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Ucraina, Linda Thomas-Greenfield al Consiglio di Sicurezza ONU: “Il veto della Russia non può porre veto alle nostre voci”

Si è riunito la notte scorsa, ora italiana, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La risoluzione presentata sull’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate russe, riaffermava la sovranità dell’Ucraina e chiedeva a Mosca di fermare immediatamente le operazioni militari in corso.

La risoluzione, però non è passata in quanto hanno votato a favore undici membri del Consiglio di Sicurezza, tre si sono astenuti (Cina, India, ed Emirati Arabi) mentre la Russia ha votato contro ed ha posto il potere di veto.

Il voto di astensione della Cina è intervenuto malgrado la diplomazia statunitense fosse riuscita a convincere la stessa Cina ammorbidendo il testo: sostituendo la parola “condanna” con “deplora” e cancellando un riferimento al capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite – Azione (dell’ONU) rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione – che all’art. 42 recita: “Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell’articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite”.

Molto gravi le dichiarazioni dell’ambasciatore USA alle Nazioni Unite, Linda Thomas-Greenfield. Essa ha dichiarato che l’azione delle forze armate russe è “così audace e sfacciata che minaccia il sistema internazionale come lo conosciamo”

Essa ha poi aggiunto: “Lasciatemi chiarire una cosa. La Russia può porre il veto a questa risoluzione, ma non può porre il veto alle nostre voci, non può porre il veto alla verità, non può porre il veto ai nostri principi, non può porre il veto al popolo ucraino”.

La Russia, dovrà poi sostenere un simile atteggiamento di fronte all’Assemblea Generale dell’ONU, formata da 193 Paesi membri, dove non avrà diritto di veto.

In questo caso è molto probabile che la risoluzione passi con ampio margine.

Tutto questo è praticamente la fotocopia di quanto accadde già nel 2014. In quell’occasione la risoluzione di condanna per l’annessione della Crimea venne sostenuta da 100 Paesi membri.

Dal canto suo l’ambasciatore russo all’ONU, Vassily Nebenzya ha definito la risoluzione proposta “anti-russa e anti-ucraina” e ha poi ringraziato “coloro che non hanno approvato la bozza proposta” Ha poi accusato Kiev di non aver attuato gli accordi di Minsk tra Russia e Ucraina del 5 settembre 2014.

L’ambasciatore ucraino all’ONU, Sergei Kislitskaya, dopo la sua dichiarazione, ha chiesto un minuto di silenzio in ricordo delle persone uccise. Trascorso il minuto nella camera del Consiglio di sicurezza è scoppiato un applauso (evento questo assai raro).

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo il voto all’Onu ha così twittato: “Grato a tutti i membri del Consiglio di Sicurezza ONU che hanno votato per fermare l’infido attacco della Russia. Il veto della Russia è una macchia di sangue sulla targa del Consiglio di Sicurezza, sulla mappa dell’Europa e del mondo. La coalizione contro la guerra deve agire immediatamente”.

E noi, poveri mortali, ci chiediamo se non sia possibile eliminare dalla Carta delle Nazioni Unite il potere di “veto” che hanno gli Stati “potenti”.

Venti di guerra in Europa. Putin invia truppe di “pacificazione” in Ucraina

Il presidente russo Vladimir Putin dopo un discorso a reti unificate alla televisione ha riconosciuto ieri, con atto formale le due regioni separatiste dell’Ucraina orientale, le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, nel Donbass, confine orientale dell’Ucraina e al confine con la stessa Russia.

Subito dopo truppe di Mosca sono entrate nei territori delle autoproclamate repubbliche, abitate per il cinquanta per cento circa da separatisti filorussi, per un’operazione di «peacekeeping», letteralmente di «mantenimento della pace».

Il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari politici, Rosemary DiCarlo, ha fortemente deplorato la decisione della Russia di riconoscere l’indipendenza delle repubbliche secessioniste dell’Ucraina.

Dopo l’entrata delle truppe russe nel territorio dell’Ucraina si è riunito il Consiglio di sicurezza dell’ONU, Organizzazione delle Nazioni Unite: Il rischio di un grande conflitto è reale e deve essere prevenuto a tutti i costi”.

Gli Stati Uniti hanno confermato l’applicazione di nuove sanzioni verso la Russia così come l’Unione Europea che ha già varato un primo pacchetto di restrizioni soprattutto verso le Regioni secessioniste dell’Ucraina. La Germania ha sospeso l’autorizzazione al gasdotto “Stream 2”.

Il premier italiano, Mario Draghi, chiede a gran voce che sia la politica a cercare una soluzione alla questione e non le armi.

Ma cos’è il “Donbass”?

Formalmente è una regione dell’Ucraina da anni contesa tra la Russia e la stessa Ucraina perché è abitata principalmente da filo-russi, i separatisti che chiedono di essere riconosciuti da Mosca.

Cosa che, come sappiamo, è avvenuta proprio ieri.

Ci troviamo nella zona orientale dell’Ucraina che confina ad est con la Russia. Un territorio particolarmente strategico che comprende parte del bacino del Donez (affluente di destra del fiume Don) e il bacino del Dnepr.

Si tratta di una regione ricca di risorse, in particolare carbone, ma soprattutto, questa regione è attraversata dal gasdotto che rifornisce l’Europa.

Sembra di rivedere quanto successo in Crimea nel 2014 quando la Russia strappò la penisola a Kiev con un’operazione militare e, successivamente, con un referendum mai riconosciuto dall’Occidente. Fu la scintilla che provocò, già allora, le prime sanzioni economiche verso la Russia.

Alcuni pensano che con questa operazione Putin voglia creare un corridoio via terra per unire la Russia alla penisola di Crimea.

Noi ancora speriamo che le armi vengano messe a tacere e che si cerchi quanto prima possibile una soluzione diplomatica a tutte le controversie ponendo a centro la vita delle persone in tutti i suoi aspetti.

Abolizione Green Pass? Ecco le indiscrezioni

Potrebbe essere proprio il 31 marzo prossimo l’inizio dell’itinerario che porterebbe all’abolizione del Green Pass. Itinerario che potrebbe concludersi entro la prossima estate.

È questa una tra le ipotesi più accreditate al vaglio del Governo. Così almeno riferiscono fonti ben informate.

L’ultima tappa di questo itinerario potrebbe concludersi proprio il 15 giugno prossimo. È questa infatti la data dalla quale cesserà l’obbligo del vaccino per gli over 50.

A questa data si dovrà arrivare attraverso una gradualità di abolizione dei vari divieti oggi in essere e sempre tenendo presente l’andamento della curva dei contagi che sembra aver intrapreso la fase discendente in questa quarta ondata.

Per prima cosa, a partire dal prossimo primo di aprile, potrebbe essere abolito il Green Pass per bar e ristoranti all’aperto. Certificazione verde che sarebbe ancora necessaria, invece, per consumare cibi e bevande al chiuso.

Anche per le altre attività che vengono svolte all’aperto potrebbe scattare l’abolizione del Green Pass sempre a partire dalla stessa data.

Successivamente, e sempre guardando all’andamento della curva dei contagi da covid-19, sarà il turno dei negozi per i quali non vi sarebbe più l’obbligo del Green Pass per accedere.

Continuerebbe a essere obbligatoria la certificazione verde per accedere a teatri, cinema, piscine e palestre.

Stesso discorso anche per viaggiare su aerei, treni, tram, metropolitane e autobus. Mezzi per i quali l’eventuale abolizione del Green Pass avverrebbe in un secondo momento.

A questo punto, e siamo già al 15 giugno, data nella quale cadrà l’obbligo della vaccinazione per i lavoratori over 50, se i contagi andranno a scemare, come viene ormai dichiarato dai più importanti virologi, si potrebbe pensare all’abolizione della certificazione verde.

Siamo sempre nelle ipotesi.

Saranno infatti, il calo dei contagi e il comportamento responsabile di ciascuno a far si che si possa finalmente uscire dal tunnel della pandemia e cominciare a vivere non proprio come prima ma guardando a un futuro con pochi rischi, almeno da contagio da covid.

Esame di maturità: Tornano le prove scritte, protestano gli studenti

Tornano le prove scritte alla Maturità, cioè l’esame finale per la scuola superiore, ma anche per l’esame di terza media. Sono ormai pronte le Ordinanze per il nuovo Esame di Stato che verranno inviate al CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione).

Per l’esame di terza media sono previste due prove scritte, una di italiano e una volta ad accertare le competenze logico-matematiche, e un colloquio nel corso del quale saranno accertate anche le competenze relative alla lingua inglese, alla seconda lingua comunitaria e all’insegnamento dell’Educazione civica.

Deciso anche lo svolgimento dell’esame di maturità per la scuola secondaria: tornano, come detto, le prove scritte, sia il tema d’Italiano che la seconda prova.

La sessione dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione avrà inizio il prossimo 22 giugno 2022 alle ore 8:30, con la prima prova scritta.

Saranno ammessi a sostenere l’esame di Stato in qualità di candidati interni gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno di corso dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie, anche in assenza dei requisiti di cui all’art. 13, comma 2, lettere b) e c) del d. Lgs 62/2017 (ovvero effettuazione delle prove INVALSI e svolgimento dell’attività di alternanza scuola-lavoro secondo quanto previsto dall’indirizzo di studio).

Le istituzioni scolastiche valutano le deroghe rispetto al requisito della frequenza di cui all’art. 13, comma 2, lettera a), del d. Lgs. 62/2017 (frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale), ai sensi dell’articolo 14, comma 7, del d.P.R. 22 giugno 2009, n. 122 (Le istituzioni scolastiche possono stabilire, per casi eccezionali, analogamente a quanto previsto per il primo ciclo, motivate e straordinarie deroghe al suddetto limite), anche con riferimento alle specifiche situazioni dovute all’emergenza epidemiologica. L’ammissione all’esame di Stato è disposta, in sede di scrutinio finale, dal consiglio di classe presieduto dal dirigente/coordinatore o da suo delegato.

La valutazione degli studenti, in sede di scrutinio finale, è effettuata dal consiglio di classe. In caso di parità nell’esito di una votazione, prevale il voto del presidente.

Gli esiti degli scrutini con la sola indicazione, per ogni studente, della dicitura “ammesso” e “non ammesso” all’esame, ivi compresi i crediti scolastici attribuiti ai candidati, sono pubblicati, distintamente per ogni classe, solo e unicamente nell’area documentale riservata del registro
elettronico, cui accedono tutti gli studenti della classe di riferimento.

I voti in decimi riferiti alle singole discipline sono riportati, oltre che nel documento di valutazione, anche nell’area riservata del registro elettronico cui può accedere il singolo studente mediante le proprie credenziali personali.

Per le scuole secondarie di secondo grado le prove d’esame saranno costituite da una prima prova scritta nazionale di lingua italiana o dalla diversa lingua nella quale si svolge l’insegnamento, da una seconda prova scritta predisposta dalla singola sottocommissione di esame che sia aderente alle attività didattiche effettivamente svolte nel corso dell’anno scolastico sulle discipline di indirizzo, e da un colloquio.

Il calendario delle prove d’esame, per l’anno scolastico 2021/2022, è il seguente:

  • prima prova scritta: mercoledì 22 giugno 2022, dalle ore 8:30 (durata della prova: sei ore);
  • seconda prova in forma scritta, grafica o scritto-grafica, pratica, compositivo/esecutiva, musicale e coreutica: giovedì 23 giugno 2022.

Il colloquio, disciplinato dall’art. 17, comma 9, del d. lgs. 62/2017, ha la finalità di accertare il conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) della studentessa o dello studente .

Nello svolgimento dei colloqui la commissione d’esame tiene conto delle informazioni contenute nel Curriculum dello studente.

Ciascuna sottocommissione d’esame si riunisce per le operazioni finalizzate alla valutazione finale. A conclusione dell’esame di Stato a ciascun candidato è assegnato un punteggio finale complessivo in centesimi. Il punteggio finale è il risultato della somma dei punti attribuiti al colloquio, per un massimo di venti punti, dei punti attribuiti alle prove scritte, per un massimo di venti punti per ciascuna prova, e dei punti acquisiti per il credito scolastico da ciascun candidato, per un massimo di quaranta punti.

Il punteggio minimo complessivo per superare l’esame di Stato è di sessanta centesimi.

Fermo restando il punteggio massimo di cento centesimi, la sottocommissione può motivatamente integrare il punteggio fino a un massimo di cinque punti. Inoltre la stessa sottocommissione all’unanimità può motivatamente attribuire la lode a coloro che conseguono il punteggio massimo di cento punti senza fruire dell’integrazione di cui sopra.

Per l’esame di terza media, come già detto, sono previste due prove scritte, una di italiano e una relativa alle competenze logico-matematiche, e un colloquio nel corso del quale saranno accertate anche le competenze relative alla lingua inglese, alla seconda lingua comunitaria e all’insegnamento dell’Educazione civica.

L’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione è costituito da:

  • prova scritta relativa alle competenze di italiano o della lingua nella quale si svolge l’insegnamento, come disciplinata dall’articolo 7 del DM 741/2017;
  • prova scritta relativa alle competenze logico-matematiche, come disciplinata dall’articolo 8 del DM 741/2017;
  • colloquio, come disciplinato dall’articolo 10 del DM 741/2017.

Nel corso del colloquio sarà accertato anche il livello di padronanza delle competenze relative alla lingua inglese e alla seconda lingua comunitaria, nonché delle competenze relative all’insegnamento dell’educazione civica.

Per i percorsi a indirizzo musicale, nell’ambito del colloquio è previsto anche lo svolgimento di una prova pratica di strumento.

Su proposta della sottocommissione, la commissione delibera, sulla valutazione finale espressa con votazione in decimi. L’esame di Stato si intende superato se il candidato consegue una valutazione finale di almeno sei decimi.

La valutazione finale espressa con la votazione di dieci decimi può essere accompagnata dalla lode, con deliberazione all’unanimità della commissione, su proposta della sottocommissione, in relazione alle valutazioni conseguite nel percorso scolastico del triennio e agli esiti della prova d’esame.

L’esito dell’esame, con l’indicazione del punteggio finale conseguito, inclusa la menzione della lode qualora attribuita dalla commissione, è pubblicato al termine delle operazioni di cui al comma 1 tramite affissione di tabelloni presso l’istituzione scolastica sede della sottocommissione, nonché, distintamente per ogni classe, solo e unicamente nell’area documentale riservata del registro elettronico, cui accedono gli studenti della classe di riferimento, con la sola indicazione della dicitura “Non diplomato” nel caso di mancato superamento dell’esame stesso.

Ma gli studenti, e soprattutto i maturandi, non l’hanno presa bene: dall’esame di maturità con il solo colloquio multidisciplinare degli ultimi due anni, sono passati a quello completo (seppure con il secondo scritto “fatto in casa”), composto da due prove scritte e l’orale conclusivo. Hanno detto, quindi, che “un esame così è senza senso” e subito dopo che si sentono “penalizzati”

La Rete degli Studenti Medi non ci sta e accusa il Ministero di non aver ascoltato le richieste della comunità studentesca. “Non si tiene conto degli ultimi tre anni, penalizzati da un esame senza senso. Se il Ministero non ci convoca non possiamo evitare di mobilitarci”. Noi “chiedevamo da qualche mese un esame che fosse incentrato sulle singolarità dello studente, eliminando gli scritti e inserendo una tesina”. Invece, ci ritroviamo con un esame vero in piena pandemia e senza tenere conto degli ultimi tre anni.

Detto e fatto. Almeno a Roma, dove contro le due prove scritte più l’orale, venerdì 4 febbraio alle ore 10, manifesteranno i movimenti studenteschi: il corteo partirà da Piramide, con destinazione ministero dell’Istruzione.

Infine le dichiarazioni di Luca Ianniello, rappresentante della Rete degli studenti medi, all’Agenzia di stampa multicanale di informazione “Adnkronos”: “La scuola è ridotta a un compitificio. Ci si va perché bisogna prendere il voto. Non c’è altro oltre a questo. Quello che dicono gli studenti del Righi (Liceo scientifico Statale Augusto Righi di Roma) vale per tutto il Paese. La didattica mista ha accentuato criticità già endemiche nella scuola. È deleteria”.

Ricorda ancora Ianniello che “ad inizio gennaio avevamo chiesto al Ministro di ridurre il numero delle valutazioni in modo da non sovraccaricare i ragazzi, in particolare quelli in presenza. Il Ministero ci ha risposto che la situazione era sotto controllo, che il problema non sussisteva e che non se ne doveva neanche discutere. Eccolo il risultato: stress, angoscia almeno per la metà degli studenti”.

Non si sta bene a scuola? “Questo problema c’è sempre stato ma adesso siamo chiusi in classe, fermi ai banchi, senza poter partecipare ad assemblee o altro. Ci resta solo la valutazione di una didattica cruda. Io non capisco come una studente possa la mattina alzarsi ed avere voglia di andare a scuola”.

Covid, da oggi nuove regole

Prendono il via proprio da oggi, martedì 1 febbraio, le nuove regole che riguardano il green pass.

In particolare per tutte le persone che hanno ricevuto tre dosi di vaccino (o sono guariti dal Covid e hanno ricevuto tre dosi) il passaporto vaccinale rimarrà sempre valido.

Infatti quanti, ad esempio, hanno già fatto la terza dose a settembre per i quali il green pass sarebbe scaduto a marzo (sei mesi) si vedranno allungata la scadenza, poiché al momento non è stata autorizzata la quarta dose, ma la discussione rimane ancora aperta sulla durata dell’estensione.

Diverso il discorso per coloro che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale o hanno ricevuto una o due dosi: in questo caso la validità del certificato verde sarà ridotta dagli attuali 9 mesi a 6 mesi dall’ultima somministrazione.

Inoltre coloro che non hanno ancora fatto il richiamo non avranno il green pass rafforzato e, pertanto, non avranno la possibilità di accedere ai luoghi pubblici come cinema, teatri o stadi e non potranno nemmeno utilizzare i mezzi pubblici quali treni, aerei, autobus, tram o metropolitane. Non potranno neanche accedere a ristoranti e bar, neanche all’aperto, non potranno andare in piscina e neanche partecipare a congressi.

Senza green pass sarà sempre possibile ad esempio andare a fare la spesa al supermercato, recarsi in farmacia, entrare negli uffici delle forze dell’ordine per sporgere una denuncia.

Il green pass base, invece, che si ottiene con tampone antigenico oppure molecolare sarà sufficiente, sempre da oggi, 1 febbraio, non soltanto per andare dal parrucchiere o dall’estetista, ma anche per frequentare altri locali come banche, poste e uffici aperti al pubblico.

Ancora a partire da oggi vi è l’obbligo della vaccinazione per gli over 50. Obbligo che non riguarda soltanto la prima e seconda dose ma anche la somministrazione della dose booster.

Infine dal prossimo 15 febbraio gli over 50 potranno recarsi al lavoro solo se in possesso della certificazione verde rafforzata, che attesta l’avvenuta vaccinazione e l’adempimento all’obbligo.

In ultimo poniamo anche l’accento sulle possibili truffe sul green pass.

Stanno circolando, infatti e-mail false da mittente che si finge il “Ministero della Salute” come segnalato dallo stesso Ministero della Salute con un post su Facebook:

“Se hai ricevuto un’email con oggetto ‘Attenzione: Certificazione verde Covid-19 sospesa’, inviata da ‘ministerodellasalute.pro.it’, non proviene dal Ministero della Salute, ma si tratta di un tentativo di phishing”.

“Il phishing è un tipo di truffa effettuata su internet attraverso la quale malintenzionati cercano di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali per farne un uso improprio – scrive ancora il ministero – Per informazioni sulla Certificazione verde Covid-19 chiama il numero 1500”.

Scuola, dad fino a fine Gennaio? Questa è la richiesta dei presidi

Secondo i dati statistici sono oggi circa 700 mila gli studenti non vaccinati tra le scuole medie e le scuole superiori; sono questi quegli studenti che rischiano di rimanere a casa (con didattica a distanza – dad) se vi sono due positivi nelle loro classi.

Si stima che alla riapertura delle scuole saranno circa 80 mila le assenze tra docenti e personale Ata, tali assenze comporterebbero in media l’assenza, in ogni scuola, di circa 10 tra docenti e personale Ata.

Per tale motivo, secondo i presidi, non vi sono le condizioni per la riapertura delle scuole in presenza; nella giornata di ieri, infatti, duemila presidi hanno sottoscritto un appello attraverso il quale chiedono al Presidente del Consiglio Mario Draghi, al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ed ai presidenti delle Regioni di ripartire con la didattica a distanza almeno fino al 24 o al 30 gennaio.

Il Governo Draghi nel corso del Consiglio dei Ministri del 5 gennaio scorso ha modificato le regole per la scuola, cambiandole con nuovo protocollo.

Nelle scuole materne, considerando che i bambini non rientrano ancora nella categoria dei vaccinabili, le misure sono rimaste invariate. Con un solo caso di positività la classe, la sezione o il gruppo di bimbi rimangono a casa per 10 giorni.

Nelle classi primarie con un soggetto positivo le attività rimangono in presenza ma scattano le misure di sicurezza con l’esecuzione di due tamponi (test antigenico o molecolare) il primo da effettuare quando si verifica il caso ed il secondo trascorsi 5 giorni. Con due casi di positività si va in Dad per 10 giorni.

Per gli alunni delle scuole medie di primo e secondo grado, con un soggetto positivo i ragazzi rimarranno con didattica in presenza ma indosseranno una mascherina Ffp2 e saranno soggetti a monitoraggio che sarà effettuato con l’esecuzione di testi antigenici gratuiti, invece se vi sono due casi di positività i ragazzi non vaccinati o quelli che non hanno ancora concluso il ciclo vaccinale o sono guariti da meno di 4 mesi o non hanno eseguito la terza dose andranno in Dad per 10 giorni, chi invece si è sottoposto alla terza dose resta in classe con auto sorveglianza e la mascherina Ffp2, con tre casi si andrà tutti in Dad per 10 giorni.

Per gli atenei il Ministero dell’Università e della Ricerca ha concesso la possibilità alle università di eseguire gli esami e le lauree a distanza per due mesi.

I presidi, come detto, non sono d’accordo e hanno inviato un appello firmato contro la «situazione ingestibile» dove chiedono «una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza – con l’attivazione di lezioni a distanza – per due settimane».

A detta dei presidi con questo nuovo decreto che stabilisce le nuove regole sulle quarantene per il ritorno a scuola «ci sarà frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa».

Secondo Antonello Gianelli, presidente dell’Associazione Nazionale presidi «Bisogna dare la possibilità alle famiglie di mettersi in pari con le vaccinazioni dei ragazzi, con 2-3 settimane di Dad, per questo la distinzione sui non vaccinati andava introdotta, ma con gradualità». Inoltre Gianelli ha affermato che «andrebbero garantite le mascherine Ffp2 a tutti e, fino al primo febbraio, servirebbe una massiccia campagna di testing per verificare se il sistema riesce a praticare i tamponi: ho il sospetto che la tempistica dei test e del tracciamento non sia migliorata rispetto al passato e c’è il rischio che la scuola abbia notizia dei risultati dei tamponi effettuati solo diversi giorni dopo».

Il rinvio della didattica in presenza era stato chiesto anche dai Presidenti delle Regioni dopo la cabina di regia con il Governo. Al momento il governo però non ha intenzione di cedere

 Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa afferma che «Non si tratta di discriminazioni ma di situazioni diverse dovute alle vaccinazioni». La campagna vaccinale per la fascia 12-19 anni è già iniziata da tempo. Oltre il 70% è vaccinato. Con coerenza possiamo applicare regole diverse».

Le nuove regole hanno l’obiettivo di spingere alle vaccinazioni. Però la campagna di vaccinazioni che è partita per la fascia di età tra i 5 e gli 11 anni a metà dicembre stenta a decollare. Infatti sono solo 435 mila le prime dosi effettuate.

Super Green pass per andare al lavoro?

Per mercoledì 5 Gennaio il premier Mario Draghi ha convocato il Consiglio dei Ministri che avrà probabilmente come ordine del giorno l’estensione della certificazione verde rafforzata sui luoghi di lavoro a partire dai primi di febbraio. In questo modo i milioni di italiani che ancora non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino e che per andare al lavoro eseguono un tampone avranno il tempo per correre ai ripari.

Vi è però un rischio: considerando che l’obbligo vaccinale per i lavoratori arriverebbe proprio mentre vi è in atto la campagna vaccinale per i ragazzi di età compresa tra i 5 e gli 11 anni e che dal 10 gennaio verrà ridotto per tutti il tempo tra la seconda e la terza dose, si potrebbero creare file negli hub vaccinali.

In questi giorni però sono 90 mila le persone che hanno ricevuto il vaccino in una settimana segno che nel frattempo c’è già chi si sta organizzando.

Ma anche il numero dei contagi continua a salire. Il bollettino di ieri del Ministero della Salute ne ha contati ben 61 mila, con un tasso di positività che è aumentato al 21%.

Da oggi sono 11 le regioni e Provincie Autonome (Lombardia, Piemonte, Lazio e Sicilia che si aggiungono a Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento e Veneto) che sono passate in zona gialla.

Ma le regioni Liguria, Calabria e Provincia Autonoma di Trento tra sette giorni rischiano di passare in zona arancione considerando l’aumento dell’occupazione dei posti letto negli ospedali.

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha infatti definito giusta la proposta di rendere obbligatorio il Green pass per i lavoratori.

La Lega ed il Movimento 5 stelle, che già erano contrari nella seduta del precedente Consiglio dei Ministri continuano a rimanere nelle loro posizioni, ma il Presidente Draghi spinto dalle regioni vuole andare avanti rendendo obbligatorio il super Green pass per i lavoratori.

«Si procede con un percorso a tappe, ha affermato l’epidemiologo e membro del Comitato Tecnico Scientifico Donato Greco. Il Super Green pass nei luoghi di lavoro rappresenta una misura alternativa all’obbligo vaccinale, ma mette in sicurezza gli uffici, le aziende, l’economia e spinge tutti gli under 65 a vaccinarsi».

Nell’intervista rilasciata al quotidiano la Stampa, Greco afferma che sulla questione dell’obbligo vaccinale «deciderà il governo, ma prima il generale Figliolo porterà avanti la vaccinazione porta a porta, cercando di arrivare ai cittadini rimasti isolati mobilitando i medici di base. Se non bastasse si arriverebbe all’obbligo dai 21 anni in su per saltare l’età scolare».

Nel corso della stessa intervista Greco ricorda che lo Stato Italiano si è assunto la responsabilità della vaccinazione con la legge 210/1992 che indennizza gli eventuali effetti collaterali a seguito della vaccinazione.

Per l’obbligo vaccinale afferma Greco manca solamente una legge votata dalle Camere e se non si otterranno risultati questa sarà la strada da percorrere anche se secondo l’epidemiologo l’obbligatorietà in Europa non ha funzionato perché la «la prevenzione non si somministra con i carabinieri»

Nel frattempo sembrerebbe che il Governo Nazionale stia pensando a modificare la procedure per riavere il Green passo dopo la guarigione da covid-19.

Ad oggi per riavere il Green pass dopo la positività si deve avere un tampone negativo antigenico o molecolare. La Struttura Sanitaria che fa il test invia l’esito alla piattaforma nazionale.

Nello stesso tempo il paziente deve inviare al medico di base l’esito del tampone negativo, il medico elabora il certificato di guarigione da Covid e provvederà alla sblocco del Green pass sulla piattaforma nazionale effettuando l’operazione “annulla blocco”.

Considerando che il Green Pass rafforzato diventerà obbligatorio per molte attività il Governo ha deciso di far scattare il doppio automatismo: il tampone positivo blocca il Green pass mentre quello negativo lo sblocca.

Secondo l’ultimo decreto, invece, dal 10 gennaio il Green pass rafforzato sarà obbligatorio per i gli alberghi e ristoranti all’aperto, per i trasporti pubblici, per partecipare alle feste, cerimonie civile, sagre e fiere, palestre e piscine, centri culturali e ricreativi.

Nello stesso decreto vi è anche la riduzione delle capienze al 50% per gli impianti sportivi all’aperto e del 35% per quelli al chiuso.

Si attende adesso la riapertura delle scuole e si ipotizza il rinvio della riapertura delle scuole, in programma tra il 7 ed il 10 gennaio con la proposta dei sindaci del Partito Democratico che chiedono il Green pass per gli studenti.

Nella giornata di ieri il consigliere del ministro Walter Ricciardi ha ipotizzato che nel mese di gennaio vi sarà «un aumento esponenziale dei casi. Arriveremo a centinaia di migliaia di contagiati al giorno», per la discesa «dovremo aspettare febbraio. A patto di aggredire il virus e questa variante che raddoppia ogni giorno e mezzo. Bisogna prendere le misure adeguate e spingere di più sulla campagna vaccinale».

Sicilia, possibile zona gialla. Restrizioni per Capodanno?

Nella giornata di ieri in Sicilia sono stati eseguita 15 mila tamponi, i nuovi casi riscontrati sono 2087 con un’incidenza pari a 200 positivi ogni centomila abitanti. Crescono anche i ricoveri (+24) e le terapie intensive (+4).

Osservando i dati dell’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), la regione Sicilia si attesta al 9% di occupazione delle terapie intensive e al 17% delle aree mediche.

Con questi dati e con questa crescita di contagi, la regione Sicilia potrebbe diventare zona gialla a partire da lunedì 3 gennaio, ma il governatore Musumeci sta pensando ad anticipare le restrizione a partire dalla vigilia di Capodanno.

Rendendo obbligatorio il tampone per chi rientra dall’estero o dalle regioni gialle o arancioni ed istituendo i lockdown per i Comuni che presentano più contagi ed aumentando il numero dei “drive in” per effettuare i tamponi e gli hub vaccinali.

Nel frattempo negli hub vaccinali vengono segnalate code di ore per i tamponi. A Catania ed a Palermo le file hanno creato problemi al traffico, allo stesso modo le farmacie sono state prese d’assalto.

«Noi ci organizziamo per rafforzare, anzi raddoppiare, tutti i servizi territoriali» ha affermato l’Assessore Razza, «ma i cittadini devono darci una mano, accelerando con la terza dose e soprattutto con le nuove vaccinazioni, per chi ancora non ne ha fatto neppure una».

«Ci troviamo ad avere una crescita importante dei contagi come in ogni parte d’Italia. Abbiamo disposto di dare a tutti i “drive in” un numero adeguato di biologi per poter rafforzare l’attività, quindi raddoppiare il numero dei “drive in” in tutta la Sicilia, potendo così destinare i medici impegnati nell’emergenza alle visite domiciliari e alla somministrazione dei vaccini domiciliari. Dobbiamo prepararci ad assistere a domicilio tantissime persone perché, come i bollettini recitano giornalmente, la gran parte dei soggetti positivi al Covid è asintomatica o paucisintomatica (che manifesta sintomi lievi), ma comunque isolata a domicilio».

Per le ore 18 di oggi è stato convocato il Comitato Tecnico Scientifico regionale e il presidente della regione Siciliana On. Nello Musumeci su La 7 ha preannunciato i possibili provvedimenti.

«Non siamo ancora zona gialla in Sicilia, e questo è merito della comunità, temiamo di esserlo tra qualche giorno» ha affermato Musumeci nel corso della trasmissione Omnibus su La 7.

«Ogni nostra attenzione è destinata non solo alla tutela della salute, specie dei più fragili e dei ragazzi – dice Musumeci – ma anche ad evitare di bloccare il settore economico che da noi sarebbe una catastrofe. Oggi adotteremo le misure necessarie.

Continuando Musumeci ha detto che «Noi siamo d’accordo con l’orientamento generale dei colleghi presidenti delle Regione affinché il governo possa rivedere le regole che disciplinano la quarantena. E’ un fatto di giustizia. Chi si è già sottoposto al vaccino ha il diritto di potersi muovere con maggiore facilità. Sono regole che se non venissero cambiate rischierebbero di bloccare una parte del paese. Oggi riuniamo il nostro Cts perché vogliamo rivedere intanto la distribuzione del personale, vogliamo aumentare i “drive in” con il reclutamento di alcune centinaia di biologi e dare una maggiore attenzione a chi resta in casa perché non si senta un recluso. Bisogna essere particolarmente attenti a garantire la quarantena essenziale solo per chi ne ha obiettiva necessità – ha concluso Musumecii – dieci giorni sono tanti».

Covid. Obiettivo: limitare la diffusione della variante omicron

Con il decreto “Festività” il Governo Draghi ha dato una nuova stretta sui “Green Pass” per cercare di contenere al massimo la diffusione della variante omicron e anche per incrementare la vaccinazione e le terze dosi.

È stato esteso, pertanto, l’obbligo della certificazione verde rafforzata alle manifestazioni sportive e culturali.

Di seguito vengono date le principali indicazioni sui contenuti del nuovo decreto.

Per accedere alle attività sportive al chiuso di piscine, palestre, sport di squadra, al chiuso occorrerà avere il super “Green pass”.

Stessa cosa per l’accesso a musei, mostre e centri benessere, centri termali, con esclusione per le attività di assistenza terapeutica e riabilitazione.

Il Green pass rafforzato occorre anche per l’accesso a parchi tematici e di divertimento al chiuso, centri culturali, centri sociali e ricreativi, sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò.

Il Green pass rafforzato è reso obbligatorio anche nel caso di consumazione al banco nei bar e nei ristoranti.

Lo stesso decreto stabilisce che la Certificazione verde rafforzata è richiesta anche per gli spettatori di eventi sportivi, per coloro che prendono parte a feste o accedono alle discoteche o a cerimonie pubbliche.

Con il decreto del 23 dicembre il Governo ha anche ridotto, a partire dal primo febbraio 2022, la validità della certificazione verde da 9 a 6 mesi dall’ultima dose di vaccino dando anche la possibilità di avere inoculata la  terza dose di vaccino dopo 4 mesi dal completamento del ciclo vaccinale.

Ma cos’è il super Green pass (o certificazione verde rafforzata)?

È la certificazione rilasciata soltanto a seguito della vaccinazione o della guarigione dal Covid.

Per coloro che si sottopongono al solo tampone hanno il Green Pass di base della durata di uno o due giorni e che garantisce poche libertà.

Inoltre nel decreto del 23 dicembre è stato reintrodotto l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto anche in zona bianca, anche in luoghi non affollati, mentre per l’ingresso nei locali al chiuso quali cinema, teatri e mezzi di trasporto è stato reso obbligatorio l’uso della mascherine a maggiore protezione del tipo FFP2.

La mascherina FFP2 è obbligatoria anche per l’accesso a spettacoli aperti al pubblico e per eventi e competizioni sportive che si svolgono al chiuso o all’aperto.

In tutti questi casi è anche vietato, al chiuso, il consumo di cibi e bevande.

L’obbligo di mascherina tipo FFP2 vale, come detto, per l’accesso a tutti i mezzi di trasporto, quindi trasporto pubblico locale quali bus e metropolitane e mezzi a lunga percorrenza quali treno e aereo.

Si pone infine il problema dei costi della mascherine FFP2.

È facilmente comprensibile che a una maggiore richiesta di questo tipo di mascherine seguirà, purtroppo un aumento dei prezzi, secondo la legge del mercato.

Sarebbe utile, in questo caso, un intervento governativo volto a calmierare i prezzi, magari diminuendo l’IVA su questo prodotto.

Papa Francesco nell’isola di Lesbo, in Grecia: Non lasciamo che il “mare nostrum” diventi “mare mortuum”

Papa Francesco è tornato oggi, dopo cinque anni, nell’isola greca di Lesbo per incontrare i migranti.

Il Pontefice è stato accolto nel “Reception and Identification Centre” dai canti eseguiti dagli ospiti del campo.

Nel suo saluto la presidente del Centro ha riferito al Papa che la Grecia continua ad essere in prima linea nella crisi dell’immigrazione che colpisce l’intero mare Mediterraneo sopportandone l’onere. E ha continuato affermando che la crisi andrebbe affrontata e condivisa con tutta l’Europa.

Nella sua risposta il Papa ha fatto presente come le migrazioni rappresentino una “crisi umanitaria che riguarda tutti”.

E continuando il Pontefice ha richiesto una maggiore solidarietà al mondo intero. Allo stesso modo delle risposte che cominciano ad essere date alle crisi globali quali la pandemia e i cambiamenti climatici così dovrebbero darsi risposte alla crisi delle migrazioni.

Eppure, prosegue Papa Francesco: “ci sono in gioco persone, ci sono in gioco vite umane! C’è in gioco il futuro di tutti, che sarà sereno solo se sarà integrato. Solo se riconciliato con i più deboli l’avvenire sarà prospero. Perché quando i poveri vengono respinti si respinge la pace. Chiusure e naziolismi – la storia lo insegna – portano a conseguenze disastrose.“

E allora il Pontefice esorta tutti a seguire gli insegnamenti della storia adottando politiche a largo respiro, senza che si voltino le spalle per non vedere, senza il rimbalzo di responsabilità, senza che vengano delegate ad “altri” le questioni legate ai flussi migratori.

E il Papa passa attraverso il campo profughi percorrendo la strada sterrata che corre attraverso i container. Incrocia così gli occhi dei migranti, “carichi di paura e di attesa, occhi che hanno visto violenza e povertà, occhi solcati da troppe lacrime”.

Non c’è distanza tra il Pontefice e le persone, sorride, tocca le loro mani, abbraccia i bambini, sempre circondato dal calore che solo le persone sanno dare, ma circondato anche dal muro e dal filo spinato che rinchiudono i migranti come in uno di quei “nuovi lager” di cui lo stesso Francesco ha parlato a Cipro.

Nel suo discorso il Papa, con lo sguardo fisso ai profughi che lo circondano, che chiedono, ricambiandone lo sguardo, di non essere dimenticati, dice ancora:

“In questa domenica, prego Dio di ridestarci dalla dimenticanza per chi soffre, di scuoterci dall’individualismo che esclude, di svegliare i cuori sordi ai bisogni del prossimo. E prego anche l’uomo, ogni uomo: superiamo la paralisi della paura, l’indifferenza che uccide, il cinico disinteresse che con guanti di velluto condanna a morte chi sta ai margini! Contrastiamo alla radice il pensiero dominante, quello che ruota attorno al proprio io, ai propri egoismi personali, ai propri egoismi nazionali, che diventano misura e criterio di ogni cosa.

Ritornando, con la memoria, al suo primo viaggio a Lesbo, cinque anni fa, il Papa nota come sulla questione delle migrazioni da allora ad oggi si è fatto molto poco: mentre la Grecia ha sopportato i sacrifici dell’accoglienza, in Europa c’è chi continua a trattare il problema come se non lo riguardasse mentre i migranti vivono in condizioni indegne della persona umana.

E, continua il Papa: “Quanti hotspot dove migranti e rifugiati vivono in condizioni che sono al limite, senza intravedere soluzioni all’orizzonte! Eppure il rispetto delle persone e dei diritti umani, specialmente nel continente che non manca di promuoverli nel mondo, dovrebbe essere sempre salvaguardato, e la dignità di ciascuno dovrebbe essere anteposta a tutto! È triste sentir proporre, come soluzioni, l’impiego di fondi comuni per costruire muri.”

Ma, riflette il Papa, non sono le barriere che possono risolvere il problema. Piuttosto si dovranno unire gli sforzi per prendersi cura degli altri, nella legalità e senza prescindere dal “valore insopprimibile della vita di ogni uomo”.

Continuando nel suo discorso il Papa chiede: “Piuttosto che parteggiare sulle idee, può essere d’aiuto partire dalla realtà: fermarsi, dilatare lo sguardo, immergerlo nei problemi della maggioranza dell’umanità, di tante popolazioni vittime di emergenze umanitarie che non hanno creato ma soltanto subito, spesso dopo lunghe storie di sfruttamento ancora in corso.”

Piuttosto che inculcare nell’opinione pubblica la paura dell’altro, del diverso, la soluzione al problema va ricercata nella cura da porre nel parlare dello sfruttamento dei poveri, delle guerre dimenticate e molto spesso finanziate da accordi economici sottoscritti sulla pelle della povera gente, del traffico di armi.

Si dovrebbero ricercare, riprende Francesco, piuttosto le soluzioni alle guerre, alle cause nascoste che le provocano e al fatto che sono sempre le spalle dei poveri a pagarne poi le conseguenze. Perciò, anziché mettere pezze per affrontare di volta in volta l’ultima emergenza che si presenta occorrerà superare le “ghettizzazioni” e favorire “l’indispendabile integrazione”

Per questo il Papa chiede di guardare il volto dei bambini che parla alle coscienze senza poi scappare via dalle proprie responsabilità e senza girare lo sguardo “dalle crude immagini dei loro piccoli corpi stesi inerti sulle spiagge”.

E riprende: “Il Mediterraneo, che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un freddo cimitero senza lapidi. Questo grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà, sembra ora uno specchio di morte. Non lasciamo che il mare nostrum si tramuti in un desolante mare mortuum, che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro! Non permettiamo che questo “mare dei ricordi” si trasformi nel “mare della dimenticanza”. Vi prego, fermiamo questo naufragio di civiltà!”