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Ambiente. Covid-19 e inquinamento, studiata la correlazione

È stato pubblicato, recentemente, uno studio a cura dell’ARPAV, Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto per la valutazione degli effetti sulla qualità dell’aria dovuti ai provvedimenti di restrizione conseguenti all’emergenza COVID-19.

In particolare è stato osservato come prima del lockdown la concentrazione di NO2 (biossido di azoto) sia stata in linea con gli anni precedenti, con picchi in corrispondenza agli episodi di accumulo, a seguito di condizioni meteorologiche di stabilità atmosferica. A partire, poi dal 23 febbraio, data dalla quale è iniziata la chiusura delle scuole, le concentrazioni giornaliere si sono ridotte in tutte le stazioni di fondo dei capoluoghi.

In particolare sono stati analizzate le concentrazioni di NO2 (biossido di azoto) e di PM10 (particolato).

Il parametro NO2 ha un’origine sia primaria che secondaria. Si forma dall’ossidazione del monossido di azoto (NO), inquinante primario prodotto direttamente nelle reazioni di combustione. L’NO si ossida rapidamente a NO2, specie più stabile che può permanere in atmosfera 4-5 giorni e diffondersi anche a distanza rispetto alle sorgenti emissive che l’hanno prodotta.

La principale sorgente di emissione di biossido di azoto è il traffico veicolare, ma tra le reazioni di combustione non dobbiamo dimenticare anche quelle derivanti dal riscaldamento domestico e più in generale da tutte le attività industriali.

Le concentrazioni giornaliere di PM10 (particolato atmosferico) sono state analizzate confrontando il mese di marzo 2020 con il “mese medio” di marzo (2016-2019). Tre le sorgenti emissive che più impattano sulle concentrazioni di questo inquinante si annoverano: il riscaldamento domestico, il traffico, l’agricoltura e gli allevamenti. Quindi, per quanto riguarda il PM10, la riduzione delle concentrazioni determinata dallo stop del traffico stradale, potrebbe essere stata controbilanciata dall’incremento dell’utilizzo del riscaldamento domestico.

L’analisi dei dati di qualità dell’aria evidenzia come nel mese di marzo 2020 la concentrazione giornaliera di NO2, rispetto a quella registrata nello stesso mese degli anni 2016-2019, è risultata inferiore in una percentuale variabile tra il 19% e il 50% rispetto ai diversi territori delle province interessate. Per quanto riguarda, invece, il particolato PM10 si è osservata una riduzione compresa tra il 22 e il 32% dei livelli di concentrazione.

L’analisi dei dati giornalieri è stata completata con la valutazione delle concentrazioni di monossido di azoto (NO), inquinante direttamente emesso dalle sorgenti emissive, principalmente dal traffico. Le riduzioni delle concentrazioni giornaliere osservate si attestano tra il 56 e il 73%.

La stima della variazione complessiva delle emissioni nei diversi settori, a marzo 2020 rispetto a marzo 2019, per effetto del lockdown ha messo in evidenza le riduzioni più consistenti nel settore “traffico”: fino all’80% per le auto e i veicoli leggeri nelle strade urbane ed extraurbane e fino all’85% nelle autostrade;

Sarà possibile “leggere” questo studio estendendone le conclusioni a tutto il territorio nazionale. In particolare le sensibili riduzioni di biossido di azoto e di particolato dovute alla riduzione del traffico veicolare relativo a veicoli leggeri dovranno farci riflettere sulla possibilità di migliorare la qualità della vita nelle nostre città a partire da una decisa riduzione del traffico veicolare.

Rinunciare agli spostamenti in auto o in moto? Oppure andare verso nuove forme di mobilità: bicicletta, monopattino, veicoli elettrici.

Certamente è una questione di cultura. Abbiamo sperimentato una qualità della vita nelle nostre città derivata dalla notevole riduzione di biossido di azoto e di particolato, quindi vivere meglio è possibile. Ma occorre anche una conversione delle nostre città che dovranno trovare spazi dedicati per le nuove forme di mobilità ad evitare che si abbia una minore incidenza delle concentrazioni di gas inquinanti nell’aria a fronte di maggiori incidenti dove ad avere la peggio sarebbero i ciclisti.

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