Problemi di viabilità pedonale e non solo in viale Carmelo Rosano, considerato “la porta” del quartiere catanese di San Giorgio, in direzione di Librino, motivo per cui il già consigliere comunale Salvo Spadaro, ha manifestato le sue osservazioni per mezzo di una nota.
La nota di Salvo Spadaro
“Viale Carmelo Rosano rappresenta un collegamento fondamentale per i residenti di San Giorgio e Librino, ma da troppo tempo presenta problemi che non possono più essere ignorati gli alberi hanno invaso interi tratti dei marciapiedi, costringendo le persone a camminare direttamente sulla carreggiata, a pochi centimetri dalle automobili. Una condizione particolarmente pericolosa per anziani, bambini e persone con difficoltà motorie” – poi egli prosegue – “Non va meglio per i passaggi pedonali, molti dei quali risultano deteriorati o inutilizzabili da anni. In diversi punti, secondo quanto denunciato, l’unico intervento è stato il posizionamento di transenne per delimitare le zone maggiormente danneggiate. Una soluzione che, con il passare del tempo, ha assunto i contorni della normalità senza risolvere il problema. A destare ulteriore preoccupazione è il tratto di strada che attraversa il torrente Acquicella. Qui il piano stradale presenta un evidente abbassamento rispetto al resto della carreggiata, con un dislivello che, secondo le segnalazioni, raggiungerebbe una decina di centimetri. Un cedimento che interessa il terrapieno e non necessariamente la struttura del ponte ma che richiede comunque verifiche tecniche e interventi tempestivi“.
Il deputato di Fratelli d’Italia all’Assemblea Regionale Siciliana Giuseppe Zitelli ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e all’assessore al Bilancio Alessandro Dagnino con richiesta di risposta urgente scritta. L’atto riguarda la rottamazione delle tasse automobilistiche in Sicilia, a seguito dell’approvazione della norma, da parte dell’ARS che consente ai contribuenti dell’isola di sanare le pendenze fiscali regionali, incluse le tasse automobilistiche, pagando solo il capitale dovuto, senza interessi e sanzioni. Il Parlamento regionale, infatti, ha recepito quanto stabilito nei commi 102 -110 della Legge nazionale 199 del 30 dicembre 2025.
Le dichiarazioni del deputato
“Secondo il testo della norma il pagamento di quanto dovuto, da parte dei siciliani, deve avvenire in un’unica soluzione, anche in presenza di diverse annualità morose pregresse. Tuttavia appare evidente come i soggetti che si trovino, per motivi finanziari, in una posizione debitoria da diversi anni, non possano evidentemente sanarla, essendo costretti a un esborso economico non indifferente. Alla luce di tali considerazioni è necessario attuare una rateizzazione del debito complessivo, offrendo così a tutti i siciliani la possibilità di regolarizzare la propria posizione debitoria nei confronti della Regione. Chiedo pertanto al presidente e all’assessore di interloquire urgentemente con il Governo nazionale affinché sia prevista una modifica alla legge 199/2025 che preveda una possibile rateizzazione per importi superiori a cinquecento euro”.
Il CUS Catania può scrivere nuove pagine nella storia cestistica del Centro Universitario Sportivo etneo: ai blocchi di partenza il CUS Catania, nell’affermare la sua identità di integrare la carriera sportiva con il percorso accademico (Dual Career), schiererà in campo giocatori universitari ripartendo con un nuovo esaltante progetto che si estende alla volontà di creare un ecosistema che generi valore per gli atleti e per l’Ateneo catanese visto che le due realtà sono legate a doppia mandata.
Allo scopo di rafforzare il senso di appartenenza alla città, al contesto sportivo avviato e al tempo stesso dare continuità al percorso accademico intrapreso all’Università di Catania, la rosa dei giocatori che quest’anno disputerà il campionato maschile in Divisione Regionale 1 (ex Serie D), adotterà la formula sportiva improntata sulla valorizzazione degli atleti del settore giovanile, cresciuti nel vivaio CUS in grado di disputare un campionato da assoluti protagonisti: la prima squadra composta principalmente da atleti, oggi studenti universitari tra i 19 e i 23 anni, è formata da giocatori che hanno mosso i primi passi proprio in casa CUS Catania.
La formula di gara della stagione 2026-27 divisione regolare maschile 1
La formula di gara della stagione 2026/2027, prevede la partecipazione di 23 squadre suddivise in due gironi territoriali (Girone A e Girone B). Al termine della stagione regolare strutturata in 22 partite (l’ultima il 21 marzo 2027), le prime 8 squadre di ciascun girone accederanno ai play-off interni al rispettivo girone, disputati al meglio delle tre gare.
Il CUS Catania Basket, inserito nel Girone A, dovrà confrontarsi con formazioni della Sicilia orientale quali Priolo, Ragusa, Canicattì, Scicli oltre ad altre del territorio Catanese. Fra queste il Basket Misterbianco, avversario dell’esordio stagionale in campionato domenica 11 ottobre alle ore 19, tra le mura amiche del PalaCus.
I giocatori e lo staff tecnico della stagione 2026-27
POLITI FEDERICO Playmaker (3° anno Corso di laurea in Biotecnologie), NICOSIA GIORGIO Playmaker (3° anno Corso di laurea in Scienze Biologiche), SIAGURA VINCENZO Ala Grande (1° anno Corso di laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali),MISSORICI FLAVIO Play/Guardia (Under, 5° anno liceo), DI BELLA DANIELE Ala Piccola, AGLIOZZO GIUSEPPE Ala Piccola (1° anno Corso di laurea in Giurisprudenza), SUSINO MARCO Centro (1° anno Corso di laurea in Ingegneria gestionale), MARCHESE ALBERTO Guardia (1° anno Corso di laurea in Scienze Motorie e Sportive),ESPOSITO MICHELE Ala Piccola (3° anno Corso di laurea in Scienze dell’amministrazione),GALASSO CLAUDIO Playmaker (1° anno Corso di laurea in Electronic Engineering), RIGANO SAMUELE Ala Grande (3° anno Corso di laurea in Scienze Biologiche),VALLE GIULIO Ala Piccola (3° anno Corso di laurea in Ingegneria gestionale),LONGO MATTEO Ala Piccola (6° anno Corso di laurea in Medicina e Chirurgia)
Head Coach: Vincenzo Ferrara, Assistant Coach: Samuele Politi (iscritto al 2° anno del Corso di laurea in Ingegneria Industriale);Preparatore Atletico: Giovanni Giustino (Docente universitario Unict del corso di laurea in Scienze Motorie;Dirigente: Lorenzo Costantino (iscritto al 3° anno del Corso di laurea in Economia aziendale).
Il Premio Federico De Roberto 2026 alla memoria di Enzo Maganuco, lo studioso che seppe leggere l’anima nascosta dei monumenti, delle arti e delle tradizioni dell’Isola.
Ci sono uomini di cultura che lasciano dietro di sé libri, studi, cataloghi. E poi ce ne sono altri che lasciano soprattutto uno sguardo: un modo diverso di osservare ciò che abbiamo davanti agli occhi e che, proprio perché appartiene da sempre al nostro paesaggio, rischiamo di non vedere più.È questo, forse, il filo più autentico che unisce Federico De Roberto ed Enzo Maganuco. Due intellettuali separati dal tempo, ma accomunati dalla medesima attenzione verso una Sicilia che non si concede mai completamente a chi la guarda in superficie.
Proprio a questa memoria è dedicata l’edizione 2026 del Premio Federico De Roberto, istituito da Sicilia Antica – sezione di Randazzo per valorizzare quanti abbiano contribuito alla conoscenza, alla tutela e alla divulgazione del patrimonio storico e monumentale della città. Un riconoscimento che quest’anno assume un significato particolarmente intenso: il premio sarà infatti conferito alla memoria del professor Enzo Maganuco, figura di primo piano nella storia degli studi storico-artistici siciliani.
L’appuntamento è per sabato 10 ottobre, alle 17.30, al Palazzo Municipale di Randazzo. L’iniziativa, organizzata da Sicilia Antica Randazzo nel trentennale della sua attività, gode del patrocinio del Comune e vedrà, oltre ai saluti istituzionali del sindaco Antonino Grillo e dell’assessore alla Cultura Sara Sindoni, gli interventi di studiosi e rappresentanti dell’associazione. Il premio sarà ritirato dalla figlia del professore, Maria Cristina Maganuco.
Non è casuale la scelta di legare il nome di Maganuco a quello di De Roberto. Lo scrittore catanese, oltre a essere uno dei grandi protagonisti della nostra letteratura, fu infatti anche un acuto osservatore dell’arte, dell’architettura e del costume. Agli inizi del Novecento realizzò due importanti monografie d’arte destinate a una prestigiosa collana: una dedicata ai monumenti di Catania, l’altra a Randazzo e alla Valle dell’Alcantara. In quelle pagine la Sicilia non è soltanto descritta: viene interrogata, osservata, quasi ascoltata attraverso le sue pietre, i suoi edifici, le testimonianze artistiche e la vita delle comunità. E proprio Randazzo, con il suo straordinario patrimonio medievale, rappresentò per De Roberto un luogo privilegiato di osservazione. A raccogliere idealmente quel testimone è oggi la figura di Enzo Maganuco, storico dell’arte, docente negli Atenei di Catania e Messina, ispettore e redattore del catalogo delle raccolte civiche del Castello Ursino di Catania. Uno studioso, come sottolinea il cultore e storico delle tradizioni siciliane Elio Traina, “a tutto tondo”, capace di attraversare ambiti diversi della cultura figurativa senza mai perdere quella curiosità che costituisce, in fondo, la prima virtù di ogni autentico uomo di cultura.
Traina lo ricorda come “profondo conoscitore di ogni settore dell’arte e non solo”, dalla pittura a fresco alla scultura, dall’architettura alle arti popolari. E in questa definizione c’è probabilmente la cifra più significativa dell’attività di Maganuco: la capacità di non stabilire gerarchie tra le diverse espressioni della creatività siciliana, ma di riconoscere dignità artistica anche a ciò che per troppo tempo è rimasto ai margini degli studi ufficiali.
“Grazie a lui tesori dimenticati in ogni angolo dell’isola vennero riscoperti”, sottolinea ancora Traina.
È una frase che merita di essere raccolta e custodita, perché racconta più di una carriera accademica. Racconta una missione. Maganuco andava alla ricerca dell’arte là dove spesso nessuno pensava di cercarla. E così, scorrendo le pagine del volume “Ricerche sull’arte di Sicilia sconosciuta o malnota” , recentemente pubblicato dalla figlia e dalla nipote Carmela Trigone (curatrice del testo) e presentato nell’ambito della manifestazione, sembra quasi di incontrarlo personalmente: davanti a un artigiano, accanto a un pittore, in mezzo a una bottega, intento a osservare con attenzione il lavoro di un carradore o di un fabbro. È particolarmente significativo il capitolo dedicato ai carretti siciliani, quei coloratissimi “rebus su ruote” che Guy de Maupassant aveva così felicemente definito durante il suo viaggio nell’Isola. Maganuco ne indaga forme, colori, decorazioni, differenze territoriali, temi stilistici e iconografici, restituendo a un manufatto nato per la vita quotidiana la dignità di una vera opera d’arte.
E lo fa, osserva Traina, con “un linguaggio chiaro e poetico, a tratti caustico”, nel quale emerge senza reticenza l’amore per la disciplina. È forse proprio questa una delle qualità più preziose che il ricordo di Maganuco consegna alle nuove generazioni: la capacità di parlare di arte senza renderla estranea, senza rinchiuderla nella torre d’avorio degli specialisti. Non sorprende, dunque, che il professore fosse amato dai suoi studenti e che il suo insegnamento sia rimasto vivo anche nei ricordi dei loro figli.
Randazzo, inoltre, non fu per lui soltanto un nome sulle pagine di un libro. Fu un luogo frequentato, studiato, mostrato agli allievi. Qui conduceva gli studenti per leggere direttamente, nella materia degli edifici, i caratteri e gli stili dell’architettura medievale. I palazzi randazzesi diventavano così, nella sua prospettiva, una sorta di grande “campionario” dell’architettura siciliana.
Una lezione che oggi acquista quasi il sapore di un lascito.
Per questo il Premio Federico De Roberto non appare soltanto come una cerimonia celebrativa. È, piuttosto, un gesto di restituzione. Restituire un nome alla memoria significa sottrarlo all’oblio; restituire i suoi libri ai lettori significa permettere a quelle idee di tornare a circolare. Ed è proprio questo l’auspicio espresso da Elio Traina, il cui intervento offre alla manifestazione una chiave di lettura particolarmente lucida e appassionata. “Mi auguro che questo evento possa essere il trampolino di lancio affinché la sua figura esca dall’oblio, in cui è caduto il prof. Maganuco negli ultimi anni, e che i suoi scritti vengano divulgati e valorizzati come meritano”.
Parole che non hanno bisogno di essere addolcite. Perché talvolta la cultura ha anche bisogno di denunciare le proprie dimenticanze.
E Traina lo fa con una considerazione amara, ma profondamente umana: “In un deserto, culturale ed emotivo come il luogo in cui operiamo, intellettuali di questo calibro rappresentano refrigerio e conforto”. È forse questa, alla fine, la ragione più vera per cui vale la pena ricordare Enzo Maganuco.
Non soltanto perché fu un docente, uno storico dell’arte, un ispettore, un autore. Ma perché seppe restituire voce a ciò che rischiava di diventare silenzio: un palazzo, un affresco, un carretto, una scultura, una pagina dimenticata. E in una terra che possiede un patrimonio immenso ma non sempre la memoria necessaria per riconoscerlo, riportare alla luce uno studioso come Maganuco significa anche interrogarci sul modo in cui intendiamo il nostro passato.
Il Premio De Roberto 2026, dunque, può diventare molto più di un omaggio. Può essere l’inizio di una nuova stagione di attenzione attorno alla sua opera, ai suoi studi e a quella Sicilia “sconosciuta o malnota” che egli ebbe il merito di cercare, indagare e raccontare.
Perché la memoria, quando è autentica, non guarda soltanto indietro.
La cantautrice e musicista catanese Valentina Indelicato recentemente ha partecipato al “Premio Bruno Bottiroli – Concorso nazionale canzone d’autore” premio nazionale ideato per dare un’opportunità ai giovani talenti e permettere loro di esprimere la propria arte, creare momenti di incontro con il mondo discografico: il nome del premio “per proseguire” il sogno dell’artista bolognese Bruno interrotto da un fulminante infarto all’età di 23 anni mentre era intento a realizzare il sogno musicale che seguiva sin da piccolo .
La soddisfazione di Valentina Indelicato
“Cantare un mio inedito al Teatro Monti di Alfonsine, a Ravenna, è stata un’emozione difficile da racchiudere in poche parole. Perché ogni palco lascia qualcosa. E ogni passo, anche piccolo, può avvicinarti un po’ di più alla persona e all’artista che vuoi diventare. Al Premio Bruno Bottiroli-canzone d’autore ho avuto la fortuna di condividere la musica con persone stupende e di incontrarne di nuove. Ma soprattutto, ho avuto modo di conoscere e di conoscere la storia di Bruno attraverso chi lo ha conosciuto e attraverso le sue note: perché la musica ha il potere di farci sentire vicino qualcuno anche oltre il tempo e di farci incontrare un’anima attraverso le parole che ha scelto di lasciare nelle sue canzoni…La musica ha il potere di farci sentire vicino qualcuno anche oltre il tempo”…”oltre il tempo“.
In vista della Giornata mondiale della Salute mentale, la presidente dell’Associazione Amici di San Patrignano Sicilia Eliana Chiavetta comunica per mezzo di una nota la propria idea riguardo il tema del prossimo 10 ottobre.
La lettera aperta di Eliana Chiavetta
“Il 10 ottobre è la Giornata mondiale della Salute mentale. Come tutte le giornate che si celebrano servono ad accendere riflettori e puntare l’attenzione su argomenti importanti ma ciò è solo una parte e non basta. La realtà è che sempre più la salute mentale è a rischio, sempre più abbiamo fenomeni ad essa legati che riguardano anche i giovanissimi. I fatti di cronaca spesso ci pongono di fronte ad eventi drammatici i cui protagonisti sono seguiti da Centri di Salute Mentale o hanno dichiarati problemi psichici. Ciò ci deve far riflettere se stiamo facendo abbastanza ma soprattutto se stiamo attuando le giuste soluzioni superando stigmi e pregiudizi. Il primo è quello di pensare che la disabilità psichica coincida con quella intellettiva. Non è così, anzi il malato psichico è un essere ipersensibile, dotato di capacità e velocità di pensiero, creando difficoltà in coloro che si definiscono normodotati, e per questo ancora più sofferente nell’anima perché non compreso ma soprattutto perché vorrebbe una normalità che non riesce a vivere in quanto si percepisce “diverso”. Dal nostro osservatorio abbiamo spesso a che fare con persone la cui salute mentale può essere causa o conseguenza dell’uso di sostanze stupefacenti dove il confine è sottile e facilmente valicabile. Ci ritroviamo con famiglie sole che non sanno come affrontare il problema, che hanno paura di ciò che può essere. Combattiamo per assicurare una diagnosi che sia la più fedele possibile alla condizione di chi ci chiede aiuto, perché questo è il bivio fondamentale, sbagliato il quale si segna il destino di un essere umano per sempre. E’ la diagnosi corretta che fa differenza e per averne una più fedele possibile servono centri specializzati, servizi potenziati, luoghi dove le famiglie trovino supporto e una guida che le possa accompagnare in un cammino lungo e interminabile e a volte eterno. Basta girare la testa o far finta che il problema non esita. C’è bisogno di dare voce a questo popolo silente non quando avviene la tragedia ma per evitare che questa accada“.
Nuova importante affermazione internazionale per il paternese Team Marletta di taekwondo, protagonista a Dupnitsa, in Bulgaria al Dupnitsa Open E2, con Asia Sofia Marletta, Christian Scalia e Alice Daniela Barbera, con un Oro e due Bronzi.
I risultati ottenuti
A guidare la delegazione il tecnico Tony Marletta, coach campione d’Italia e d’Europa, da anni alla guida del progetto agonistico della società paternese: il risultato più prestigioso porta la firma di Asia Sofia Marletta, impegnata nella categoria Junior 68 kg. Nella prima giornata, al Dupnitsa Open E2, Asia conquista la medaglia di bronzo, salendo ancora una volta su un podio internazionale, mentre nella seconda giornata arriva poi il risultato più importante ella completa il suo percorso fino alla finale e conquista la medaglia d’oro, imponendosi nell’ultimo incontro con un netto 2-0; sul podio anche Christian Scalia, impegnato nella categoria Senior 58 kg, raggiungendo la semifinale e conclude la competizione con una prestigiosa medaglia di bronzo, aggiungendo un altro risultato internazionale al bilancio della squadra. Esperienza internazionale importante anche per Alice Daniela Barbera, in gara nella categoria Cadetti 44 kg, protagonista di un incontro combattuto contro un’atleta turca, terminato sul 2-1.
Dalla scuola all’università, dal Mezzogiorno all’Europa: il giovane catanese intervenuto alla Leopolda 14 parla di ricambio della classe dirigente, lavoro, Sud e futuro. «La nostra generazione non chiede di essere aspettata. Chiede di essere messa alla prova».
Chi è Nourdine Scarabelli
Nourdine Tbibi Scarabelli, giovane catanese impegnato tra politica, università e rappresentanza studentesca, alla Leopolda 14 ha portato al centro del dibattito una domanda che attraversa ormai tutta la politica italiana: quanto è realmente disposto il Paese a lasciare spazio alla nuova generazione?
Il suo percorso nasce infatti dal mondo della scuola e della rappresentanza studentesca. A Catania è stato rappresentante d’istituto e di consulta al Duca degli Abruzzi, esperienza che gli ha permesso di conoscere da vicino i problemi quotidiani degli studenti e il rapporto tra istituzioni, scuola e territorio. All’Università di Catania ha continuato a lavorare nell’associazionismo universitario e territoriale, contribuendo alla costruzione di nuove realtà e iniziative rivolte agli studenti e al rapporto tra Ateneo e città
«Una classe dirigente deve sapersi rinnovare», ha detto davanti alla platea, precisando però di non voler ridurre il tema a una semplice questione anagrafica. Per Scarabelli, infatti, non basta essere giovani per rappresentare il nuovo: servono studio, competenza, capacità e risultati. Ed è anche da questa impostazione che nasce il suo impegno nel Mezzogiorno all’interno di Generazione Europa, realtà nella quale ricopre il ruolo di responsabile per il Sud e attraverso la quale sta lavorando alla costruzione di iniziative dedicate ai giovani meridionali e al rapporto tra Mezzogiorno, Mediterraneo ed Europa. Un’attività che lo ha portato a lavorare all’organizzazione di appuntamenti e momenti di confronto a Catania e Napoli, coinvolgendo giovani, amministratori, rappresentanti istituzionali, professionisti, giornalisti e realtà imprenditoriali.
Il tema dell’intervento
Nel suo intervento Scarabelli ha parlato di infrastrutture, sanità, università, imprese, collegamenti e lavoro. Ma soprattutto ha provato a cambiare il paradigma con cui troppo spesso viene raccontato il Mezzogiorno. «Il Sud non chiede di essere mantenuto. Chiede di poter crescere». La Sicilia, nella sua visione, non è soltanto una terra da sostenere attraverso trasferimenti e politiche emergenziali. Deve diventare una parte produttiva e strategica dell’Italia, valorizzando la propria posizione nel Mediterraneo, le università, i porti, il turismo, l’agricoltura, l’energia e soprattutto il capitale umano.
Ma il punto più politico arriva quando parla dei giovani. «Partire dovrebbe essere un’opportunità. Non una necessità». È una delle immagini più forti del discorso. Perché dietro la fuga dei giovani dal Mezzogiorno non vede soltanto un fenomeno demografico, ma una questione di libertà. La libertà di poter scegliere se partire o restare. Il lavoro, i salari e una politica meno autoreferenziale e soprattutto c’è un concetto che ritorna più volte: i giovani non devono essere utilizzati come decorazione della politica, ma devono diventare parte della sua classe dirigente. A soli 19 anni, il percorso di Scarabelli si muove dunque su più livelli: dalla rappresentanza studentesca all’associazionismo universitario, dalle iniziative territoriali al lavoro sul Mezzogiorno, dai progetti europei al confronto con esponenti delle istituzioni e della politica nazionale.
E quello di Nourdine Tbibi Scarabelli è un profilo che, partendo da Catania, sta cercando di costruire una dimensione politica sempre più ampia.La sfida, adesso, sarà trasformare l’energia, la preparazione e l’ambizione di questi primi anni in una presenza politica capace di lasciare un segno.
La data di oggi è l’inizio di un nuovo capitolo segnato inevitabilmente dal legame con il glorioso passato. A distanza di più di 4 anni dal fallimento del Calcio Catania e ad 1 anno dalla acquisizione da parte della società di Pelligra, la prima squadra del Catania torna ad allenarsi nel centro sportivo di Mascalucia. Un giorno ancor più simbolico perchè proprio oggi l’indimenticato Orazio Russo, scomparso lo scorso 14 febbraio, avrebbe compito 53 anni. L’ex giocatore, dirigente e tecnico etneo, che simbolicamente ha unito i percorsi del Calcio Catania e dell’attuale Catania FC, ha lavorato per tanti anni come responsabile del settore giovanile nella struttura alle pendici dell’Etna.
Una storica riapertura ancora parziale
La squadra ha sostenuto stamattina il primo allenamento settimanale in vista della trasferta di Altamura in programma domenica alle 12:30 in uno dei campi in erba naturale che insieme alla palestra e agli spogliatoi saranno a disposizione del gruppo guidato da mister Longo. Una riapertura, seppur ancora parziale, avvenuta dopo alcuni ritardi nei lavori riscontrati nei mesi precedenti che consente ai rossazzurri di tornare nella casa inaugurata nel ormai lontano maggio 2011 dall’allora presidente Nino Pulvirenti e amministratore delegato Pietro Lo Monaco. Il ritorno al Village però non esclude la possibilità di effettuare delle rifiniture al ” Massimino” o al ” Valentino Mazzola” di Misterbianco, considerando che il Catania durante il campionato giocherà diverse trasferte su campi in erba sintetica.
La gara competitiva per il logo
Un mese di ottobre quindi in cui la società che ha ereditato la tradizione calcistica della città sta lavorando per riottenere parte della storia che rappresenta. Dopo il centro sportivo, il prossimo obiettivo è fissato il 15 ottobre, giorno della gara competitiva per l’acquisizione del logo storico. Con la grande novità emersa ieri che alla procedura competitiva parteciperà anche il Comunedi Catania che in caso di aggiudicazione l’ho assegnerebbe alla attuale società calcistica.
Il Comune di Catania parteciperà alla procedura competitiva per l’acquisizione dello storico logo del Calcio Catania 1946, riconoscendo nel marchio un valore che va ben oltre la sua dimensione commerciale e che assume una particolare rilevanza sotto il profilo sociale, culturale e identitario per la comunità cittadina. La partecipazione all’asta, prevista dalla deliberazione adottata dalla Giunta guidata dal sindaco Enrico Trantino, nasce dalla volontà di tutelare un simbolo profondamente radicato nella storia della città e nella memoria collettiva di generazioni di catanesi, evitando che un bene dotato di una così forte valenza identitaria possa essere sottratto alla comunità o diventare oggetto di iniziative esclusivamente speculative. La decisione dell’Amministrazione comunale si colloca nel rispetto delle modalità stabilite dalla procedura competitiva e delle norme federali che disciplinano l’utilizzo dei simboli e dei marchi nel mondo del calcio. È proprio il rilievo pubblico riconosciuto al marchio a motivare la partecipazione del Comune a una procedura di natura privatistica: pur trattandosi formalmente di un bene immateriale, il logo storico del Catania rappresenta infatti un elemento riconoscibile della storia sportiva della città e un segno nel quale si identifica una parte importante della comunità cittadina, legando indissolubilmente la squadra, i colori rossazzurri, la città e la sua tifoseria.
Le dichiarazioni del sindaco Enrico Trantino
“Abbiamo ritenuto doveroso che il Comune fosse presente a questa asta perché il logo storico del Calcio Catania 1946 non può essere considerato soltanto un bene suscettibile di sfruttamento commerciale. È un simbolo che appartiene alla storia della nostra città e soprattutto al sentimento di migliaia di tifosi e sportivi rossazzurri, a Catania come in Italia e nel mondo e alla squadra di vertice che la rappresenta con il nome della Città. La partecipazione del Comune non nasce dalla volontà di interferire nelle dinamiche sportive o imprenditoriali, ma dalla responsabilità di tutelare un patrimonio identitario della comunità per sostenerne l’utilizzo e la valorizzazione, ovviamente, nell’identificazione con la società sportiva che fa calcio al massimo livello. Vogliamo fare in modo che un simbolo così forte non diventi oggetto di operazioni speculative, commerciali o di altra natura, scollegate dal significato che ha assunto nel tempo, cioè di quello sportivo. Se il Comune verrà messo in condizione di acquisirlo, il logo potrà essere custodito e valorizzato nell’interesse della collettività, nel rispetto delle norme federali e con particolare attenzione al sentimento dei tifosi, che ne sono i principali depositari sul piano affettivo e identitario”.
Le prospettive di utilizzo del logo
Una volta acquisito, il logo potrebbe anche essere inserito in percorsi culturali e museali dedicati alla storia della città e dello sport, in esposizioni, iniziative di documentazione e conservazione della memoria sportiva e in progetti rivolti alla cittadinanza, con particolare attenzione alle giovani generazioni. Un patrimonio immateriale che potrebbe così essere conservato, raccontato e reso fruibile attraverso iniziative pubbliche, sottraendolo a una logica esclusivamente commerciale, concedendone un uso pertinente con il rispetto della storia calcistica della nostra città. La partecipazione all’asta assume dunque un significato che supera il valore economico dell’operazione. Il logo storico del Catania è infatti parte della memoria contemporanea della città, un segno riconosciuto e condiviso che nel corso dei decenni ha accompagnato la passione sportiva di intere generazioni. L’iniziativa del Comune nasce dalla volontà di preservare questo patrimonio e di mantenerne vivo il significato collettivo, facendo sì che un simbolo così profondamente legato alla storia rossazzurra possa continuare a rappresentare, anche per il futuro, un elemento dell’identità della comunità catanese.