sé il suo complimento, solo un uomo guarito può oggi immaginare il mondo di domani e trovare gli strumenti necessari per realizzarlo. Questo embrione di una nuova vita ci consegna un uomo sanato e un cuore puro come l’oro così duttile e fine da sapere intrecciare i nodi dell’essere e consegnarci non un superuomo ma un super cuore per amare i fratelli e le sorelle delle città in cui abita. No, non sono fantasie né suggestioni, ma la concretezza di un luogo in cui guarire da se stessi ed essere vinti dall’amore di Dio. Al santuario all’aperto della Madonna della Vena alberi centenari si alzano al cielo senza che il visitatore possa vederne le radici, lo spazio di preghiera di per sé stesso ci proietta ad un’altezza indefinita, le fronde delle querce ci avvolgono come fossero ali d’angeli e la sera sopra le nostre teste una volta di stelle si accende, guarire è possibile. Gaudì avrebbe riconosciuto questo luogo con una sola parola: casa. La concretezza naturale delle sue architetture rendono il nostro cuore pronto ad accogliere nella contemplazione del creato il mistero salvifico della salvezza. L’urgenza del nostro tempo ce lo chiede, solo un cuore puro sarà in grado di leggere le esigenze di un uomo che uccidendo il suo fratello ha ucciso Dio, dannandosi all’oblio della coscienza. Ora è tempo di guarire per grazia di Dio“.
FOTO DI REPERTORIO



