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Catania, inaugurato il progetto “Moda Operandi”: sartoria sociale e hub d’inclusione

Parte a Catania il del progetto “Moda Operandi“, una sartoria sociale e hub d’inclusione inaugurato in via Pietra dell’Ova all’interno di una palazzina confiscata alla mafia.

Un alloggio nella sede di via Pietra dell’Ova

In cosa consiste il progetto

Finanziata con i fondi comunitari Pon Metro Plus 21/27 nell’ambito del “Progetto Scia” promosso dall’amministrazione comunale catanese, la struttura è stata completamente riqualificata, rifinita e arredata per accogliere donne che vivono ai margini, con particolare attenzione a migranti e vittime di violenza, tratta o sfruttamento; l’iniziativa punta ad accompagnare trenta donne, dieci per ogni anno, e a favorire la nascita di un massimo di dieci nuove imprese, lasciando sul territorio un modello di inserimento replicabile. Il percorso prevede un corso di taglio e cucito di 120 ore, laboratori creativi e un programma di supporto alla creazione d’impresa gestito da esperti, oltre a un’area giochi per minori a supporto delle madri partecipanti.

Una stanza del laboratorio di sartoria

Le dichiarazioni dei protagonisti

Come ha sottolineato il primo cittadino catanese Enrico Trantino, “restituire alla collettività un immobile sottratto alla criminalità organizzata, trasformandolo in un presidio di legalità e lavoro, è la risposta più forte che le istituzioni possano dare, dimostrando che la rinascita di una comunità passa dal sostegno concreto a chi ha più sofferto, offrendo non assistenzialismo, ma gli strumenti per costruire un futuro libero e autonomo, in sinergia tra pubblico e privato nell’interesse della protezione delle fasce deboli della popolazione e lo sviluppo integrato sul territorio”.

Proprio l’assessore comunale Serena Spoto ha evidenziato come l’apertura di questo spazio di libertà nasca per dare a donne che hanno conosciuto la violenza o l’emarginazione uno strumento concreto di riscatto, spiegando che “prima ancora che un percorso professionale, questo deve essere un luogo protetto dove sentirsi al riparo, poiché solo dall’indipendenza economica si può arrivare a liberarsi da soprusi e dipendenze”.

A questo proposito, il presidente di Penelope, Giuseppe Bucalo, ha ricordato che “la co – progettazione valorizza l’esperienza dell’associazione nel contrasto alla tratta e alla violenza di genere, proponendo un modello di casa laboratorio co – gestita incentrato sul lavoro fra pari e sull’auto mutuo aiuto, affinché le donne coinvolte non siano più oggetto di interventi, ma soggetti attive di diritti e cittadinanza”.

Sulla stessa linea, la vicepresidente di Cna Catania, Luana Meli, ha rimarcato che “solo una rete stabile tra istituzioni, terzo settore e sistema imprenditoriale può incidere sulle cause della marginalità, mettendo a disposizione lo sportello dell’associazione per trasformare il talento e le competenze di queste donne in opportunità concrete di impresa e autonomia economica”.

Infine, il segretario provinciale di Cisal Catania, Giovanni Lo Schiavo, ha espresso un plauso all’amministrazione e all’assessore Serena Spoto per questa “lodevole iniziativa a sostegno delle fasce più deboli ed esposte alle disuguaglianze, un passo concreto verso la reale emancipazione femminile”.