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Pena di morte: quasi la metà degli italiani favorevoli.

La pena di morte può essere intesa come una forma di punizione “legalizzata” e inflitta dallo Stato ad un condannato, che decide di togliergli la vita. Essa viene dalla maggioranza considerata come una pena crudele e disumana, nonché superata e abolita sia nella legge che nella pratica da più della metà dei paesi del mondo. I dati del 2019 mostrano infatti che ben 142 Paesi hanno abolito la pena di morte e 56 sono quelli che ancora praticano esecuzioni capitali.

Tuttavia, a causa della pena di morte il mondo ha visto un numero indefinito negli anni di vittime innocenti perché processate erroneamente e quindi uccise ingiustamente, infatti i processi sono spesso irregolari e non equi. Inoltre, al contrario di ciò che pensano alcuni capi di Stato che emettono sentenze capitali, tale pena non ha alcun effetto “deterrente” per gli altri crimini.

Secondo i  dati di Amnesty International, nel 2019 sono state condannate a morte 657 persone in 20 paesi, il numero più basso negli ultimi dieci anni. Ad oggi, la maggioranza delle sentenze capitali vengono eseguite in 5 paesi: Iran, Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti e Cina. Quest’ultima è e rimane la Nazione con il maggior numero di esecuzioni e purtroppo non è possibile stimare la reale entità dell’uso che ne viene fatto in quanto i dati sono considerati segreto di Stato.

Negli Stati Uniti, invece, dopo 130 anni in cui la massima pena era stata sospesa nel periodo di transizione tra un presidente e un altro, Donald Trump insieme alla sua amministrazione condanna a morte cinque detenuti. L’esecuzione è stata stabilita dai tribunali federali in quanto, sempre a livello federale, la pena di morte è stata ripristinata a luglio del 2019 dal Ministro della Giustizia, interrompendo una moratoria durata ben 16 anni. La punizione è attuabile solo per un ambito ristretto di reati. Le sentenze attuate nel 2020 sono state 12: sette in totale su 29 paesi e 5 commissionate dal Dipartimento di Giustizia. Si sa da sempre che Trump ha desiderato il ritorno del patibolo per cercare di dimezzare i crimini, in realtà, per il presidente uscente non era altro che un argomento come tanti della sua politica <<law and order>>.

Infine, spostandoci in Europa, l’Unione europea difende con fermezza i diritti umani e combatte la pena di morte in tutto il mondo. Il Parlamento europeo infatti ospita dibattiti e cerca di offrire risoluzioni per quei paesi che praticano ancora la pena. L’ultimo Congresso mondiale contro la pena di morte è avvenuto il 27 febbraio 2019. Gli unici paesi europei sono la Biellorussia (pena capitale) e la Russia (moratoria).

In Italia è da poco emerso un sondaggio (Huffington Post) su cosa ne pensano gli italiani della pena di morte. Ebbene, se nel lontano 2015 le persone favorevoli erano il 25%, tre anni fa la percentuale è salita al 35%, oggi al 37%. Significa che 4 persone su dieci sono favorevoli a iniezioni letali e altre pene. Nel nostro Paese, la pena  di morte è stata abolita nel 1947 e cancellata definitivamente dalla Costituzione nel 2007, eppure, nel pensiero comune degli italiani sembrerebbe essere una valida soluzione. E allora  di chi è la colpa? Degli immigrati, come dice qualcuno, o sono forse gli squilibri interni al nostro sistema giudiziario? Se continua così, ci ritroveremo tra un decennio a invocare di nuovo la sedia elettrica?

Fatto sta che i dati parlano chiaro, e piuttosto che opinionisti e legislatori improvvisati dovremmo invece cercare di fare qualcosa di pratico affinché la civiltà non regredisca. Migliorare il sistema carcerario, ripensare e perché no riformare il  sistema giudiziario, rendere più “facile” il lavoro dei tribunali, queste alcune delle cose che possono cambiare e far sì che l’argomento “pena  di morte” resti solo una chiacchiera e non diventi una tremenda realtà.

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