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AL COVID PIACE MANGIARE, ANDARE ALLE SUPERIORI E LA DOMENICA ANCHE AI CENTRI COMMERCIALI SOLO DOPO LE 14.00

Se dovessimo pensare al Covid-19 come una persona in carne ed ossa lo immagineremo come un grasso studente delle superiori a cui piace mangiare tanto, bere alcolici la sera, a cui piace spendere presso i Centri Commerciali la domenica pomeriggio. Il lunedì va a scuola alle superiori, data l’età giovane, mentre la sera lo troviamo a praticare palestra, piscina o calcio per cercare di smaltire il proprio peso.

Questa sarebbe un’ipotetica descrizione, un’identikit che più si avvicina alle limitazioni che ci vengono imposte dal Governo.

Quindi, dalla descrizione possiamo evincere come bar e ristoranti siano più a rischio, non importa se siano contingentati o che venga ridotta del 50% la capienza interna. Si è a rischio dopo le 18.00 pure a prendere un caffè al bancone, a bere una birra soli seduti su di una panchina in piazza dopo le 21.00; anche se in questo periodo non è così tanto facile causa temperature rigide.

Restrizioni, delimitazioni che hanno orari ben precisi perché questo essere avrà delle abitudini già ben salde. Pensiamo ai Centri Commerciali con la chiusura domenicale a partire dalle 14.00, dopo una settimana piena di studio ed impegni, Mr. Covid, magari si alza tardi e a fare un giro tra i negozi solo sul tardo pomeriggio; per acquistare qualche videogame o qualche capo di abbigliamento che va di moda.

Da lunedì lo troviamo rigorosamente a scuola, alle superiori, alunno modello, dove adesso troverà difficoltà a trovare gente perché vi è la DAD al 75% attiva e la classe sarà quindi vuota. Fortunatamente non è più giovane perché medie ed elementari, così come le materne non chiuderanno e avranno la possibilità di continuare con i potenziali assembramenti perché tanto lì Mr.Covid non ci va, dato che in quelle ore di didattica è impegnato con lo studio a distanza.

Dicevamo fortunatamente perché le scuole materne, elementari e medie sono elementi indirettamente trainanti dell’economia italiana perché i lavoratori hanno l’opportunità di lasciare i propri figli in un luogo sicuro per poter andare in tutta tranquillità a svolgere il proprio orario di lavoro. Certo, qualcuno si nasconde dietro il dito della cultura e della libertà del bambino di stare a “contatto” col coetaneo e forse in questi momenti, evidenziamo il purtroppo, sarebbe stato meglio evitare questi “contatti” o meglio ridurli drasticamente perché non ci scordiamo che ogni bimbo rappresenta lo stato di salute della propria famiglia ed il rischio è grande.

La confusione è tanta, ma la speranza è che possiamo affrontare tutto con consapevolezza e prevenzione, a prescindere dalla mortalità più o meno alta di questo virus perché sfido io chi è che voglia beccarsi anche solo un raffreddore in questo periodo!

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