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Il Presidente Conte sui migranti

Conte rompe il silenzio sui migranti, “Non possiamo tollerare che si entri in modo irregolare”

Sui social il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando dell’emergenza migranti, scoppiata in questi giorni, ha scritto: “Non possiamo permettere che i sacrifici fatti siano vanificati da migranti che tentano di fuggire alla sorveglianza sanitaria”.

Anche in occasione della sua visita a Cerignola, il Presidente Conte entra nella discussione sul tema dei migranti rompendo di fatto quel silenzio che fino a questo punto, almeno dal punto di vista mediatico, lo aveva visto ai margini del dibattito politico.

“Non possiamo tollerare che si entri in Italia in modo irregolare”, ha ripetuto Conte.

“Dobbiamo essere duri e inflessibili”, ha ancora evidenziato il Presidente Conte. “Stiamo collaborando con le autorità tunisine, è quella la strada. Dobbiamo contrastare i traffici e gli incrementi degli utili di criminali che sfruttano questi traffici illeciti.

“Dobbiamo intensificare i rimpatri”, ha poi suggerito il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sempre a Cerignola.

E intanto vi sono stati ancora nuovi sbarchi a Lampedusa: tra il 2 e il 3 agosto si sono registrati ben otto sbarchi che hanno portato altri duecento immigrati sull’isola, andando ad aggravare ulteriormente la situazione nel locale hotspot, dove si contano più di novecento ospiti a fronte di una capienza di appena novantacinque posti.

Infine il premier Conte ha parlato anche dell’emergenza coronavirus ed ha invitato i giovani a rispettare le norme anche per tutelare i parenti come i genitori e i nonni.

“Lo dico ai giovani. Possono trasmettere il virus anche ai genitori e ai nonni, quindi serve un atteggiamento responsabile”.

RECOVERY FUND, ACCORDO RAGGIUNTO

Stamani, alle 5,30 finalmente la notizia che il Paese aspettava: tra i leader europei è stato raggiunto l’accordo sul recovery fund, il finanziamento ai Paesei dell’Europa Unita a seguito per il rilancio dell’economia dopo la pandemia procurata dal coronavirus.

È stato uno dei vertici europei più lunghi di sempre, quasi 5 giorni. Ma alle fine “Ce l’abbiamo fatta. L’Europa è forte e unita, abbiamo raggiunto un accordo sul pacchetto di Recovery e sul bilancio”, ha detto Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo. “È un ottimo accordo, e accordo giusto”, ha commentato visibilmente soddisfatto. “Ed è un segno concreto che l’Europa è una forza in azione”.

“Ci sono volute oltre 90 ore di negoziati, ma ne è valsa la pena”, ha invece detto Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. “L’Europa viene spesso accusata di fare troppo poco e troppo tardi ma questa volta non è andata così”, ha detto inoltre, ma “L’Europa ha ancora il coraggio e l’immaginazione di pensare in grande, siamo pienamente al corrente che è un momento storico per l’Ue”.

“Sono molto sollevata” per l’intesa raggiunta sul Recovery Fund e sul bilancio europeo, “a febbraio non c’eravano riusciti, ma ora ce l’abbiamo fatta e questo è un buon segnale.” Lo ha affermato la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Alle 6,00, in conferenza stampa, al termine del Consiglio europeo, il premier, Giuseppe Conte, ha detto: “Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l’autonomia delle istituzioni comunitarie”. E aggiunge: “Il governo italiano è forte: la verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano. Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese.”Ora dobbiamo correre”.

Ad altra domanda Conte ha risposto: “Non avrei mai concesso a nessun Paese il diritto di veto o di intromissione sull’attuazione del piano di Rilancio nazionale. È giusto che ci sia un sistema di verifiche in relazione all’avanzamento dei progetti, all’implementazione degli stessi. Ma certo era una pretesa inaccettabile che un singolo Paese potesse decidere fino al veto dell’erogazione dei fondi ed esercitare poteri di intromissione. Non l’avrei mai concesso, non l’ho concesso e sono soddisfatto del risultato. C’è la possibilità con un «freno d’emergenza», se c’è una questione particolare, delicata e complessa, e con il sospetto di deviazioni molto significative, di portarla anche al livello politico all’attenzione del Consiglio europeo. Ma certo non c’è per nessun Paese la possibilità di invadere le competenze della Commissione nella fase attuativa del piano. Tutta la procedura rimane nella competenza della Commissione”.

A una precisa domanda Conte risponde: “La mia posizione non è mai cambiata. Il Mes non è il nostro obiettivo. L’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e utilizzare tutti i piani che sono nell’interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità. Ci sono prestiti molto vantaggiosi”. E annuncia che: “partirà presto una task force sul Piano di rilancio”, e aggiunge “avremo il quadro chiaro dopo il confronto con le opposizioni”.

Infine Conte conclude: “Permettetemi di ringraziare tutti gli italiani: in questi giorni sono stato molto impegnato, non ho avuto il tempo di seguire il dibattito interno ma ho avvertito forte il sostegno di tutta la comunità nazionale: sono orgoglioso di questo risultato, orgoglioso di essere italiano”.

Il premier è subito volato a Roma dove il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo ha ricevuto al Quirinale.

Il nuovo piano porterà all’Italia quasi 209 miliardi. Si tratterebbe di oltre 30 miliardi in più rispetto alla prima proposta (173,8 miliardi). Dei 208,8 mld, 81,4 mld sono trasferimenti, in lieve calo da 85,24 mld, mentre 127,4 mld sono prestiti, rispetto a 88,584 mld. Aumentano dunque, di molto, i prestiti, che vanno restituiti ma che sarebbero a tassi molto bassi, visto che la Commissione, un emittente sovrano, si può finanziare a tassi molto bassi e condizioni vantaggiose, avendo rating tripla A dalla maggior parte delle agenzie.

COVID-19. NON SERVE L’ALLARMISMO, MA SOLO TANTA PRECAUZIONE

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Ci siamo lasciati andare un po’ tutti. Quasi come se nulla fosse accaduto, si sono susseguiti e continuano a susseguirsi in questi giorni assembramenti, molti dei quali senza mascherina e distanziamento. Pensiamo alla chiusura di diversi locali, discoteche che non hanno rispettato le misure di prevenzione contro il Covid-19 e che gli attenti controlli disposti sul territorio hanno fatto chiudere per qualche giorno. Nessun allarmismo di sorta, ma bisogna prendere coscienza che il Covid-19 non è mai sparito dalla terra sicula ed ancora circola indisturbato tra la gente.

Molti s’interrogano sull’eventuale virulenza o trasmissibilità nel periodo estivo del virus, coi casi che rispetto all’inverno sono calati di molto, così come i ricoverati; ma questo non deve farci abbassare la guardia perché lo scopo è sempre quello di arrivare a contagi zero per meglio affrontare la stagione fredda.

Dall’articolo postato oggi su “La Sicilia” (https://www.lasicilia.it/news/covid-19/353132/coronavirus-in-sicilia-sette-positivi-a-misterbianco-mini-focolaio-individuato-anche-a-gravina-di-catania.html?fbclid=IwAR30mfglNN3OLCZFpUdzYi8vGgkSDnUfB9zdnmtTcegKaRyXaCgt1AwaPj4), possiamo attenzionare come il numero dei contagi a Catania e Misterbianco sia salito nel giro di una settimana. In questo momento si sta cercando di capire il tipo di spostamenti che i contagiati hanno fatto nelle scorse settimane, in modo da tenere sotto controllo il più possibile un eventuale ipotesi di inizio focolaio.

In Spagna già alcune aree hanno chiuso per inizi di focolaio da Covid-19 importante e non volendo rischiare una seconda ondata, si è tornati nuovamente al Lockdown, stavolta mirato. La speranza è quella che non succeda in Italia perché le attività commerciali già sono al collasso e nessuno si può permettere un’altra chiusura forzata come quella già avvenuta tra marzo ed maggio.

Tornando all’articolo succitato che parla di Misterbianco, si legge: “Il ceppo individuato a Misterbianco fa riferimento sempre a una famiglia del paese e ad alcuni amici ed è composto, invece, da sette pazienti, cinque dei quali sono componenti di un unico nucleo familiare. Uno di questi positivi è ricoverato, gli altri sono in isolamento con sintomatologia lieve o del tutto asintomatica”.

Non ce n’è covid?

Eclatante è stata nel corso della trasmissione televisiva di “Live non è la D’Urso” della conduttrice Barbara d’Urso l’intervista ai bagnanti che hanno dichiarato che qui in Sicilia “Non ce n’è covid”.

“Non ce n’è covid”. Questa affermazione ripetuta più volte è diventata virale nei principali canali social ed ha persino ispirato una catena di distribuzione alimentare a sponsorizzare un noto prodotto parafrasando questa frase.

Forse la voglia di libertà, la voglia di tornare a vivere ci spinge ad esagerare certi atteggiamenti e a ignorare le disposizioni di distanziamento sociale, e questa frase detta sguaiatamente, in costume da bagno, stona con le immagini che ci hanno fortemente turbati qualche mese fa e che molti di noi hanno ancora impresse nella memoria: i camion dell’esercito che trasportavano le bare dei morti a causa del covid-19 fuori dalla Lombardia dove non c’era posto nei cimiteri.

Molti di noi hanno sperato che il tempo di emergenza covid-19, il lockdown, il tempo ritrovato a casa aiutassero gli italiani a capire cosa sia veramente importante ed essenziale nella vita.

Speravamo in tanti che in questa emergenza covid-19 aiutasse questo Paese a trovare una vera unità nazionale basata sulla solidarietà tra le persone. Ma niente o poco è rimasto di tutto questo.

Accanto alle persone che ancora soffrono per la mancanza di lavoro per poter assicurare il pane alle proprie famiglie il popolo festaiolo dei pub, delle serate, degli aperitivi si è svegliato scordandosi tutto.

Ma sotto sotto il virus c’è ancora.

Ieri 17 nuovi casi in Sicilia, nessun decesso.

Sempre ieri 230 nuovi contagi in Italia con 20 vittime.

Forse ancora dobbiamo stare all’erta e mantenere distanze e mascherine anche se, come giusto, tutte le attività devono riaprire per far ritornare alla normalità pre covid e per quanto possibile tutte o la maggior parte delle aziende produttive e commerciali del Paese.

Non possiamo, però, mettere a tacere quanti hanno perso la vita.

È di questi giorni lo sfogo di un infermiere postato sui social:

A Cremona, una delle zone più colpite dall’emergenza, torna la paura: “Qualcuno pensa non sia mai esistito, altri che sia un ‘invenzione delle case farmaceutiche…”.

“Ricominciano ad arrivare in reparto pazienti Covid gravi: il virus non è magicamente sparito!”

Non servono tanti preamboli. Quella di L.A., infermiere all’ospedale di Cremona, uno di quelli che per settimane è rimasto nella morsa del coronavirus nella fase più acuta dell’emergenza, è una testimonianza che parla da sola. L’invito è a rimanere tutti in guardia e a non abbassare la soglia d’attenzione.

Il monito dell’infermiere L.A.: “Tornano pazienti Covid gravi”

Egli ha pubblicato sui social un selfie scattato mentre era al lavoro alle 22 circa di qualche giorno fa. La foto fa vedere come in reparto hanno ricominciato a ricoverare pazienti COVID con gravi insufficienze respiratorie. Per ora la cosa è limitata, continua nel suo post L.A., non è come a febbraio o marzo o l’inizio di aprile, quando i COVID erano 30 su 30 in reparto più altrettanti ricoverati in altri reparti, quando su 30 pazienti 26 erano ventilati. Ma il Coronavirus non si è dimenticato di fare il suo lavoro, e da bravo virus fa quello che deve: infetta nuovi ospiti per sopravvivere. Niente di più e niente di meno.

Noi esseri umani, invece, dall’alto della nostra intelligenza ed evoluzione tecnologica e scientifica, facciamo finta che non esista, qualcuno pensa non sia mai esistito, altri che sia un’invenzione delle case farmaceutiche o di qualche altra fantomatica lobby segreta. Niente di tutto ciò dice L.A.. Il virus esiste, non è magicamente sparito, e sta mietendo ancora vittime in altre parti del mondo.

Da noi ha già dato, ma non sta scritto da nessuna parte che non possa ricominciare a farsi vivo, e, cosa più importante, continua L.A., il virus non lo sa che noi infermieri, medici, oss ed il resto del personale sanitario siamo distrutti da 3 mesi di lavoro intenso, fatto di paure, tensioni, preoccupazioni, emozioni intense e continuo contatto con la morte. E non gliene frega niente, al Coronavirus, di tutto ciò.

La maggior parte delle persone ormai pensa al mare, alla montagna, all’aperitivo con gli amici, alla gita del week end. Se qualcuno conosce una persona che ha perso uno dei suoi cari a causa del virus, provate a chiedere cosa ne pensa di tutto ciò, delle ferie, del fatto che ci sono dei forsennati che insistono nel continuare a dire di tenere la mascherina. Provate a chiedere e sentite cosa ne pensano.

Nel frattempo, ripete L.A., noi, operatori della sanità, continuiamo a fare quello che facciamo sempre, anche se adesso non siamo più eroi, angeli o qualunque altro titolo onorifico.

L’ultimo paziente della prima ondata è stato dimesso, dal nostro reparto, il 30 giugno scorso.

Non siamo più COVID free,ma poco importa. Spero che tutto ciò che è stato non si ripeta, ovviamente, ma nessuno ne può avere la certezza, e chi afferma il contrario a mio parere è un bugiardo clamoroso.

Su questo virus si sa molto poco, continua sempre L.A., e quel poco che sappiamo lo abbiamo imparato strada facendo e lo abbiamo pagato quasi 35000 (trentacinquemila) morti. Col senno di poi è facile parlare, soprattutto da parte di chi non era nei reparti a febbraio, marzo ed aprile. Ciò che abbiamo visto e vissuto in quel periodo non è spiegabile a parole. Solo chi c’era può capire: prima di tutto i pazienti (quelli che sono riusciti a sopravvivere), poi gli operatori sanitari e i parenti dei pazienti per quello che hanno passato, i lunghi periodi senza vedere i loro cari, le attese notturne di una telefonata che, per fortuna, nella maggior parte dei casi non è avvenuta.

Solo questi possono capire cosa è stato il COVID, tutti gli altri parlano per sentito dire o ripetono quello che stava scritto sui giornali o che ha ripetuto fino alla noia la TV.

Fa tristezza e rabbia allo stesso tempo che persone che non hanno la minima cognizione di causa si mettano a pontificare, a esprimere giudizi, a incolpare questo o quell’altro di crimini non meglio precisati. Tali personaggi farebbero meglio a tacere,a mio modo di vedere.

La stragrande maggioranza delle persone, conclude L.A., non si rende conto che il mondo sta vivendo un evento che resterà nei libri di storia, nel bene e nel male. Essere qui a scrivere questo post per me significa che sono riuscito a sopravvivere per raccontarlo, e per me è un fatto che a marzo non era scontato per niente. Ah, per informazione, io il COVID l’ho beccato (come molti altri colleghi), ho gli anticorpi ma non ho mai avuto sintomi. Ma, a dirla tutta, non mi sento affatto tranquillo anche se gli esami dicono che in teoria sarei immune. Proprio per il fatto che non sappiamo nulla su questo simpatico virus, e non ci sarà nessun professore che mi farà cambiare idea.

Azzolina, Ripartenza a settembre con una “scuola nuova”

Si è svolta nel pomeriggio di ieri l’attesa conferenza stampa della ministra Azzolina sulla scuola con particolare riguardo ai temi della riapertura a settembre che tanto hanno turbato il sonno degli Italiani e specialmente dei genitori di alunni e studenti per sapere come sarà il prossimo anno scolastico.

Ha esordito il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il quale ha ribadito come la scuola è al centro dei pensieri del Governo. Nella prima fase emergenziale per la pandemia da coronavirus la didattica a distanza è stata una necessità, ma adesso, nella fase 3, alla scuola dovrà essere data quella centralità che le spetta.

Conte ha posto quindi l’attenzione su quanto è stato previsto per una scuola “nuova” per la quale il Governo è molto ambizioso e non abbasserà la guardia:

Lo stanziamento di un miliardo di euro per consentire la ripartenza in settembre, fondi straordinari per connessioni digitali e l’edilizia scolastica da affidare agli Enti locali.

Anche per quanto riguarda l’impiego dei fondi che verranno dal “recovery fund” un capitolo sarà tutto per la scuola.

Il tutto perché, ripete Conte, “vogliamo contrastare la dispersione scolastica, vogliamo classi meno affollate, classi professionalizzanti”

A questo punto prende la parola la Ministra Azzolina che promette linee guida immediatamente operative.

Riprende poi quanto detto dal Presidente Conte sullo stanziamento di un miliardo di euro per riaprire le scuole a settembre oltre ai 4,6 miliardi già stanziati nel decreto “rilancio” ribadendo che “il “mondo della scuola è nei nostri pensieri perché la scuola noi la amiamo”

A scuola sono già rientrati gli studenti dallo scorso 17 giugno, per gli esami di maturità, anche se molti erano scettici. Ma gli esami si stanno svolgendo regolarmente.

Adesso l’obiettivo è portare tutti a scuola da settembre: dal primo settembre gli alunni che dovranno recuperare e dal 14 settembre tutti gli altri.

Per questo ci sarà bisogno di alcune cose essenziali. Si pensa in particolare: alla formazione del personale scolastico nell’ottica di comportamenti responsabili e di prevenzione.

Per poter mantenere un metro di distanza tra gli allievi ovviamente ci sarà bisogno di più spazi. Per questo il Ministero ha creato un software per poter conoscere tutti gli spazi disponibili sia negli edifici esistenti sia anche in ben 3000 edifici scolastici dismessi a causa della diminuzione del numero degli iscritti. Ma anche con la possibilità di eseguire piccoli lavori di edilizia scolastica leggera, con il contributo degli Enti locali, negli edifici esistenti.

A seguito di questo primo censimento, ad oggi, soltanto  il 15 per cento degli studenti dovranno essere portati fuori.

Gli studenti, dice la ministra, vogliono una scuola che sia anche “al di fuori della scuola”, nei musei, nei cinema, nei teatri, immersa nella natura.

E la ministra Azzolina, quasi a dare risposta a ciò indica gli itinerari da percorrere: Più spazi vuol dire più organico, più docenti e personale ATA. Per il prossimo settembre si pensa a cinquantamila fra docenti e personale ATA da assumere a tempo determinato per poter far fronte alla riapertura e fino alle assunzioni che verranno dal nuovo concorso. Inoltre si pensa anche a un aumento degli stipendi per il personale docente.

Dovrà cambiare il modo di fare didattica. Per questo occorrerà investire sia negli ambienti di apprendimento delle nostre scuole sia anche sulla formazione degli insegnanti. Purtroppo ci sono scuole, come un istituto a Scampia dove le classi sono in appartamenti mentre altre, come l’ITIS “Maiorana” di Brindisi, eccellenza per ambienti legati anche alla formazione per il lavoro.

Non ci saranno doppi turni ma piuttosto diversificazione degli orari. Non ci saranno più classi con 30 studenti; già a partire da settembre il numero di studenti per classe dovrà diminuire. No alle scuole in appartamenti ma piuttosto scuole innovative su cui investire per migliorare la qualità della formazione.

Una attenzione particolare verrà posta verso chi ha sofferto di più: gli alunni delle scuole primarie e delle scuole per l’infanzia e i ragazzi con disabilità.

Per questo, conclude la ministra occorrerà la collaborazione di tutti.

Per quanto riguarda le elezioni regionali previste per il 21 settembre la ministra risponde che c’è un confronto in corso per utilizzo di altri locali per evitare di utilizzare le scuole ed avere subito dopo l’inizio una sospensione dell’attività didattica.

A una specifica domanda sulle problematiche legate alla scuola, sul grande dinamismo e sulla scuola stessa al di là dell’emergenza e su quale tabella di marcia degli Enti locali considerando i mesi di luglio e agosto il Presidente Conte ha risposto con un esempio:  Se un nonno entrasse oggi nelle aule scolastiche che frequentò da bambino ne riconoscerebbe l’aspetto e anche i metodi di insegnamento. Per questo vogliamo una scuola più nuova che sia legata ad una società che si rinnova.

E la ministra Azzolina conclude dicendo: la scuola che immagino avrà meno alunni per classe, più docenti specializzati, ad esempio il docente di inglese nella primaria, più insegnanti e ATA preparati, più scuole efficienti. Una scuola con ambienti diversi che sia punto di riferimento per la città e  presidio di legalità.

Ambiente. Covid-19 e inquinamento, studiata la correlazione

È stato pubblicato, recentemente, uno studio a cura dell’ARPAV, Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto per la valutazione degli effetti sulla qualità dell’aria dovuti ai provvedimenti di restrizione conseguenti all’emergenza COVID-19.

In particolare è stato osservato come prima del lockdown la concentrazione di NO2 (biossido di azoto) sia stata in linea con gli anni precedenti, con picchi in corrispondenza agli episodi di accumulo, a seguito di condizioni meteorologiche di stabilità atmosferica. A partire, poi dal 23 febbraio, data dalla quale è iniziata la chiusura delle scuole, le concentrazioni giornaliere si sono ridotte in tutte le stazioni di fondo dei capoluoghi.

In particolare sono stati analizzate le concentrazioni di NO2 (biossido di azoto) e di PM10 (particolato).

Il parametro NO2 ha un’origine sia primaria che secondaria. Si forma dall’ossidazione del monossido di azoto (NO), inquinante primario prodotto direttamente nelle reazioni di combustione. L’NO si ossida rapidamente a NO2, specie più stabile che può permanere in atmosfera 4-5 giorni e diffondersi anche a distanza rispetto alle sorgenti emissive che l’hanno prodotta.

La principale sorgente di emissione di biossido di azoto è il traffico veicolare, ma tra le reazioni di combustione non dobbiamo dimenticare anche quelle derivanti dal riscaldamento domestico e più in generale da tutte le attività industriali.

Le concentrazioni giornaliere di PM10 (particolato atmosferico) sono state analizzate confrontando il mese di marzo 2020 con il “mese medio” di marzo (2016-2019). Tre le sorgenti emissive che più impattano sulle concentrazioni di questo inquinante si annoverano: il riscaldamento domestico, il traffico, l’agricoltura e gli allevamenti. Quindi, per quanto riguarda il PM10, la riduzione delle concentrazioni determinata dallo stop del traffico stradale, potrebbe essere stata controbilanciata dall’incremento dell’utilizzo del riscaldamento domestico.

L’analisi dei dati di qualità dell’aria evidenzia come nel mese di marzo 2020 la concentrazione giornaliera di NO2, rispetto a quella registrata nello stesso mese degli anni 2016-2019, è risultata inferiore in una percentuale variabile tra il 19% e il 50% rispetto ai diversi territori delle province interessate. Per quanto riguarda, invece, il particolato PM10 si è osservata una riduzione compresa tra il 22 e il 32% dei livelli di concentrazione.

L’analisi dei dati giornalieri è stata completata con la valutazione delle concentrazioni di monossido di azoto (NO), inquinante direttamente emesso dalle sorgenti emissive, principalmente dal traffico. Le riduzioni delle concentrazioni giornaliere osservate si attestano tra il 56 e il 73%.

La stima della variazione complessiva delle emissioni nei diversi settori, a marzo 2020 rispetto a marzo 2019, per effetto del lockdown ha messo in evidenza le riduzioni più consistenti nel settore “traffico”: fino all’80% per le auto e i veicoli leggeri nelle strade urbane ed extraurbane e fino all’85% nelle autostrade;

Sarà possibile “leggere” questo studio estendendone le conclusioni a tutto il territorio nazionale. In particolare le sensibili riduzioni di biossido di azoto e di particolato dovute alla riduzione del traffico veicolare relativo a veicoli leggeri dovranno farci riflettere sulla possibilità di migliorare la qualità della vita nelle nostre città a partire da una decisa riduzione del traffico veicolare.

Rinunciare agli spostamenti in auto o in moto? Oppure andare verso nuove forme di mobilità: bicicletta, monopattino, veicoli elettrici.

Certamente è una questione di cultura. Abbiamo sperimentato una qualità della vita nelle nostre città derivata dalla notevole riduzione di biossido di azoto e di particolato, quindi vivere meglio è possibile. Ma occorre anche una conversione delle nostre città che dovranno trovare spazi dedicati per le nuove forme di mobilità ad evitare che si abbia una minore incidenza delle concentrazioni di gas inquinanti nell’aria a fronte di maggiori incidenti dove ad avere la peggio sarebbero i ciclisti.

SERIE A, SI RICOMINCIA IL 20 GIUGNO

“La serie A riparte il 20 giugno, il mio auspicio e’ che nella settimana precedente si possa giocare la Coppa Italia“: lo ha annunciato il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, al termine dell’incontro con le componenti della Fededercalcio.

Il comitato tecnico scientifico della Protezione civile ha infatti dato parere positivo al protocollo gare della federcalcio per la ripartenza dopo l’emergenza coronavirus. “Apprezzamento per la puntualità di dettaglio nell’analisi di molti aspetti” è stato espresso dal cts, che ha però ribadito come “le norme attualmente in vigore prevedano chiare disposizioni” a proposito “della quarantena di un soggetto positivo” e quella conseguentemente precauzionale di tutto il resto del gruppo-squadra.

(Fonte ANSA.it)

RECOVERY FUND, 500MILIARDI DI EURO DI AIUTI PIU’ 250MILIARDI IN PRESTITI

In questo periodo di miscredenza nei confronti dell’Europa da parte degli italiani, ecco che potremmo tutti ricrederci grazie ad una manovra senza precedenti che permetterebbe di risollevare le sorti di un’unione europea che sembrava poter cadere a pezzi nel post pandemia.

Il pacchetto del Recovery Fund proposto dalla Commissione europea ammonterebbe a 750 miliardi di euro. Lo scrive la Dpa in un’anticipazione citando fonti ben informate. Stando all’agenzia tedesca, 500 miliardi sarebbero versati come aiuti, 250 miliardi come prestiti.

Il pacchetto del Recovery Fund proposto dalla Commissione europea per l’Italia ammonta a 172,7 miliardi di euro. Lo apprende l’ANSA da fonti ben informate. 81,807 miliardi sarebbero versati come aiuti e 90,938 miliardi come prestiti.

“Sono giorni importanti. Il piano di intervento europeo sta assumendo la sua fisionomia definitiva. Oggi la Commissione europea annuncerà la sua proposta di Recovery Plan. L’Italia deve farsi trovare pronta all’appuntamento. Deve programmare la propria ripresa e utilizzare i fondi europei che verranno messi a disposizione varando un “piano strategico” che ponga le basi di un nuovo patto tra le forze produttive e le forze sociali del nostro Paese”. Così il premier Giuseppe Conte su fb.

(Fonte ANSA)

NETFLIX, ANNUNCIATA LA TERZA E ULTIMA STAGIONE DI “DARK”. ECCO QUANDO…

Arriva l’ufficialità con un trailer che terrà in attesa milioni di spettatori per l’annuncio della terza e ultima stagione di Dark, la serie Netflix più amata dai giovani e non solo che sarà online il 27 giugno 2020.

Per chi non l’abbia mai vista, la trama è complicato spiegarla in poche righe, ma c’è da sapere che questa fantastica serie tedesca tratta di fantascienza; andando a ricadere nel capitolo dei viaggi spazio-temporali.

COVID-19, PARERI DISCORDANTI TRA GLI ESPERTI. RISCHIO SECONDA ONDATA? INTANTO LA VERITA’ E’ CHE…

Partiamo dalle notizie incoraggianti da parte di uno studio di alcuni ricercatori bresciani che hanno trovato una variante poco aggressiva del virus “Sars-CoV-2“. Questo significa che persone contagiate con una carica virale potente, non hanno sintomi gravi. Da qui, si potrebbe spiegare la situazione attuale italiana, con la netta discesa di pazienti in terapia intensiva e di decessi. Una situazione che farebbe ben sperare per il futuro. Ma è appunto il domani che crea incertezza tra i gli esperti virologi ed è qui che si crea la confusione più assoluta.

Tante le teorie scritte dalle varie testate giornalistiche che hanno ripreso pareri molto discordanti tra chi dice che questo Covid-19 possa oramai scomparire totalmente anche per la stagione invernale e chi, invece, pensa che questa sia solo una tregua e che già ad ottobre in concomitanza col calo delle temperature, la pandemia possa tornare ad uno stadio di aggressività importante.

La verità è che non c’è al momento una certezza e come abbiamo imparato da febbraio in poi, si vive alla giornata; in attesa di un eventuale vaccino, ma anche qui regna la confusione.