Il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo è sempre più vicino, ultimo l’evento svolto al Palazzo della Regione di via Beato Bernardo a Catania “Separazione delle carriere? NO!”, a motivare la possibile scelta referendaria sul “no”, con moderatrice ed introduttrice dello stesso la deputata regionale catanese Ersilia Saverino, alla presenza di relatori come il già docente di Diritto penale dell’ateneo catanese Giovanni Grasso, il già presidente del Tribunale di Catania Francesco Mannino, l’avvocatessa ed esperta di Diritto penale Francesca Ronsisvalle, il procuratore aggiunto del Tribunale catanese Fabio Ignazio Luigi Scavone e il Gip dello stesso Tribunale Ottavio Grasso.

Le dichiarazioni dei protagonisti
“Tra pochi giorni saremo chiamati a votare non su una riforma della giustizia, come propagandisticamente vogliono farci credere, ma solo su alcune norme costituzionali che riguardano il funzionamento della Magistratura” – sottolinea Ersilia Saverino – “Sul funzionamento della giustizia sono già state introdotte sostanziali modifiche e, per farlo, non c’è stato bisogno di ricorrere al referendum confermativo, perché non veniva modificato alcun articolo della Costituzione. L’obiettivo del Governo oggi non è quello di rendere più veloce, più efficiente e più giusto il sistema giudiziario, come alcuni dei suoi esponenti candidamente ammettono” – prosegue Ersilia Saverino – “in realtà vogliono, per dirlo con chiarezza, cominciare a introdurre il controllo politico del Governo sulla giustizia e sulla Magistratura“.
Ha preso la parola il già presidente del Tribunale di Catania Francesco Mannino, che ha sottolineato:
“In questi ultimi tempi abbiamo visto come la politica, di qualsiasi colore, sia insofferente ai controlli della magistratura, della Corte dei Conti o anche del Tar. La magistratura deve controllare che siano rispettate le regole della democrazia e la politica che sostiene questa riforma costituzionale vuole modificare un sistema disciplinare che rischia di intimidire proprio i magistrati. Siamo preoccupati, ma c’è tempo e modo per fermare tutto questo: occorre una presa di coscienza ben definita dei cittadini“.
Il procuratore aggiunto del Tribunale catanese Fabio Ignazio Luigi Scavone ha dichiarato:
“Prendo la parola con entusiasmo perché la misura è colma per una situazione che continua a dipingerci come il cancro della società. Ridurre il tema della giustizia a una partita di calcio è qualcosa che si commenta da sé. Ci sono tanti problemi strutturali e procedurali urgenti, ma sembra quasi che tutto ruoti intorno alla separazione dei magistrati, ovvero alla soluzione per tutti i mali del paese“.
“Sono qui a difendere il “NO” e il nostro diritto a essere giudicati da giudici liberi da condizionamenti politici” – ribadisce l’avvocata ed esperta di Diritto penale Francesca Ronsisvalle – “Questa riforma è una minaccia allo Stato di diritto e non possiamo accettare che i giudici possano subire attacchi disciplinari per aver svolto il proprio lavoro. Questa riforma è una rivoltella carica sul tavolo di questo Governo: bisogna votare “No”, perché la nostra Costituzione è sacra“.



