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FESTESant'Agata

Agata è libertà, è coraggio, è vita! “Cittadini! Evviva Sant’Agata”

Sant’Agata non è soltanto una storia di fede, di devozione, di tradizione. Non è solo una vicenda di martirio, di supplizio, di sofferenza. Non è tanto un fatto di femminicidio ante litteram.

La storia di Sant’Agata è soprattutto un racconto di libertà. Un racconto di coraggio. Un racconto di vita.

Ad Agata bisogna togliere la corona regale, l’aureola della santità, la dimensione divina, sovrannaturale, per renderla più umana, naturale, comune.

Agata è una fanciulla di 14 anni, una ragazza della porta accanto, una vicina di casa, un’amica, una compagna di giochi, che un bel mattino ha il coraggio di scegliere, di iniziare un cammino, di decidere della propria vita, del proprio futuro, con convinzione, con determinazione, con serenità.

Quindi, va “restituita” ad Agata una dimensione laica, e appunto per questo sorprendente, stupenda, unica.

Agata, con la sua scelta, con la sua vita, esprime pienamente la sua personalità, il suo pensiero, i suoi valori, contro tutto e contro tutti, con radicalità, fino alle estreme conseguenze, fino al rischio della propria vita. Fino a perdere la vita. E la sua vita comune, regolare, normale, diventa straordinaria, eccezionale, originale, appunto perché risoluta, totale, radicale. Agata, la ragazza, la figlia, l’amica, diventa santa, diventa un gigante della fede, un modello per tutti, un esempio da seguire. Per sempre. Agata incarna ed esprime pienamente, un’idea laica e moderna, sincera, credibile, viva.

Forse, anche lei avrebbe detto: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire partecipare. Chi vive veramente non può non essere cittadino partecipe. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Io partecipo, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo.

Io vivo, partecipo. Perciò odio chi non partecipa, odio gli indifferenti”.

Come scrisse Antonio Gramsci, tanti secoli dopo.

Per questo amiamo Agata.

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