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“MAI LASCIARSI SEDURRE DAL PROIBITO, MAI DIALOGARE COL DIAVOLO!”

“Mai dialogare con il diavolo. Non c’è dialogo possibile”, ha detto Papa Francesco nell’Angelus della prima domenica di Quaresima. Può l’uomo dialogare con il diavolo? E’ possibile parlare con il diavolo? Può esserci un confronto tra il bene e il male? Possono incontrarsi? Possono dialogare?

Dialogare è un atto di grande umanità e di profonda umiltà. Presuppone un’apertura mentale e culturale, una predisposizione ad aprirsi all’altro, ad accettare il confronto, ad ascoltare, a sentire, a ragionare, a raffrontarsi e a confrontarsi con le ragioni dell’altro. Dialogare è mettersi alla pari con l’altro, sullo stesso livello, comparare le idee, i pensieri, i ragionamenti. Con calma, disponibilità, umiltà, sincerità, onestà intellettuale, senza infingimenti, senza nascondimenti, senza pregiudizi e preconcetti, senza ostacoli  barriere. Ma anche con lealtà, libertà, responsabilità.

Dialogare è mettersi in gioco, accettare le regole, rischiare di “perdere” o anche di lasciarsi “sedurre”. Perché nel dialogo “qualcosa di te rimane nell’altro, e qualcosa dell’altro rimane in te”. Sempre. Se è un vero dialogo.

Dialogare è anche tentare, provare, sperimentare a condividere idee, progetti, sogni, speranze. Parlare è un “luogo” privilegiato di confronto, di crescita personale, di arricchimento culturale.

Parlare è logos, termine greco che significa “scegliere, raccontare, enumerare, parlare, pensare”, e nella lingua originaria assume anche altri e molteplici significati: “stima, studio, apprezzamento, relazione, legame, proporzione, misura, ragion d’essere, causa, spiegazione, frase, enunciato, definizione, argomento, ragionamento, ragione, disegno”.

Il filosofo Martin Heidegger sosteneva che nella lingua greca antica i verbi parlare, dire, raccontare si riferivano non solo al sostantivo corrispondente “logos” ma anche al verbo “leghein” che significava anche conservare, raccogliere, accogliere ciò che viene detto e quindi ascoltare.

E quindi, mi chiedo, è possibile dialogare con il diavolo? E’ immaginabile un dialogo tra il bene e il male? Ha ragione papa Francesco quando afferma che non può esistere nessun confronto possibile con il diavolo, con il male?

Ma, poi, cos’è il male? Nel suo interessante saggio “Breve discorso sul male”, pubblicato nel 2016, sul sito giuseppemotta.it, il sociologo Giuseppe Motta lascia intendere che il male è un concetto relativo e cambia significato e natura se viene inteso dal punto di vista religioso, filosofico, psicologico, giuridico o sociale, e che va “valutato sempre in un contesto di relazioni con se stessi, con la società e con l’ambiente (naturale e/o artificiale) in cui l’uomo vive. E si potrebbero evidenziare tre livelli in cui a determinate relazioni corrispondono diverse concezioni del Male: quello individuale, quello sociale, e quello puramente teorico, relativo all’umanità intesa in senso ampio”. E alla fine, sempre nel suo saggio, Motta afferma: “In realtà è l’uomo che fa il Bene e il Male, con la responsabilità assoluta che gli viene dal libero arbitrio, tutto il resto rappresenta una mera speculazione filosofica tipica delle religioni che mirano a privare l’uomo dal “grave fardello” della suprema libertà”.

No, quindi, nessuna vicinanza con il male, nessun dialogo possibile con il diavolo. Fosse solo per una sorta di impossibilità comunicazionale, una incapacità di ascoltarsi, di comprendersi, di instaurare un contraddittorio. Fosse solo per un improbabile e improponibile “luogo” di incontro e di scontro. Una incomunicabilità morale assoluta, oltre che linguistica, fisica e culturale. O forse è proprio l’uomo, il suo corpo, la sua natura e la sua libertà, il vero “terreno” di “confronto”, di incontro e di scontro dell’eterna lotta tra il Bene e il Male, tra Dio e il diavolo?

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