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Sport nel territorio catanese ed etneo, la parola a Vito Palumbo

La stagione sportiva per le società catanesi ed etnee è volta praticamente al termine (salvo gli sport “ad anno solare”), e come ogni fine stagione nascono delle riflessioni, riflessioni che sono state poste anche ad adetti ai lavori, in questo caso ad esempio al dirigente calcistico Vito Palumbo (attualmente direttore generale all’Ssd Mascalucia Calcio a 5, già in passato al Paternò Calcio dove ha anche vinto la Coppa Italia Dilettanti, piuttosto che la Consulta dello Sport paternese) che ha risposto a degli interrogativi sul tema.

L’intervista a Vito Palumbo

Domanda: Perché in Sicilia non si riesce spesso a realizzare progetti sportivi simili ad altre regioni italiane?

Risposta: “Quando si affronta questo tema è importante evitare luoghi comuni. La Sicilia non è un territorio con meno passione o meno talento rispetto ad altre regioni italiane; anzi, sotto questo punto di vista possiede risorse straordinarie. La vera differenza sta nella capacità di trasformare queste risorse in un sistema stabile e duraturo. Troppo spesso i progetti sportivi nascono grazie alla volontà e al sacrificio di singole persone o imprenditori, ma faticano a consolidarsi nel tempo perché manca una struttura organizzativa che garantisca continuità. In molte realtà del Centro e del Nord, invece, si è sviluppata negli anni una rete di collaborazione tra istituzioni, imprese, scuole, università e società sportive che permette ai progetti di crescere indipendentemente dalle persone che li hanno avviati. A questo si aggiungono alcune criticità come la carenza di impianti moderni, un mercato imprenditoriale mediamente meno ampio e una cultura manageriale che, in alcuni casi, è ancora troppo orientata al risultato immediato piuttosto che alla programmazione. La vera sfida, quindi, non è creare entusiasmo, perché quello esiste già, ma costruire organizzazioni solide, sostenibili e capaci di guardare al lungo periodo“.

D: I pregi e i limiti del territorio catanese ed etneo per sviluppare un solido progetto sportivo quali sono?

    R: “Il territorio catanese ed etneo possiede caratteristiche che poche altre realtà possono vantare. Innanzitutto, dispone di un bacino di popolazione importante, di una forte identità culturale e di una passione sportiva che coinvolge intere comunità. Inoltre, il clima favorevole permette di svolgere attività sportive praticamente durante tutto l’anno, mentre la presenza del mare, della montagna e dell’Etna offre opportunità uniche sia per gli sport tradizionali sia per quelli outdoor. Un altro elemento strategico è la presenza dell’università, che può rappresentare un partner fondamentale per la formazione, la ricerca, la medicina dello sport e l’innovazione gestionale. Tutto questo rende il territorio estremamente attrattivo anche per eventi sportivi nazionali e internazionali. Naturalmente esistono anche dei limiti. Molti impianti necessitano di interventi di riqualificazione, i collegamenti possono essere migliorati e spesso le realtà sportive lavorano in maniera isolata, senza sviluppare vere sinergie. Inoltre, la difficoltà nel coinvolgere stabilmente il tessuto imprenditoriale limita gli investimenti di lungo periodo. Credo però che questi limiti possano diventare delle opportunità. Se si riuscisse a creare una rete stabile tra amministrazioni, imprese, università e società sportive, il territorio etneo potrebbe diventare uno dei principali poli sportivi del Sud Italia“.

    D: Quali potrebbero essere su scala locale i modelli vincenti di sport maschile e femminile?

      R: “Se osserviamo le realtà sportive che hanno ottenuto risultati importanti, ci accorgiamo che il successo non dipende quasi mai esclusivamente dalle risorse economiche. I modelli che funzionano sono quelli che investono nelle persone, nella formazione e nell’identità. Nel settore maschile, le società più solide sono quelle che hanno sviluppato un settore giovanile di qualità, una governance stabile e una programmazione pluriennale. Non inseguono soltanto il risultato sportivo, ma costruiscono un’organizzazione capace di creare valore anche fuori dal campo, coinvolgendo famiglie, sponsor, scuole e territorio. Nel settore femminile vedo un potenziale ancora più grande. Lo sport femminile rappresenta oggi uno dei principali motori di crescita del movimento sportivo italiano. Le società che investono nella formazione tecnica, nella valorizzazione delle atlete e nei rapporti con il mondo scolastico stanno dimostrando che è possibile costruire progetti sostenibili e competitivi. In generale, credo che il modello vincente sia quello che mette al centro la persona prima ancora dell’atleta. Quando una società diventa un punto di riferimento educativo e sociale per il territorio, i risultati sportivi arrivano con maggiore continuità“.

      D: Quali sono le peculiarità principali per mettere radici tra sport e territorio?

        “Uno dei principali obiettivi di una società sportiva dovrebbe essere quello di diventare parte integrante della comunità. Lo sport non può essere vissuto soltanto come competizione, ma deve trasformarsi in uno strumento di crescita sociale, educativa e culturale. Per riuscirci servono alcuni elementi fondamentali. Prima di tutto, una forte identità territoriale: le persone devono riconoscersi nei valori della società e sentirla come un patrimonio della comunità. Poi serve investire nei giovani, nella formazione dei tecnici e dei dirigenti, perché il capitale umano rappresenta la vera ricchezza di ogni organizzazione. È altrettanto importante costruire una sostenibilità economica che non dipenda esclusivamente da un singolo finanziatore, ma da una rete di imprese e partner che condividano il progetto. Infine, occorre creare relazioni stabili con scuole, università, associazioni e istituzioni, perché oggi nessuna società sportiva può crescere da sola. A mio avviso, il vero successo di un progetto sportivo non si misura soltanto con i trofei conquistati, ma con la capacità di lasciare un’eredità positiva al territorio: formare giovani, creare opportunità, generare senso di appartenenza e contribuire allo sviluppo della comunità. È questa la differenza tra una squadra che partecipa a un campionato e una società che diventa un punto di riferimento per il proprio territorio“.

        FOTO DI REPERTORIO