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Non ce n’è covid?

Eclatante è stata nel corso della trasmissione televisiva di “Live non è la D’Urso” della conduttrice Barbara d’Urso l’intervista ai bagnanti che hanno dichiarato che qui in Sicilia “Non ce n’è covid”.

“Non ce n’è covid”. Questa affermazione ripetuta più volte è diventata virale nei principali canali social ed ha persino ispirato una catena di distribuzione alimentare a sponsorizzare un noto prodotto parafrasando questa frase.

Forse la voglia di libertà, la voglia di tornare a vivere ci spinge ad esagerare certi atteggiamenti e a ignorare le disposizioni di distanziamento sociale, e questa frase detta sguaiatamente, in costume da bagno, stona con le immagini che ci hanno fortemente turbati qualche mese fa e che molti di noi hanno ancora impresse nella memoria: i camion dell’esercito che trasportavano le bare dei morti a causa del covid-19 fuori dalla Lombardia dove non c’era posto nei cimiteri.

Molti di noi hanno sperato che il tempo di emergenza covid-19, il lockdown, il tempo ritrovato a casa aiutassero gli italiani a capire cosa sia veramente importante ed essenziale nella vita.

Speravamo in tanti che in questa emergenza covid-19 aiutasse questo Paese a trovare una vera unità nazionale basata sulla solidarietà tra le persone. Ma niente o poco è rimasto di tutto questo.

Accanto alle persone che ancora soffrono per la mancanza di lavoro per poter assicurare il pane alle proprie famiglie il popolo festaiolo dei pub, delle serate, degli aperitivi si è svegliato scordandosi tutto.

Ma sotto sotto il virus c’è ancora.

Ieri 17 nuovi casi in Sicilia, nessun decesso.

Sempre ieri 230 nuovi contagi in Italia con 20 vittime.

Forse ancora dobbiamo stare all’erta e mantenere distanze e mascherine anche se, come giusto, tutte le attività devono riaprire per far ritornare alla normalità pre covid e per quanto possibile tutte o la maggior parte delle aziende produttive e commerciali del Paese.

Non possiamo, però, mettere a tacere quanti hanno perso la vita.

È di questi giorni lo sfogo di un infermiere postato sui social:

A Cremona, una delle zone più colpite dall’emergenza, torna la paura: “Qualcuno pensa non sia mai esistito, altri che sia un ‘invenzione delle case farmaceutiche…”.

“Ricominciano ad arrivare in reparto pazienti Covid gravi: il virus non è magicamente sparito!”

Non servono tanti preamboli. Quella di L.A., infermiere all’ospedale di Cremona, uno di quelli che per settimane è rimasto nella morsa del coronavirus nella fase più acuta dell’emergenza, è una testimonianza che parla da sola. L’invito è a rimanere tutti in guardia e a non abbassare la soglia d’attenzione.

Il monito dell’infermiere L.A.: “Tornano pazienti Covid gravi”

Egli ha pubblicato sui social un selfie scattato mentre era al lavoro alle 22 circa di qualche giorno fa. La foto fa vedere come in reparto hanno ricominciato a ricoverare pazienti COVID con gravi insufficienze respiratorie. Per ora la cosa è limitata, continua nel suo post L.A., non è come a febbraio o marzo o l’inizio di aprile, quando i COVID erano 30 su 30 in reparto più altrettanti ricoverati in altri reparti, quando su 30 pazienti 26 erano ventilati. Ma il Coronavirus non si è dimenticato di fare il suo lavoro, e da bravo virus fa quello che deve: infetta nuovi ospiti per sopravvivere. Niente di più e niente di meno.

Noi esseri umani, invece, dall’alto della nostra intelligenza ed evoluzione tecnologica e scientifica, facciamo finta che non esista, qualcuno pensa non sia mai esistito, altri che sia un’invenzione delle case farmaceutiche o di qualche altra fantomatica lobby segreta. Niente di tutto ciò dice L.A.. Il virus esiste, non è magicamente sparito, e sta mietendo ancora vittime in altre parti del mondo.

Da noi ha già dato, ma non sta scritto da nessuna parte che non possa ricominciare a farsi vivo, e, cosa più importante, continua L.A., il virus non lo sa che noi infermieri, medici, oss ed il resto del personale sanitario siamo distrutti da 3 mesi di lavoro intenso, fatto di paure, tensioni, preoccupazioni, emozioni intense e continuo contatto con la morte. E non gliene frega niente, al Coronavirus, di tutto ciò.

La maggior parte delle persone ormai pensa al mare, alla montagna, all’aperitivo con gli amici, alla gita del week end. Se qualcuno conosce una persona che ha perso uno dei suoi cari a causa del virus, provate a chiedere cosa ne pensa di tutto ciò, delle ferie, del fatto che ci sono dei forsennati che insistono nel continuare a dire di tenere la mascherina. Provate a chiedere e sentite cosa ne pensano.

Nel frattempo, ripete L.A., noi, operatori della sanità, continuiamo a fare quello che facciamo sempre, anche se adesso non siamo più eroi, angeli o qualunque altro titolo onorifico.

L’ultimo paziente della prima ondata è stato dimesso, dal nostro reparto, il 30 giugno scorso.

Non siamo più COVID free,ma poco importa. Spero che tutto ciò che è stato non si ripeta, ovviamente, ma nessuno ne può avere la certezza, e chi afferma il contrario a mio parere è un bugiardo clamoroso.

Su questo virus si sa molto poco, continua sempre L.A., e quel poco che sappiamo lo abbiamo imparato strada facendo e lo abbiamo pagato quasi 35000 (trentacinquemila) morti. Col senno di poi è facile parlare, soprattutto da parte di chi non era nei reparti a febbraio, marzo ed aprile. Ciò che abbiamo visto e vissuto in quel periodo non è spiegabile a parole. Solo chi c’era può capire: prima di tutto i pazienti (quelli che sono riusciti a sopravvivere), poi gli operatori sanitari e i parenti dei pazienti per quello che hanno passato, i lunghi periodi senza vedere i loro cari, le attese notturne di una telefonata che, per fortuna, nella maggior parte dei casi non è avvenuta.

Solo questi possono capire cosa è stato il COVID, tutti gli altri parlano per sentito dire o ripetono quello che stava scritto sui giornali o che ha ripetuto fino alla noia la TV.

Fa tristezza e rabbia allo stesso tempo che persone che non hanno la minima cognizione di causa si mettano a pontificare, a esprimere giudizi, a incolpare questo o quell’altro di crimini non meglio precisati. Tali personaggi farebbero meglio a tacere,a mio modo di vedere.

La stragrande maggioranza delle persone, conclude L.A., non si rende conto che il mondo sta vivendo un evento che resterà nei libri di storia, nel bene e nel male. Essere qui a scrivere questo post per me significa che sono riuscito a sopravvivere per raccontarlo, e per me è un fatto che a marzo non era scontato per niente. Ah, per informazione, io il COVID l’ho beccato (come molti altri colleghi), ho gli anticorpi ma non ho mai avuto sintomi. Ma, a dirla tutta, non mi sento affatto tranquillo anche se gli esami dicono che in teoria sarei immune. Proprio per il fatto che non sappiamo nulla su questo simpatico virus, e non ci sarà nessun professore che mi farà cambiare idea.

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