Questi giorni natalizi, come un po’ succede anche durante quelli pasquali, piuttosto che durante alcune ricorrenze tradizionali della società attuale, si è soliti scambiarsi i tradizionali “auguri” che se da un lato sono sicuramente una tradizione positiva originaria soprattutto dall’aspetto religioso cattolico che intravede i percorsi di Gesù Cristo (Natività o anno nuovo nel Natale, Passione, Morte, Risurrezione nella Pasqua), ma che nel corso degli ultimi decenni hanno preso una direzione abbastanza “sganciata” dal discorso spirituale dall’altro lato.


Le origini degli auguri
Gli auguri se si procede in maniera profonda nel corso della storia risalgono a migliaia di anni fa, prima della nascita di Cristo: nel mondo etrusco e romano era presente “l’àugure“, un sacerdote che aveva la missione di interpretare la volontà degli dei ad esempio con il volo degli uccelli, che a seconda di come essi si muovevano determinavano un presunto destino, in un misto tra mito e storia.


Andando in tempi più recenti l’idea di auguri si è avvicinata sempre di più a quella odierna: ad esempio nel XV secolo in Germania si ha testimonianza delle Andachtsbilder (delle cartoline con figure votive) in augurio dell’anno nuovo, piuttosto che nei Paesi Bassi con i sanctjes (santini in Italiano), si dovrà comunque arrivare alle classiche cartoline natalizie nel XIX secolo tra Natale e San Valentino in Regno Unito, moda che nel corso dei decenni è cresciuta sempre di più, dal mondo anglosassone fino a buona parte del cosiddetto Occidente, spopolando ancor di più nel XX secolo.


L’avvento della tecnologia: internet e social networks
Con il finire del XX secolo e l’entrata nel XXI la tradizione degli auguri ha preso una piega ben lontana dalle genuine tradizioni descritte in parte precedentemente: con l’avvento di programmi di messaggistica istantanea via internet per poi avere come step finale l’utilizzo dei social networks, tutto ciò è diventato più semplice e al tempo stesso anche più meccanico nel suo svolgimento, come racconta un cittadino in questi giorni spiegando che “capita di ricevere messaggi di auguri per Natale, Capodanno, Pasqua, piuttosto che altre ricorrenze persino da persone che quando capita di incontrarle per strada nemmeno porgono il saluto, quindi di ritenere spesso inutili gli auguri in quanto non sentiti e ritenuti sinceri“, così come in maniera analitica e filosofica ci sarebbe da porsi i seguenti interrogativi: “Cosa realmente auguriamo?”, “Perché agiamo così?“, “Cosa pensano i riceventi?“, “Forse sarebbe meglio restringere il numero di persone a cui fare gli auguri?” e così via. Frase emblematica della parziale coscienza popolare sul tema è la cosiddetta “A te e famiglia” che tenta di dare un effetto maggiormente satirico, proprio per motivare l’aspetto potenzialmente banale delle repliche a questi messaggi definibili delle “catene di Sant’Antonio“.
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