Segnalazioni sulla sicurezza stradale nel quartiere catanese di Barriera in via Riccardo Quartararo strada in cui ha anche sede una scuola pubblica: l’arteria cittadina, caratterizzata da una carreggiata particolarmente stretta, si configura come un vero e proprio imbuto: la strada è infatti cieca e termina con un cancello che delimita una proprietà privata, rendendo completamente assenti le necessarie vie di fuga in caso di emergenza; la segnalazione arriva direttamente dalla consigliera del II Municipio Valentina Milici insieme al già consigliere comunale e vicepresidente attuale di Catania Rete Gas Massimo Tempio, i quali incontreranno nei prossimi giorni il primo cittadino catanese.
Le dichiarazioni degli amministratori
“Questa condizione rende materialmente impossibile il transito e l’accesso dei mezzi di soccorso, come i camion dei Vigili del Fuoco o le autoambulanze – afferma la consigliera Valentina Milici – che non riuscirebbero a raggiungere gli edifici circostanti in tempo utile in caso di incendio, terremoto o malore improvviso. Alcuni abitanti della zona, in primis Francesco racconta come ogni mattina, dal lunedì al venerdì, precisamente dalle 07:30 alle 09:00 e dalle 12:30 alle 14:00 via Quartararo, diventa ostaggio delle auto in doppia fila tra disagi, liti animate e scene di inciviltà sotto gli occhi dei bambini”.
“Volevo ricordare che proprio il dottor Tempio Massimo – che fu presidente della Municipalità per ben otto anni – risolse il problema in maniera strategica – racconta Claudia Agata, genitore di un’alunna della scuola limitrofa – tramite l’apertura della bretella che collegava la via Quartararo alla via Paratore, grazie anche all’intervento dell’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini”.
“Non possiamo aspettare che si verifichi una tragedia per intervenire – ribadisce Massimo Tempio – perché la combinazione tra una strada senza uscita, la totale mancanza di vie di fuga e il blocco della carreggiata causato dalle auto, rappresenta un pericolo oggettivo e inaccettabile per l’incolumità anche dei nostri figli che frequentano la scuola: le istituzioni hanno il dovere di non voltarsi dall’altra parte”.



