Dalla scuola all’università, dal Mezzogiorno all’Europa: il giovane catanese intervenuto alla Leopolda 14 parla di ricambio della classe dirigente, lavoro, Sud e futuro. «La nostra generazione non chiede di essere aspettata. Chiede di essere messa alla prova».
Chi è Nourdine Scarabelli
Nourdine Tbibi Scarabelli, giovane catanese impegnato tra politica, università e rappresentanza studentesca, alla Leopolda 14 ha portato al centro del dibattito una domanda che attraversa ormai tutta la politica italiana: quanto è realmente disposto il Paese a lasciare spazio alla nuova generazione?
Il suo percorso nasce infatti dal mondo della scuola e della rappresentanza studentesca. A Catania è stato rappresentante d’istituto e di consulta al Duca degli Abruzzi, esperienza che gli ha permesso di conoscere da vicino i problemi quotidiani degli studenti e il rapporto tra istituzioni, scuola e territorio. All’Università di Catania ha continuato a lavorare nell’associazionismo universitario e territoriale, contribuendo alla costruzione di nuove realtà e iniziative rivolte agli studenti e al rapporto tra Ateneo e città
«Una classe dirigente deve sapersi rinnovare», ha detto davanti alla platea, precisando però di non voler ridurre il tema a una semplice questione anagrafica. Per Scarabelli, infatti, non basta essere giovani per rappresentare il nuovo: servono studio, competenza, capacità e risultati. Ed è anche da questa impostazione che nasce il suo impegno nel Mezzogiorno all’interno di Generazione Europa, realtà nella quale ricopre il ruolo di responsabile per il Sud e attraverso la quale sta lavorando alla costruzione di iniziative dedicate ai giovani meridionali e al rapporto tra Mezzogiorno, Mediterraneo ed Europa. Un’attività che lo ha portato a lavorare all’organizzazione di appuntamenti e momenti di confronto a Catania e Napoli, coinvolgendo giovani, amministratori, rappresentanti istituzionali, professionisti, giornalisti e realtà imprenditoriali. 
Il tema dell’intervento
Nel suo intervento Scarabelli ha parlato di infrastrutture, sanità, università, imprese, collegamenti e lavoro. Ma soprattutto ha provato a cambiare il paradigma con cui troppo spesso viene raccontato il Mezzogiorno. «Il Sud non chiede di essere mantenuto. Chiede di poter crescere». La Sicilia, nella sua visione, non è soltanto una terra da sostenere attraverso trasferimenti e politiche emergenziali. Deve diventare una parte produttiva e strategica dell’Italia, valorizzando la propria posizione nel Mediterraneo, le università, i porti, il turismo, l’agricoltura, l’energia e soprattutto il capitale umano.
Ma il punto più politico arriva quando parla dei giovani. «Partire dovrebbe essere un’opportunità. Non una necessità». È una delle immagini più forti del discorso. Perché dietro la fuga dei giovani dal Mezzogiorno non vede soltanto un fenomeno demografico, ma una questione di libertà. La libertà di poter scegliere se partire o restare. Il lavoro, i salari e una politica meno autoreferenziale e soprattutto c’è un concetto che ritorna più volte: i giovani non devono essere utilizzati come decorazione della politica, ma devono diventare parte della sua classe dirigente. A soli 19 anni, il percorso di Scarabelli si muove dunque su più livelli: dalla rappresentanza studentesca all’associazionismo universitario, dalle iniziative territoriali al lavoro sul Mezzogiorno, dai progetti europei al confronto con esponenti delle istituzioni e della politica nazionale.
E quello di Nourdine Tbibi Scarabelli è un profilo che, partendo da Catania, sta cercando di costruire una dimensione politica sempre più ampia.La sfida, adesso, sarà trasformare l’energia, la preparazione e l’ambizione di questi primi anni in una presenza politica capace di lasciare un segno.



