ASSOCIAZIONICataniaCONFERENZECULTURALIBRIMONDO SCUOLANEWSPITTURA&ARTESTORIA

Maria Grazia Felicioli racconta “Insieme per la Vita”:”Aiutare”

Gli ultimi giorni con noti casi di cronaca regionale e nazionale hanno ricordato maggiormente uno dei maggiori problemi sociali presente nell’isola e nella penisola: la violenza, che sia di un genere o meno, ma fortunatamente esistono gruppi, persone, realtà, enti che contrastano essa, una di queste è l’associazione “Insieme per la Vita” che ha sede in via Anapo nel quartiere di Ognina a Catania con in testa la fondatrice Maria Grazia Felicioli.

Come nasce e si è affermato “Insieme per la Vita”

Domanda: Lei ormai è da molto tempo che si occupa di antiviolenza, come nasce “Insieme per la Vita”?

Risposta:Io mi occupavo già di violenza ancor prima della nascita dell’associazione, facevo già attività in giro nel territorio; infatti nel 2016 dopo aver finito un incontro in una scuola, entro nella mia auto e accendo la radio e ascolto in un giornale radio un femminicidio! Proprio in quel momento ho meditato di agire ancora di più in questa battaglia, tra l’altro io non possedevo una sede fisica, cosa che poi ho provveduto ad avere per connettere anche le varie tipologie di professionisti, fino al 2018 quand’è stata presa come bene confiscato alla mafia la sede di via Anapo“.

D: Quali sono attualmente le maggiori attività relative all’associazione?

R:Sicuramente le attività che ho sempre perorato anche prima del 2016: l’andare in centri educativi come le scuole per la diffusione del tema, l’ascolto delle vittime, infatti non ci occupiamo solo di donne, ma anche di uomini che possano subire violenze, persino la difesa degli animali; ultimamente ad esempio seguiamo vicende legate al contrasto del bullismo e cyber bullismo, insegnando sani valori ad essi e in più la partecipazione al progetto “Arte in genere” visitando in sede, la nota “stanza dell’ascolto“.

D: Sicuramente la vostra realtà ha seminato e ottenuto tanto in questi anni, ma quali saranno i prossimi obiettivi?

R:Sì confesso che è vero: abbiamo realizzato tanto in questi anni, ma è arrivato il momento di ragionare qualcosa di ancora più grande come potrebbe essere una mega struttura per aiutare le vittime a trovare un lavoro, perché spesso è la circostanza economica che non “convince” le vittime alla denuncia, all’insegna di sconfiggere i limiti strutturali, soltando sognando si può avvicinare l’utopia, anche se ci rendiamo benissimo conto che esistono però due fattori da “aggirare” per aumentare i prossimi step: economia e burocrazia, ma confidiamo nelle nostre capacità“.

Mostra di più

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio