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Mario Draghi al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini

Lo scorso 18 Agosto il tradizionale meeting di Comunione e Liberazione di Rimini ha visto l’intervento di Mario Draghi.

L’ex Presidente della Banca Centrale Europea, ha paragonato la crisi che stiamo vivendo a causa della pandemia di coronavirus alla crisi finanziaria che dodici anni fa provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace.

Ma in questo periodo di crisi, ha proseguito Draghi, “Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

In questo tempo che viviamo vi sono opinioni differenti, ha proseguito Draghi: “alcuni ritengono che tutto tornerà come prima, altri vedono l’inizio di un profondo cambiamento. Probabilmente la realtà starà nel mezzo: in alcuni settori i cambiamenti non saranno sostanziali; in altri le tecnologie esistenti potranno essere rapidamente adattate. Altri ancora si espanderanno e cresceranno cambiando insieme alla nuova domanda e ai nuovi comportamenti imposti dalla pandemia. Ma per altri, un ritorno agli stessi livelli operativi che avevano nel periodo prima della pandemia, è quantomeno improbabile”.

Occorre, allora saper accettare la possibilità di un cambiamento con realismo e, fino a quando non vi sarà un rimedio, dobbiamo saperci adattare. Ma non possono essere rinnegati i nostri principi. Vengono in mente, allora, le parole della “preghiera per la serenità” di Karl Paul Reinhold Niebuhr che chiede al Signore: «Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capire la differenza».

Nel suo discorso Draghi ha poi ricordato tutte la cose che ha portato la crisi imposta dalla pandemia: l’incertezza, la crisi dell’occupazione, la paralisi dei consumi, la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento con lì interruzione di percorsi professionali ed educativi che hanno approfondito le diseguaglianze.

“Nel secondo trimestre del 2020, – ha continuato L’ex Presidente della BCE – l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale. La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate, interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare.”

Adesso occorrerà riformare l’esistente senza abbandonare i principi generali che in questi anni hanno guidato la Comunità Europea con le sue regole di responsabilità, ma anche di interdipendenza comune e di solidarietà.

“È probabile – ha continuato Draghi – che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e quando lo saranno certamente non lo saranno nella loro forma attuale”.

Imperativo assoluto è ritornare alla crescita dell’economia rispettando l’ambiente e senza umiliare la persona con politiche economiche sostenibili in modo da dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri.

Altro motivo di crescita sarà quello della protezione dell’ambiente, ripete Draghi “con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita” In più, continua “la digitalizzazione, imposta dal cambiamento delle nostre abitudini di lavoro, accelerata dalla pandemia, è destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società”.

Per fare questo passo di crescita occorrerà una maggiore credibilità delle politiche economiche a livello europeo, ma soprattutto nazionali.

E la strada per la crescita potrà essere trovata sicuramente se nella sua ricerca non siamo lasciati soli. “Dobbiamo – conclude Draghi – essere vicini ai giovani investendo nella loro preparazione. Solo allora, con la buona coscienza di chi assolve al proprio compito, potremo ricordare ai più giovani che il miglior modo per ritrovare la direzione del presente è disegnare il proprio futuro”.

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