Se dovessimo pensare al Covid-19 come una persona in carne ed ossa lo immagineremo come un grasso studente delle superiori a cui piace mangiare tanto, bere alcolici la sera, a cui piace spendere presso i Centri Commerciali la domenica pomeriggio. Il lunedì va a scuola alle superiori, data l’età giovane, mentre la sera lo troviamo a praticare palestra, piscina o calcio per cercare di smaltire il proprio peso.
Questa sarebbe un’ipotetica descrizione, un’identikit che più si avvicina alle limitazioni che ci vengono imposte dal Governo.
Quindi, dalla descrizione possiamo evincere come bar e ristoranti siano più a rischio, non importa se siano contingentati o che venga ridotta del 50% la capienza interna. Si è a rischio dopo le 18.00 pure a prendere un caffè al bancone, a bere una birra soli seduti su di una panchina in piazza dopo le 21.00; anche se in questo periodo non è così tanto facile causa temperature rigide.
Restrizioni, delimitazioni che hanno orari ben precisi perché questo essere avrà delle abitudini già ben salde. Pensiamo ai Centri Commerciali con la chiusura domenicale a partire dalle 14.00, dopo una settimana piena di studio ed impegni, Mr. Covid, magari si alza tardi e a fare un giro tra i negozi solo sul tardo pomeriggio; per acquistare qualche videogame o qualche capo di abbigliamento che va di moda.
Da lunedì lo troviamo rigorosamente a scuola, alle superiori, alunno modello, dove adesso troverà difficoltà a trovare gente perché vi è la DAD al 75% attiva e la classe sarà quindi vuota. Fortunatamente non è più giovane perché medie ed elementari, così come le materne non chiuderanno e avranno la possibilità di continuare con i potenziali assembramenti perché tanto lì Mr.Covid non ci va, dato che in quelle ore di didattica è impegnato con lo studio a distanza.
Dicevamo fortunatamente perché le scuole materne, elementari e medie sono elementi indirettamente trainanti dell’economia italiana perché i lavoratori hanno l’opportunità di lasciare i propri figli in un luogo sicuro per poter andare in tutta tranquillità a svolgere il proprio orario di lavoro. Certo, qualcuno si nasconde dietro il dito della cultura e della libertà del bambino di stare a “contatto” col coetaneo e forse in questi momenti, evidenziamo il purtroppo, sarebbe stato meglio evitare questi “contatti” o meglio ridurli drasticamente perché non ci scordiamo che ogni bimbo rappresenta lo stato di salute della propria famiglia ed il rischio è grande.
La confusione è tanta, ma la speranza è che possiamo affrontare tutto con consapevolezza e prevenzione, a prescindere dalla mortalità più o meno alta di questo virus perché sfido io chi è che voglia beccarsi anche solo un raffreddore in questo periodo!
Niente feste private al chiuso o all’aperto e “forte raccomandazione” a evitare di ricevere in casa, per cene o altre occasioni, più di sei familiari o amici non conviventi.
Dopo un confronto con le Regioni il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro della Salute, Roberto Speranza, hanno firmato il dpcm con le ulteriori misure di contrasto al Covid che saranno valide per i prossimi trenta giorni.
Di seguito le misure:
Obbligo di mascherine in luoghi chiusi e all’aperto
L’articolo 1 del dpcm dice che «è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande». Escluso dall’obbligo chi fa attività sportiva, i bambini sotto i 6 anni, i soggetti con patologie e disabilità incompatibili con l’uso della mascherina. Inoltre si raccomanda fortemente l’utilizzazione dei dispositivi anche all’interno delle abitazioni private se in presenza di persone non conviventi.
Divieto di feste private al chiuso o all’aperto
Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto. Sono vietate le feste private e i congressi. Sono sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. È possibile organizzare cerimonie con un limite massimo di 30 persone partecipanti. Sono consentite le manifestazioni fieristiche, previa adozione di Protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico, del Capo del Dipartimento della protezione civile, e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi.
Quindi le feste quali cerimonie civili o religiose come i matrimoni sono consentite, con le regole fissate dai protocolli già in vigore ma possono svolgersi con la partecipazione massima di 30 persone nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti.
Sport
Sono vietate tutte le attività, gare e competizioni connesse agli sport di contatto con carattere amatoriale. Quindi stop al calcetto e ad altri sport di contatto svolti a livello amatoriale: lotta, arti marziali, … La bozza del dpcm prevede che gli sport di contatto «sono consentiti da parte delle società professionistiche sia a livello agonistico che di base e dalle associazioni e società dilettantistiche riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP), nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi».
Inoltre una nota stampa del ministero della Salute ha precisa che «Non serve la mascherina per attività sportiva, come correre, fare footing o andare in bicicletta, mentre è necessario utilizzarla per attività motorie, come la camminata all’aperto intesa come passeggiata».
Divieto di gite scolastiche
La bozza del dpcm, rispetto alle gite degli studenti, dice che «sono sospesi i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, fatte salve le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, nonché le attività di tirocinio»
Cinema e concerti
Confermato il limite di 200 partecipanti per gli spettacoli al chiuso e di 1000 per quelli all’aperto, con il vincolo di un metro tra un posto e l’altro e con l’assegnazione dei posti a sedere. Sono sospesi gli eventi che comportino assembramenti qualora non fosse possibile mantenere le distanze. Le regioni e le province autonome potranno stabilire, un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e d’intesa con il Ministro della Salute
Stadi
È consentita la presenza di pubblico alle competizioni sportive «con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori» all’aperto e 200 al chiuso. Dovrà essere garantita la distanza di un metro e la misurazione della febbre all’ingresso.
Stretta sulla movida
Ciò riguarda bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie. Il nuovo dpcm dice che «le attività dei servizi di ristorazione sono consentite fino alle 24 con servizio al tavolo e sino alle 21 in assenza di servizio al tavolo» mentre resta invece consentita la «ristorazione con consegna a domicilio» e la «ristorazione con asporto» ma viene inserito il «divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le 21». In definitiva quindi solo i bar e ristoranti che hanno tavoli, al chiuso o all’aperto, potranno continuare a servire i clienti. Restano chiuse, come detto, le sale da ballo e le discoteche, all’aperto o al chiuso.
Revisione della quarantena e rinforzo dello smart working (fino al 75%)
Il ministero della Salute ha diffuso, infine, una nota in cui specifica che in caso di positività sintomatica la quarantena durerà dieci giorni e, se negli ultimi tre non ci fosse la presenza di sintomi, basterà un tampone molecolare negativo per uscirne. Nel caso il tampone restasse positivo, si potrà uscire alla vita normale non prima di 21 giorni.
Il coronavirus torna a preoccupare anche l’Italia. Una conferma arriva dal fatto che la Protezione Civile ha riattivato il comitato operativo, che ha svolto un ruolo fondamentale in occasione dei primi mesi dell’emergenza sanitaria.
Nella prima riunione post-lockdown tenuta lo scorso del 5 ottobre, cui hanno preso parte anche il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli e il commissario Domenico Arcuri si è fatto il punto sulla diffusione del coronavirus, sulla pressione sui sistema sanitario nazionale e sulla disponibilità dei materiali a disposizione.
In Italia la situazione non è allarmante e siamo lontani dai livelli dello scorso mese di marzo, ma il timore concreto è che lo scenario possa complicarsi in tempi anche abbastanza brevi.
Per questo, nella giornata del 6 ottobre scorso il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha presentato alle Camere la risoluzione per il prolungamento fino al 31 gennaio 2021 dello stato di emergenza.
Inoltre è stato presentato il contenuto di un nuovo DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri). Mentre al Senato le comunicazioni del Ministro hanno avuto il “via libera” alla Camera vi è stata una battuta d’arresto in quanto al momento del voto è venuto a mancare il numero legale. Il voto è stato pertanto rinviato al successivo 7 ottobre.
Dopo il via libera anche da parte della Camera è stato varato il DPCM.
Di seguito le nuove previsioni per contrastare l’aumento del numero di contagi:
Mascherine obbligatorie
La novità più importante inserita nel nuovo decreto approvato nel CDM (Consiglio dei Ministri) del 7 ottobre è l’obbligo di portare le mascherine con sé e indossarle in caso di incontri con persone conoscenti e non conviventi. I soggetti impegnati in una attività sportiva, i bambini fino a 6 anni, le persone con disabilità incompatibile e i loro accompagnatori potranno non indossare il dispositivo di protezione. In pratica la mascherina dovrà essere sempre indossata. Si potrà evitare sullo scooter o in bicicletta, ad esempio, o dove la persona è da sola. Prevista una multa variabile da 400 a 1000 euro per chi viene trovato senza mascherina.
Meno poteri alle Regioni
I Presidenti delle Regioni potranno adottare solo misure più restrittive al dpcm mentre i provvedimenti più leggeri dovranno essere valutati dal Governo e dal Comitato Tecnico Scientifico prima dell’approvazione definitiva. Decisione questa che rischia di provocare un nuovo scontro tra Stato e Regioni.
Discoteche, ristoranti e negozi
Vengono confermate le regole base per l’accesso e il comportamento all’interno delle strutture quali i negozi e i ristoranti. Resta la regola del metro di distanza tra le persone e dell’obbligo di indossare le mascherine. Il Governo conferma la chiusura delle discoteche, rimandando ancora la riapertura dei locali.
Gli stadi, cinema e teatri
Per le manifestazioni all’aperto viene fissato a mille persone il numero massimo di spettatori (a distanza di un metro tra loro). Lo stesso tetto massimo di 1.000 spettatori vale anche per gli stadi. Per i locali chiusi, come ad esempio cinema e teatri, il limite massimo è di duecento persone.
Ipotesi «coprifuoco»
Il Governo ha deciso di non disporre la chiusura anticipata dei locali, come una sorta di coprifuoco. Resta solo la possibilità che tale provvedimento restrittivo possa essere adottato dalle Regioni, come ha fatto ad esempio, la Campania.
Lo scorso 26 settembre il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto a Trento al Festival dell’economia 2020, ha annunciato, tra l’altro “Quota 100 è un progetto triennale di riforma che veniva a supplire a un disagio sociale. Non è all’ordine del giorno il rinnovo di quota 100”.
Inoltre, ha anche detto che “Tra le riforme che ci aspettano possiamo anche lavorare su quella delle pensioni. Dobbiamo metterci attorno a un tavolo: ad esempio fare una lista dei lavori usuranti mi sembra la prospettiva migliore. Un professore universitario vorrebbe lavorare a settant’anni, mentre in tanti lavori usuranti non possiamo prospettare una vita lavorativa così lunga. Dobbiamo avere il coraggio di differenziare”.
Questi e altri aspetti sono nell’agenda del Governo e fanno parte del progetto di utilizzazione delle somme concesse con il Recovery fund, per la ripresa insieme al nuovo piano europeo per la gestione dei migranti, tema caldo dopo la presentazione della proposta presentata dalla Commissione.
Adesso il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte vuole un cambio di passo anche per quanto riguarda il reddito di cittadinanza per il quale vengono chieste delle modifiche.
Si tratta di una misura che ha suscitato tante polemiche fin dalla sua nascita. Da un lato funziona bene l’assistenza economica ai richiedenti ma quello che non funziona è l’introduzione nel mondo del lavoro dei titolari del reddito. Infatti c’è l’assistenza ma manca il lavoro, in pratica così è un’opera incompleta.
C’è il rischio, inoltre, che il reddito diventi un vero e proprio stipendio di disoccupazione oppure, ancora peggio, una specie di stipendio aggiuntivo per quanti lavorano in nero. Addirittura si prospetta anche l’ipotesi di chi dichiara di essere nullatenente e, invece, dispone di beni anche notevoli.
In questo periodo di crisi come quello che il Paese sta attraversando, porre fine al reddito di cittadinanza sarebbe sicuramente molto impopolare. Si tratta quindi di proporre una modifica al reddito di cittadinanza, modifica da fare anche in tempi brevi.
La proposta su cui si sta lavorando è quella di evitare che il reddito di cittadinanza si trasformi un una misura esclusivamente assistenziale.
Il Governo sembra stia lavorando in segreto per mettere a punto la modifica del provvedimento. Purtroppo, come già accennato, i percettori del reddito di cittadinanza faticano e non poco a trovare un posto di lavoro. In pratica questo provvedimento non è stato in grado di far incrociare domanda e offerta per poter dare un’occupazione.
Il premier Conte sembra abbia chiesto ai ministri competenti che in meno di un anno venga messo su un nuovo sistema, una specie di “applicazione” che sia in grado di incrociare le domande di lavoro e le offerte, così da arrivare alla creazione di una rete di dati a livello nazionale.
La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha illustrato un piano europeo per l’asilo e le migrazioni.
Un piano che serva a dare maggior fiducia dei cittadini europei verso le Istituzioni comunitarie e tra gli Stati membri.
Il pacchetto di provvedimenti che sarà proposto al Consiglio europeo e al Parlamento di Bruxelles, prevede una gestione delle migrazioni con maggiore equilibrio e più solidarietà.
Il piano non prevede che i migranti sbarcati nelle coste dell’Unione vengano trasferiti verso altri Paesi dell’Unione Europea, come tra l’altro chiesto dall’Italia, ma viene data agli Stati membri la possibilità di scegliere se accogliere i migranti sbarcati altrove ovvero finanziare il loro rimpatrio.
La Commissione propone, per prima cosa, di introdurre una procedura di frontiera comprensiva di screening preventivo all’ingresso che prevede l’identificazione di quanti attraversano le frontiere esterne dell’UE senza autorizzazione o che siano sbarcati dopo operazioni di ricerca e salvataggio in mare, un controllo sanitario, il rilevamento delle impronte digitali con registrazione nella banca dati “Eurocad”. Dopo lo screening le persone arrivate alle frontiere esterne dell’Unione potranno essere indirizzate o verso il rimpatrio oppure verso la normale procedura di asilo, per quanti chiederanno lo status di rifugiato. Procedure che dovranno essere più veloci e sostenute da opportune agenzie dell’UE.
Il secondo momento del patto proposto dalla Commissione richiede che i singoli Stati membri agiscano in modo responsabile e solidale tra loro, come previsto dai Trattati UE; in particolare, in relazione alle diverse situazione di singoli Stati e alla pressione di flussi migratori viene proposto un sistema di contributi flessibili da parte degli Stati membri che prevedono: una ricollocazione dei richiedenti asilo ovvero il farsi carico del rimpatrio delle persone che non hanno diritto di soggiorno, ovvero offrire varie forme di supporto operativo. Si tratta quindi di forme di sostegno su base volontaria che nei momenti di pressione su singoli Stati membri richiederanno contributi più rigorosi e un meccanismo di solidarietà per coprire lo sbarco di persone a seguito di operazioni di ricerca e soccorso in mare o ulteriori situazioni di crisi.
Infine viene proposto un sistema di partneriato con i Paesi extra UE perché aiutino l’Unione ad affrontare la sfida che pone oggi il traffico di migranti, ma che sappiano favorire percorsi legali di ingresso nei Paesi UE. Viene chiesto inoltre un sostegno in materia di rimpatri.
Nel pomeriggio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha scritto su Twitter che il patto è un «importante passo verso una politica migratoria davvero europea», affermando anche che «serve certezza su rimpatri e redistribuzione: i Paesi di arrivo non possono gestire da soli i flussi a nome dell’Europa».
Ma anche i Paesi del gruppo Visegrad si sono fatti sentire e, per essi, la Repubblica Ceca, che ha detto di rifiutare «qualsiasi redistribuzione obbligatoria dei migranti tra i Paesi membri dell’UE». Il ministro dell’Interno Jan Hamacek (Cssd, democratici sociali) ha escluso di poter accettare ogni forma di obbligo di accoglienza ai migranti: «Siamo contrari. Non saremo d’accordo con nessuna proposta contenente l’obbligo di ricollocamento». Ciò anche se il progetto della Commissione offre un’alternativa.
Il piano della Commissione dovrà essere approvato dagli Stati membri e dovrebbe sostituire il regolamento di Dublino, da anni molto criticato perché impone il criterio del «primo Paese d’arrivo» per decidere poi quali Stati debbano occuparsi dell’identificazione e soprattutto della richiesta d’asilo di chi proviene da un altro Continente.
Il Papa, nella sua udienza di ieri, nel cortile di San Damaso, si è soffermato molto sulla cura della casa comune, la Terra.
Per uscire dalla pandemia “occorre curarsi e curarci a vicenda. E bisogna sostenere chi si prende cura dei più deboli, dei malati e degli anziani”.
Ma la stessa cura “dobbiamo rivolgerla anche alla nostra casa comune: alla terra e ad ogni creatura. Tutte le forme di vita sono interconnesse, e la nostra salute dipende da quella degli ecosistemi che Dio ha creato e di cui ci ha incaricato di prenderci cura”.
Nella sua “lectio” il Papa ricorda che occorre guardare alla natura come a un dono ricevuto gratuitamente e non come una cosa da sfruttare per il profitto e invita tutti a contemplare il creato non dall’esterno, come fosse al di fuori ma piuttosto dall’interno, perché anche l’uomo ne fa parte. Solo in questo modo sapremo difendere la natura di cui siamo parte.
Invece “chi non sa contemplare la natura e il creato, non sa contemplare le persone nella loro ricchezza. E chi vive per sfruttare la natura, finisce per sfruttare le persone e trattarle come schiavi. Questa è una legge universale: se tu non sai contemplare la natura, sarà molto difficile che saprai contemplare la gente, la bellezza delle persone, il fratello, la sorella”.
Ma occorre anche proteggere e prendersi cura della natura. Il Papa ricorda un detto spagnolo: “Dio perdona sempre; noi perdoniamo a volte; la natura non perdona mai”.
E infatti, se guardiamo alle cronache di questi giorni vediamo quanto succede intorno a noi proprio perché non siamo stati in grado di proteggere e prenderci cura dell’ambiente intorno:
I ghiacciai dell’Antartide, vicino al Mare di Amundsen che stanno per sciogliersi, il ghiacciaio del Monte Bianco, gli incendi che stanno devastando vaste aree dell’America e dell’Australia, il rischio siccità sempre più vicino, gli eventi meteorici eccezionali che causano distruzioni e allagamenti. Tutto dovuto al surriscaldamento globale causato dalla mancanza di cura della natura.
Occorrerà, allora, impegnarsi per “tutelare il proprio territorio con i suoi valori naturali e culturali”. Come fanno molte Associazioni di volontariato, “non sempre apprezzate e, a volte persino ostacolate, perché non producono soldi; ma in realtà contribuiscono a una vera e propria rivoluzione pacifica. Contemplare per curare, contemplare per custodire, custodire noi, il creato, i nostri figli, i nostri nipoti e custodire il futuro”.
Papa Francesco ha poi concluso l’udienza con queste parole: «Desidero ricordare in questo momento don Roberto Malgesini, il sacerdote della diocesi di Como che ieri mattina è stato ucciso da una persona bisognosa che lui stesso aiutava, una persona malata di testa. Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca e, come ha detto il suo Vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri. Preghiamo in silenzio per don Roberto Malgesini e per tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società».
Don Roberto non aveva una parrocchia perché la sua era la strada. Prete degli ultimi ogni giorno anche sulla propria pelle e a dispetto dei divieti. Era una persona buona, un “pezzo di pane”, uno che caricava nella sua Panda grigia chiunque avesse bisogno di un medico e non solo glielo trovava ma lo accompagnava pure. E oggi tanti lo piangono. Svolgeva la sua missione nella chiesa di San Rocco a Como dove ogni mattina portava le colazioni calde agli ultimi. A Como lo conoscevano tutti e tutti gli volevano bene.
In foto: Don Roberto Malgesini
Infine, notizia di questi giorni, come ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato, Papa Francesco sarà ad Assisi il prossimo 3 ottobre. La visita si svolgerà in forma privata, senza partecipazione di fedeli. Dopo la Messa che celebrerà alle ore 15,00 presso la Tomba di San Francesco, firmerà la sua terza enciclica. Dopo «Lumen Fidei» e «Laudato si». L’enciclica s’intitolerà «Fratelli tutti»”. Il testo papale sarà una riflessione sulla fratellanza e l’amicizia sociale al tempo del coronavirus.
In foto: udienza del mercoledì nel cortile di San Damaso
La notizia del giorno è che Antonio Conte continua ad essere l’allenatore dell’Inter anche per la stagione che partirà tra meno di un mese. Il tecnico nerazzurro ha chiarito la sua situazione con il presidente Steven Zhang, presenti anche Ausilio, Marotta ed Antonello. Conte aveva più volte esternato la sua insofferenza su come era stata gestita questa stagione da parte della società nerazzurra. Nelle dichiarazioni del post finale di Europa League sembrava quasi in procinto di essere ai saluti, tanto che era stato messo in preallarme Massimiliano Allegri; designato dal club come primo potenziale successore alla panchina nerazzurra. Invece, quasi a sorpresa, si è trovata la sintonia che prevede in primis colpi di qualità e soprattutto mirati nel calciomercato che verrà.
Per un Conte che resta all’Inter, un Lionel Messi che vuole fortemente rescindere col Barcellona. Il campione argentino può avvalersi della clausola di rescissione unilaterale posta sul suo contratto che permette di poterne usufruire ogni fine stagione. In questo caso, a causa dello slittamento dei campionati causa Covid-19, la stagione si concluderà a tutti gli effetti il 31 agosto. Rescissione che farebbe scalpore perché confermerebbe le voci di un forte interessamento del Manchester City di PepGuardiola che vorrebbe avere tra le proprie fila il talento argentino. In sordina e sotto traccia ci starebbe anche lavorando l’Inter che potrebbe sfruttare le cessioni di Lautaro Martinez, Skriniar, Gagliardini e Brozovic per far cassa e piazzare non solo l’affare Messi, ma anche il “pistolero” Suarez, stretto amico dell’argentino, e perché no anche quell’Arturo Vidal tanto cercato in questi due anni dai nerazzurri e prontamente svincolato dai blaugrana che hanno dato il via ad una vera e propria rivoluzione societaria.
La sessantacinquesima edizione della Champions League è stata vinta da uno splendido Bayern Monaco, grazie ad un colpo di testa di Kinsley Coman che ha ipotecato al 59′ la vittoria sul PSG. Bavaresi che hanno suggellato una stagione perfetta che li ha visti andare a vincere tutte le partite di Champions disputate in stagione andando a riscrivere un nuovo record.
Una squadra, quella di Flick, imperniata di un solido spirito di gruppo che non si è scomposta neanche dinanzi ad una squadra galattica come il PSG che vede tra le proprie fila militare campioni del calibro di Neymar, Mbappe, Di Maria e non solo. Forza del collettivo bavarese che ha portato a casa la sesta Champions della storia del club, squadra più titolata d’Europa alle spalle di Real Madrid e Milan ed insieme al Liverpool vincitore uscente.
Grandi i rimpianti in casa parigina dato che il mercato faraonico di questi ultimi anni non è bastato al PSG per alzare al cielo il trofeo più ambito per un club. Una sconfitta che quasi certamente porterà strascichi e malumori all’interno del gruppo. Si parla già di uno strappo tra la dirigenza e l’allenatore Tuchel, per non parlare delle lacrime di Neymar che più volte lo scorso anno aveva manifestato la sua volontà di tornare al Barcellona; affare mai decollato a causa del costo spropositato del suo cartellino. Intanto Thiago Silva, difensore ex Milan, ha annunciato il suo addio al PSG ed in queste ore è molto vicino ad un ritorno in Italia.
Lo scorso 18 Agosto il tradizionale meeting di Comunione e Liberazione di Rimini ha visto l’intervento di Mario Draghi.
L’ex Presidente della Banca Centrale Europea, ha paragonato la crisi che stiamo vivendo a causa della pandemia di coronavirus alla crisi finanziaria che dodici anni fa provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace.
Ma in questo periodo di crisi, ha proseguito Draghi, “Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.
In questo tempo che viviamo vi sono opinioni differenti, ha proseguito Draghi: “alcuni ritengono che tutto tornerà come prima, altri vedono l’inizio di un profondo cambiamento. Probabilmente la realtà starà nel mezzo: in alcuni settori i cambiamenti non saranno sostanziali; in altri le tecnologie esistenti potranno essere rapidamente adattate. Altri ancora si espanderanno e cresceranno cambiando insieme alla nuova domanda e ai nuovi comportamenti imposti dalla pandemia. Ma per altri, un ritorno agli stessi livelli operativi che avevano nel periodo prima della pandemia, è quantomeno improbabile”.
Occorre, allora saper accettare la possibilità di un cambiamento con realismo e, fino a quando non vi sarà un rimedio, dobbiamo saperci adattare. Ma non possono essere rinnegati i nostri principi. Vengono in mente, allora, le parole della “preghiera per la serenità” di Karl Paul Reinhold Niebuhr che chiede al Signore: «Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capire la differenza».
Nel suo discorso Draghi ha poi ricordato tutte la cose che ha portato la crisi imposta dalla pandemia: l’incertezza, la crisi dell’occupazione, la paralisi dei consumi, la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento con lì interruzione di percorsi professionali ed educativi che hanno approfondito le diseguaglianze.
“Nel secondo trimestre del 2020, – ha continuato L’ex Presidente della BCE – l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale. La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate, interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare.”
Adesso occorrerà riformare l’esistente senza abbandonare i principi generali che in questi anni hanno guidato la Comunità Europea con le sue regole di responsabilità, ma anche di interdipendenza comune e di solidarietà.
“È probabile – ha continuato Draghi – che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e quando lo saranno certamente non lo saranno nella loro forma attuale”.
Imperativo assoluto è ritornare alla crescita dell’economia rispettando l’ambiente e senza umiliare la persona con politiche economiche sostenibili in modo da dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri.
Altro motivo di crescita sarà quello della protezione dell’ambiente, ripete Draghi “con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita” In più, continua “la digitalizzazione, imposta dal cambiamento delle nostre abitudini di lavoro, accelerata dalla pandemia, è destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società”.
Per fare questo passo di crescita occorrerà una maggiore credibilità delle politiche economiche a livello europeo, ma soprattutto nazionali.
E la strada per la crescita potrà essere trovata sicuramente se nella sua ricerca non siamo lasciati soli. “Dobbiamo – conclude Draghi – essere vicini ai giovani investendo nella loro preparazione. Solo allora, con la buona coscienza di chi assolve al proprio compito, potremo ricordare ai più giovani che il miglior modo per ritrovare la direzione del presente è disegnare il proprio futuro”.
Come ben sappiamo l’emergenza sanitaria ha messo a dura prova tante categorie di lavoratori autonomi del nostro Paese, le cosiddette partite IVA.
Ma non sapevamo che anche le tasche di 5 deputati della Repubblica hanno avuto, per così dire “problemi di liquidità”.
Infatti durante il lockdown questi 5 deputati hanno fatto richiesta per ricevere il bonus partite IVA di € 600,00 per i mesi di marzo e aprile 2020, poi aumentato a € 1000,00.
Ma chi sono questi “poveretti”?
Non ci è dato saperlo perché mentre il Presidente della Camera dei Deputati, on. Roberto Fico, fa dichiarazioni di fuoco contro questi “onorevoli” e i leader dei partiti tuonano perché vengano allo scoperto, è proprio l’Inps, che materialmente ha erogato il sussidio, pare solo a tre dei cinque, che sembra voglia difenderli nascondendoli dietro il diritto alla privacy.
Ma il sig. Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, forse non conosce il secondo comma dell’art.26 del Decreto legislativo 33/2013 che così recita: “Le pubbliche amministrazioni pubblicano gli atti di concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese, e comunque di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati ai sensi del citato articolo 12 della legge n. 241 del 1990”?
Quindi anche l’Inps, enti pubblico non economico, come qualsiasi altra amministrazione pubblica, è tenuta alla diffusione di tali dati.
Tuttavia lo stesso art. 26, al comma 4 stabilisce che: “è esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle persone fisiche destinatarie dei provvedimenti di cui al presente articolo, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute ovvero alla situazione di disagio economico sociale degli interessati”
Tali condizioni si suppone non ricorrano nel caso in esame.
Ma il diritto alla privacy, nel nostro ordinamento, ha una forte valenza e le forze politiche sono tutte in agitazione per il problema etico e morale posto in essere.
Anche il Garante per la privacy tira il freno consapevole del rischio di un processo pubblico. Processo che non sarebbe del tutto legittimato: presentare la richiesta non è certo illegale, quindi non si è di fronte ad una truffa ma piuttosto una richiesta sicuramente discutibile visti i lauti stipendi dei nostri politici. È quindi più un discorso etico che legale.
Secondo le ultime indiscrezioni, in cinque avrebbero richiesto il bonus ma solo in tre lo avrebbero ottenuto. Ma nessuno dei parlamentari che ha beneficiato del bonus si è ancora autodenunciato.
Per provare a insabbiare il tutto adesso è l’Inps nel mirino perché ha erogato i bonus. I riflettori si spostano quindi sul Presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico, che torna a navigare in acque agitate. Uno dei primi attacchi arriva da Matteo Renzi, che ne ha chiesto le dimissioni. Richiesta che sembra incontrare il favore anche della Lega.
L’opinione pubblica è fortemente indignata per i bonus incassati dai deputati a cui cominciano ad aggiungersi bonus incassati anche da Consiglieri regionali.
In gioco ci sono i voti alle prossime elezioni in ben sette Regioni più parecchie Amministrazioni locali. È per questo che il mondo della politica all’unisono condanna il gesto ma cerca in qualche modo un responsabile esterno su cui far ricadere le colpe.