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Finalmente siamo al 31 dicembre 2020 – La fine dell’anno “horribilis”

Finalmente il 2020 volge alla fine. Termina un anno terribile e incredibile che sarà ricordato dalla nostra e dalle future generazioni come “l’annus horribilis” del XXI secolo. Da cancellare dagli annali. Da dimenticare dalla nostra mente. E dire che era iniziato, come tutti gli anni, denso di sole e di speranza.

Già da gennaio, addirittura, nel mio bel paesello, era stata annunciata la “festa grande” per il Santo Patrono, da celebrare la prima domenica d’agosto, per la felicità di tutti i devoti, che erano rimasti delusi per la mancata celebrazione della festa dell’anno prima. Poi c’era stato il Carnevale e, sempre nel paesello, un’allegra e pimpante comitiva, vestita con i costumi del più bel Carnevale di Sicilia, addirittura era partita alla volta di Hong Kong, per celebrare il fantasmagorico “Capodanno cinese”, ritornata poi di gran corsa, “all’antrasatta”.

E poi avevamo festeggiato Sant’Agata, la seconda festa religiosa più importante al mondo, al grido di “Cittadini, viva sant’Agata”, e con un’infinita scia di devoti in processione per le strade barocche di Catania. Intanto, la bufera, minacciosa, si avvicinava.

Già presagivamo qualcosa tra le righe dei giornali e le notizie dei Tg della sera. E infatti a Wuhan, in Cina, era scoppiato il finimondo. Tutti serrati a casa. Ma noi facevano ancora finta di niente. Forse per paura, forse per esorcizzare il male. Ma oramai il mondo era nel bel mezzo della pandemia. E già nelle aule scolastiche le voci correvano all’impazzata, “Chiuderanno le scuole”. E infatti, la sera del 4 marzo, insieme a mio nipote, alla fine del corso, salutammo, “sine die”, la collega. Per lui fu l’ultimo giorno di scuola “in presenza” della sua vita.

Per noi docenti, invece, iniziò il calvario della DAD (didattica a distanza), delle lezioni online, delle mattinate a cercare password e codici di identificazione, e a restare svegli fino a notte fonda, con l’incubo del buio e della solitudine, come i marinari sbattuti dalle onde dell’oceano. E in silenzio, inorriditi, nel chiuso delle nostre case, trasformate in trincee, vedemmo in tv le lunghe file di camion dell’esercito che portavano le bare dei nostri fratelli caduti. Un’ecatombe.

Anche il Papa, nel silenzio di Piazza San Pietro, interpellava Dio e chiedeva il Suo conforto. E poi fu sera e fu mattino. E arrivò l’estate. E con la bella stagione sembrò svanire di colpo l’incubo del virus e della “quarantena”. Rimase solo l’obbligo della mascherina e del distanziamento sociale. E nel frattempo, da Palazzo Chigi, piovevano i “bonus”, per le vacanze, per il monopattino, per la bicicletta, per l’eco sostenibilità. Di tutto e di più. In verità, durante i mesi estivi pensammo solo al mare, alla tintarella, alle serate in pizzeria e a ballare.

“Chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza!”. Recitammo in tanti, in troppi! Qualcuno di noi andò persino fino a Pizzomunno, vivendo giorni felici! Ma la felicità è come una rosa, come un batter d’ali di farfalla, dura attimi! E con l’inizio dell’autunno e del nuovo anno scolastico, arrivò, com’era prevedibile, la “seconda ondata”. Incontenibile e spaventosa. Invisibile e subdola. Che toccò finanche le nostre carni, il nostro sangue, arrivò persino nel caldo delle nostre case, nelle nostre vite, nel cuore delle nostre città. E ora!? E ora è storia di questi giorni.

Con il Natale accucciati a casa, il coprifuoco come durante la guerra, la zona rossa e la zona gialla, l’epico arrivo del vaccino, scortato dall’esercito e dai servizi segreti. La luce in fondo al tunnel. La scienza e la speranza, anzi, solo la scienza dà speranza. Perché “niente è perduto se ci mettiamo cuore, / la vita non perde se la cerchiamo insieme, / se la portiamo dentro, se ci crediamo ancora”.

Rinasceremo e ritorneremo…a riveder le stelle!

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