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La Coldiretti Siciliana protesta a Palermo.

Si è colorata di giallo per un giorno la città di Palermo, i colori della Coldiretti che è scesa in piazza partendo da piazza Marina attraversando la città sino a piazza Indipendenza, dinnanzi la sede  della presidenza della Regione Siciliana.

Gli agricoltori provenienti da tutte le nove province della Sicilia protestano contro i ritardi e la burocrazia della Regione Siciliana nella gestione del Programma di Sviluppo Rurale e le normative che governano il settore dell’Agricoltura nella nostra regione e per i gli sprechi nei consorzi di bonifica, carrozzoni inutili.

A fianco della Coldiretti tanti sindaci e amministratori locali con i rispettivi gonfaloni dei loro comuni, accanto agli agricoltori e ai propri concittadini.

In piazza indipendenza davanti alla sede della Presidenza della Regione Siciliana è stato allestito un grande palco dove si sono alternati i leader nazionale e regionali della Confederazione.

Francesco Ferreri, presidente Coldiretti Sicilia ha chiesto alla Presidenza della Regione un confronto chiaro su alcuni punti ritenuti strategici.

Tra questi il finanziamento per giovani agricoltori. Diceva tra l’altro Ferreri: “Non è giusto che un giovane che ha tutte le carte in regola per lavorare in agricoltura a distanza di anni non riceva ancora l’aiuto. Nell’ultimo anno più di 150 giovani in attesa del PSR hanno lasciato le campagne dove avevano già iniziato a lavorare perché stanchi di aspettare. Oggi, qui – ha concluso Francesco Ferreri – ci sono le grandi aziende agricole, le medie, le piccole. Ci sono i giovani, le donne. Ci sono intere famiglie che sono venute a dire che non è più possibile fare agricoltura in questo modo”.

Massimo Piacentino, delegato Coldiretti Giovani Impresa Sicilia ha ulteriormente ribadito come fra i tanti esempi di lentezza della burocrazia della regione riguarda la misura di “primo insediamento”, afferma infatti che “nel 2017 sono state presentate più di 4600 istanze e ad oggi, a distanza di tre anni, non c’è un solo giovane imprenditore che abbia potuto fruire di un finanziamento operativo. Questo significa cancellare sogni, imprese, posti di lavoro e rinunciare ad un’economia più solida per la nostra Sicilia”.

Il presidente della Regione On. Nello Musumeci, assieme all’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera e al dirigente generale Dario Cartabellotta, hanno ricevuto a Palazzo d’Orleans una rappresentanza della Coldiretti, tra cui il presidente nazionale Ettore Prandini e il presidente regionale Francesco Ferreri.

Il presidente Musumeci ha raccontato delle attività del governo siciliano svolte in questi due anni di mandato e ha dichiarato che “Ci vorranno almeno tre lustri per rendere la nostra agricoltura competitiva al pari delle altre Regioni italiane. L’importante era avviare un nuovo corso e lo abbiamo già fatto. Auspico un clima di serenità nel confronto con la Coldiretti, così come c’è con tutte le altre organizzazioni di categoria”.

Insoddisfatta la Coldiretti che ribadisce attraverso il suo presidente nazionale Ettore Prandini: “Nel confronto con Musumeci è venuto fuori che passeranno tanti anni affinché vi sia un cambiamento riguardo la possibile soluzione alle problematiche che vanno dalla zootecnia, alla viabilità, al sistema irriguo.

Questo non si può per nulla accettare, se non verranno utilizzati per tempo i fondi europei, la Sicilia rischia di non poterne avere più.

Fortunatamente gli aiuti dell’Unione Europea ci sono ma purtroppo rimangono nei cassetti della Regione e questo non è per niente accettabile.

Altro capitolo dice Ferreri è quello della mancanza di infrastrutture, ogni temporale dissesta la viabilità interna isolando le aziende. Manca poi un vero piano per mitigare gli effetti degli incendi estivi e non c’è nessuna programmazione per iniziare a verificare quali possano essere le azioni per attenuare gli effetti del cambiamento climatico. Infine l’attività agricola contribuisce alla difesa del territorio perché attenua i fenomeni di erosione.

Una situazione assurda perché questa terra ha bisogno di investimenti, di strade, della possibilità di essere alla pari delle altre regioni d’Italia.

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