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Otto anni di pontificato di Papa Francesco

Il 13 marzo del 2013 venne eletto Papa Jorge Mario Bergoglio che assunse il nome: Francesco. Mai nessun papa aveva assunto quel nome e per questo Papa è stato e continua ad essere un programma per tutta la Chiesa Universale.

Otto anni di grande rinnovamento per la Chiesa.

Scorrendo le attività pastorali di Papa Francesco possiamo ricordare l’accento dato alla “Famiglia” quando nel 2014 indice un Sinodo straordinario su questo tema. Alla fine del Sinodo viene pubblicata l’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” con la quale viene sottolineata la bellezza della famiglia fondata sul matrimonio indissolubile tra uomo e donna. Nella stessa Esortazione si guarda anche alla fragilità che vivono alcuni, pure essi figli come i divorziati risposati.

È questo Papa che porta agli altari Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II nel 2014 e nel 2018 Papa Paolo VI.

Scorrendo nel ministero pontificio di Papa Francesco si è presi dal grande incontro di preghiera nei giardini vaticani per invocare la pace in Terra Santa, sempre nel 2014.

Nello stesso anno viene reso noto l’allacciamento di relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba dovuto al fitto intervento tra il Papa e i due Capi di Stato, Barack Obama e Raul Castro. È il papa che ha saputo “costruire ponti” mediante la “cultura dell’incontro” senza discriminazioni alcune.

Altro atto del Pontificato di Francesco è stata la salvaguardia del creato. Nel 2015 viene pubblicata la sua seconda Enciclica: “Laudato si”. Il Papa manifesta la sua preoccupazione per la natura ma chiede anche maggiore equità verso i poveri. Ciascuno è custode dell’opera del Creatore.

Insieme a questo vi è anche la riforma della Curia Romana con interventi importanti sull’economia e sulla comunicazione aprendo molto ai laici.

Nel 2016 il Giubileo Straordinario della Misericordia. Ogni Chiesa Cattedrale e tutte le periferie del mondo hanno la loro “Porta Santa”. Egli stesso inaugurerà il Giubileo aprendo, prima ancora che nelle Basiliche Romane, la porta Santa della Cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centrafricana dove si reca in viaggio apostolico nel novembre 2015.

Nel 2016, a Cuba, facendo scalo durante il viaggio apostolico in Messico, incontra il Patriarca Ortodosso di Mosca, Kirill. Papa Begoglio è in prima linea per promuovere l’ecumenismo: tutti i cristiani siano fianco a fianco per costruire la fraternità fra i popoli.

Sullo stesso stile per la pace è il discorso che Papa Francesco pronunzia il 20 settembre del 2017 a New York alle Nazioni Unite. Egli condanna fermamente il possesso di ordigni nucleari come arma di “paura”. La stessa condanna il Papa la rinnova a Hiroshima e Nagasaki, città simbolo della guerra atomica, nel novembre del 2019.

Nel 2018 viene proclamato il Sinodo sui giovani ai quali viene chiesto di “ascoltare”, “farsi prossimo” e “testimoniare” perché la fede non è teoria ma è questione di incontro. Alla fine del percorso sinodale verrà pubblicata l’esortazione Apostolica “Christus vivit” firmata a Loreto e diffusa il 2 aprile 2019, anniversario della morte di San Giovanni Paolo II.

Il 2019 è caratterizzato dai 50 anni di sacerdozio di Francesco. È del 4 febbraio l’accordo sulla “fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” siglato da Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar al Tayyb ad Abu Dhabi. Accordo che promuove il rispetto reciproco e il dialogo tra le religioni contro ogni violenza.

Ma altri gesti significativi vengono compiuti per l’ecumenismo tra le chiese cristiane: un ritiro spirituale insieme all’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Chiesa Anglicana che viene tenuto in Vaticano e la lettera al Patriarca Bartolomeo, Primate delle Chiesa Ortodossa di Costantinopoli nel giorno della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo, il 29 giugno di quell’anno.

Il 2020 è l’anno caratterizzato dalla pandemia da Covid-19. Rimane indelebile nella memoria di ciascuno la preghiera avanti al Crocifisso di San Marcello in una piazza San Pietro bagnata da una fitta pioggia e completamente deserta ma anche la celebrazione della Santa Messa, ogni mattina, dalla cappella di Santa Marta.

Viene inoltre pubblicata la terza Enciclica “Fratelli tutti” che viene firmata sulla tomba del poverello di Assisi proprio il 3 ottobre. Essa richiama tutti alla fratellanza affermando un no deciso alla guerra e chiedendo un impegno di tutti per edificare un mondo migliore.

Come non ricordare poi i viaggi apostolici del Papa.

Il primo a Lampedusa, l’8 luglio 2013 dove pone l’accento sul dramma dell’emigrazione e l’ultimo, quello più recente, conclusosi pochi giorni fa, l’8 marzo, in Iraq dove ha parlato davanti alle rovine lasciate dalla guerra e dall’Isis e dove ha incontrato il Grand Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani a Najaf e dove, nella piana di Ur dei Caldei, dove tutto è iniziato a partire dalla chiamata di Abramo, Padre della tre Grandi Religioni monoteiste, ha pregato dicendo, tra l’altro: “contemplando dopo millenni lo stesso cielo, appaiono le medesime stelle” riferendosi proprio alla chiamata di Abramo: “Guarda le stelle, se le puoi contare ….”

Oggi possiamo dire che questo Pontificato del Papa venuto dalla “fine del mondo” sta cambiando tutti e tutta la Chiesa che è sempre più vicina all’uomo del nostro tempo.

COSA SUCCEDE CON ASTRAZENECA

Un poliziotto e un sottoufficiale della Marina sono morti dopo la somministrazione della seconda dose del vaccino AstraZeneca. Tutt’ora, però, non è ben chiara la correlazione tra il vaccino e le cause della morte dei due uomini.

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ha bloccato su tutto il territorio nazionale l’erogazione di tale vaccino. È stato infatti bloccato il lotto ABV2856, l’unico attualmente disponibile in Italia.

Come già detto, non vi è nessun collegamento accertato, al momento, tra questo tragico evento e il vaccino.

Gli uomini deceduti erano Davide Villa, 50 anni, un poliziotto agente della Squadra Mobile di Catania morto per una grave trombosi, e un sottoufficiale della Marina, Stefano Paternò, 43 anni, morto con un arresto cardiaco.

Per la morte del poliziotto è stato aperto un fascicolo della Procura di Catania, al momento senza indagati; per la morte del militare è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Siracusa. È stata disposta l’autopsia e il sequestro del lotto dove vi era appunto la dose somministrata.

Intanto, l’Aifa sta effettuando tutte le verifiche necessarie riguardanti il caso attraverso le varie documentazioni cliniche e collaborando coi Nas e l’Istituto superiore di sanità al fine di procede con l’analisi del lotto “incriminato”.

Inoltre, altri tre Paesi, Danimarca, Norvegia e Islanda, hanno sospeso il vaccino AstraZeneca, in via precauzionale, a causa dei vari timori scaturiti legati anche alla formazione di coaguli di sangue.

“MAI LASCIARSI SEDURRE DAL PROIBITO, MAI DIALOGARE COL DIAVOLO!”

“Mai dialogare con il diavolo. Non c’è dialogo possibile”, ha detto Papa Francesco nell’Angelus della prima domenica di Quaresima. Può l’uomo dialogare con il diavolo? E’ possibile parlare con il diavolo? Può esserci un confronto tra il bene e il male? Possono incontrarsi? Possono dialogare?

Dialogare è un atto di grande umanità e di profonda umiltà. Presuppone un’apertura mentale e culturale, una predisposizione ad aprirsi all’altro, ad accettare il confronto, ad ascoltare, a sentire, a ragionare, a raffrontarsi e a confrontarsi con le ragioni dell’altro. Dialogare è mettersi alla pari con l’altro, sullo stesso livello, comparare le idee, i pensieri, i ragionamenti. Con calma, disponibilità, umiltà, sincerità, onestà intellettuale, senza infingimenti, senza nascondimenti, senza pregiudizi e preconcetti, senza ostacoli  barriere. Ma anche con lealtà, libertà, responsabilità.

Dialogare è mettersi in gioco, accettare le regole, rischiare di “perdere” o anche di lasciarsi “sedurre”. Perché nel dialogo “qualcosa di te rimane nell’altro, e qualcosa dell’altro rimane in te”. Sempre. Se è un vero dialogo.

Dialogare è anche tentare, provare, sperimentare a condividere idee, progetti, sogni, speranze. Parlare è un “luogo” privilegiato di confronto, di crescita personale, di arricchimento culturale.

Parlare è logos, termine greco che significa “scegliere, raccontare, enumerare, parlare, pensare”, e nella lingua originaria assume anche altri e molteplici significati: “stima, studio, apprezzamento, relazione, legame, proporzione, misura, ragion d’essere, causa, spiegazione, frase, enunciato, definizione, argomento, ragionamento, ragione, disegno”.

Il filosofo Martin Heidegger sosteneva che nella lingua greca antica i verbi parlare, dire, raccontare si riferivano non solo al sostantivo corrispondente “logos” ma anche al verbo “leghein” che significava anche conservare, raccogliere, accogliere ciò che viene detto e quindi ascoltare.

E quindi, mi chiedo, è possibile dialogare con il diavolo? E’ immaginabile un dialogo tra il bene e il male? Ha ragione papa Francesco quando afferma che non può esistere nessun confronto possibile con il diavolo, con il male?

Ma, poi, cos’è il male? Nel suo interessante saggio “Breve discorso sul male”, pubblicato nel 2016, sul sito giuseppemotta.it, il sociologo Giuseppe Motta lascia intendere che il male è un concetto relativo e cambia significato e natura se viene inteso dal punto di vista religioso, filosofico, psicologico, giuridico o sociale, e che va “valutato sempre in un contesto di relazioni con se stessi, con la società e con l’ambiente (naturale e/o artificiale) in cui l’uomo vive. E si potrebbero evidenziare tre livelli in cui a determinate relazioni corrispondono diverse concezioni del Male: quello individuale, quello sociale, e quello puramente teorico, relativo all’umanità intesa in senso ampio”. E alla fine, sempre nel suo saggio, Motta afferma: “In realtà è l’uomo che fa il Bene e il Male, con la responsabilità assoluta che gli viene dal libero arbitrio, tutto il resto rappresenta una mera speculazione filosofica tipica delle religioni che mirano a privare l’uomo dal “grave fardello” della suprema libertà”.

No, quindi, nessuna vicinanza con il male, nessun dialogo possibile con il diavolo. Fosse solo per una sorta di impossibilità comunicazionale, una incapacità di ascoltarsi, di comprendersi, di instaurare un contraddittorio. Fosse solo per un improbabile e improponibile “luogo” di incontro e di scontro. Una incomunicabilità morale assoluta, oltre che linguistica, fisica e culturale. O forse è proprio l’uomo, il suo corpo, la sua natura e la sua libertà, il vero “terreno” di “confronto”, di incontro e di scontro dell’eterna lotta tra il Bene e il Male, tra Dio e il diavolo?

Draghi: Nuovo DPCM valido fino al 6 aprile

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Mario Draghi, ha firmato ieri il nuovo D.P.C.M. che sostituirà il vecchio in scadenza il 5 marzo, l’ultimo del governo presieduto da Giuseppe Conte.

Il nuovo decreto entrerà in vigore il prossimo 6 marzo e scadrà il successivo 6 aprile, il martedì successivo alla solennità di Pasqua.

Il decreto prevede nuove regole per gli spostamenti. In particolare:

  • fino al prossimo 27 marzo rimane il divieto di spostamento tra le varie Regioni e sono consentiti soltanto i movimenti legati a motivi di salute, lavoro e necessità, sempre con l’autocertificazione;
  • Vengono ampliati i Paesi dove viene fatta la sperimentazione dei cosiddetti voli Covid-tested, ovvero quei voli per i quali i passeggeri possono imbarcarsi solo in seguito a un test antigenico rapido prima dell’imbarco o nelle 48 ore precedenti all’imbarco medesimo. A tali Paesi è stato aggiunto il Brasile;
  • Sono state inserite le regole per la zona Bianca prima poco chiare. In particolare nelle zone bianche è stata prevista la fine delle misure restrittive delle zone gialle ma continuano ad applicarsi le misure generali per il contrasto al contagio (ad esempio l’obbligo di indossare la mascherina, l’obbligo di mantenere le distanze interpersonali e i vari protocolli. Non sono autorizzati eventi che comportano assembramenti quali congressi, discoteche, pubblico negli stadi.
  • La scuola. È stata disposta la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, comprese le elementari e le scuole dell’infanzia, in zona rossa e nelle zone dove il rischio è alto. Per le regioni che si trovano in zona arancione e in zona gialle viene data ai Presidenti delle regioni la possibilità di decretare la sospensione dell’attività scolastica in quelle zone dove vi saranno più di 250 contagi per centomila abitanti nei 7 giorni precedenti.
  • Nelle zone gialle viene data la possibilità ai musei di aprire anche il sabato e nei giorni festivi, come del resto già anticipato dal ministro Dario Franceschini a partire dal prossimo27 marzo.
  • Sempre dal prossimo 27 marzo e sempre nelle zone gialle è stata prevista la possibilità della riapertura per cinema e teatri con posti a sedere pre-assegnati, rispettando le norme di distanziamento interpersonale. La capacità non potrà essere superiore al 25% di quella consentita con un massimo di 400 spettatori all’aperto e 200 spettatori al chiuso.
  • Restano, invece chiuse le palestre, le piscine e gli impianti sciistici;
  • È prevista, inoltre, l’eliminazione del divieto di asporto dopo le ore 18 per i locali di commercio al dettaglio di bevande da non consumarsi sul posto;
  • in zona rossa resteranno chiusi i servizi alla persona quali parrucchieri, barbieri, centri estetici.

Queste in sintesi le nuove norme illustrate ieri, nel c orso della conferenza stampa dai ministri Roberto Speranza (Salute) e Mariastella Gelmini (Affari Regionali).

CRISI DEL LAVORO: crolla l’occupazione femminile. Su 101 mila posti persi, 99 mila appartenevano a donne.

Nel dizionario di Oxford Languages alla voce “femminismo” si legge:

“Storicamente, il movimento diretto a conquistare per la donna la parità dei diritti nei rapporti civili, economici, giuridici, politici e sociali rispetto all’uomo”

Se porre alla luce l’attuale svantaggio delle donne rispetto alle condizioni e alle posizioni maschili nel mondo del lavoro (e non solo) significa intraprendere una discussione sul femminismo, allora questo è senza dubbio un articolo “femminista”.

I dati Istat sul lavoro in periodo Covid, periodo compreso tra l’estate dello scorso anno dopo la fine della prima ondata, mostrano come la condizione lavorativa degli italiani non ha fatto che peggiorare con l’arrivo della seconda ondata e le nuove chiusure.

Si può notare in particolar modo che nel mese di dicembre, mese vivace per il lavoro tra il Natale e la fine dell’anno, si è registrato un calo dell’occupazione di 101 mila lavoratori. Già di per sé è un dato terribile, ma è ancora più terribile il fatto che di questi 101 mila ben 99 mila sono donne, disoccupate o inattive. Anche guardando nel complesso a tutto l’anno, si registra in Italia il 70% in meno di donne occupate su 444 mila occupati. Per quel che riguarda la differenza del salario annuale medio percepito dalle donne e quello percepito dagli uomini (gender pay gap), in Italia ci aggiriamo all’incirca al di sotto del 20%, ma questa non è comunque una buona notizia.

Quella della disparità di genere non è una tematica nuova, semplicemente la pandemia ha fatto emergere maggiormente questo forte divario in quanto agisce in un contesto oltre che italiano, globale.

Ma non è mica colpa degli uomini se le cose vanno così. Il motivo del crollo occupazionale è una questione anzitutto femminile e ha a che fare con la natura del lavoro stesso. I settori in cui le donne sono impiegate maggiormente sono quei servizi che proprio in questo momento sono i più colpiti dalla crisi: quello dei servizi e il lavoro domestico. Se poi aggiungiamo che spesso questi sono lavori part-time, precari, o peggio, a nero, che danno pochissima sicurezza e stabilità, la situazione attuale non devi stupirci più di tanto. Infatti, nemmeno il blocco dei licenziamenti è riuscito ad arginare questo problema, vedendo le donne le prime a perdere il loro lavoro.

Al di là dell’emergenza sanitaria, l’Italia era già caratterizzata all’interno della sua struttura sociale da disuguaglianze, motivo per cui continua a scendere di posizione nelle classifiche dei paesi che attuano la parità salariale.

Ma anche le donne che continuano a lavorare non possono dirsi salve. Culturalmente la donna è sempre stata vista dedita alla cura della casa e della famiglia, ed in questo 2020 il loro lavoro è aumentato, con lo smart working che si è sovrapposto a tali impieghi domestici, senza più la possibilità di poterli dividere.

Il problema delle disuguaglianze (sociali, di genere, razziali) è un problema che esiste da tempo. La situazione attuale e i dati che oggi abbiamo rendono impossibile continuare ad ignorarlo. Pertanto, dovremmo cogliere quest’opportunità per rivedere la concezione di ciò che è considerato lavoro “maschile” e lavoro “femminile”, concentrandoci più sui meriti di un individuo che sul sesso.

FRANCESCO PAOLO FIGLIUOLO: IL NUOVO COMMISSARIO STRAORDINARIO ALL’EMERGENZA COVID

Oggi giornata movimentata in Parlamento. Oltre il giuramento di sottosegretari e viceministri, l’altra novità riguarda il nuovo commissario straordinario all’emergenza Covid-19.

L’incarico è stato precedentemente svolto da Domenico Arcuri, il quale è stato ringraziato dal governo per l’impegno e la dedizione che ha avuto in un periodo delicato quale la pandemia.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha nominato nuovo commissario il Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo che ha affermato: <<Metterò tutto me stesso e tutto l’impegno possibile per fronteggiare questa pandemia. Lavorerò per la nostra patria e i nostri connazionali>>. 

Scopriamo chi è Figliuolo.

Nato e cresciuto a Potenza nel 1961, vive a Torino con la moglie e i due figli. Nella sua carriera si contano tre lauree: una in Scienze Politiche (Salerno), una in Scienze Strategiche (Torino) e una in Scienze Internazionali e Diplomatiche (Trieste). Ma non è finita. Il Generale Figliuolo ha inoltre ricoperto diversi incarichi nella Forza Armata dell’Esercito.

Dal 2018 è Comandante logistico dell’esercito, ma ha maturato esperienza come Comandante del contingente nazionale in Afganistan e come Comandante delle Forze Nato in Kosovo.

Numerose sono le sue onorificenze tra cui quella di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia.

Ma come ha reagito la parte politica a questa nomina?

Salvini: il leader della Lega scrive su Twitter: “Rimosso il Commissario #Arcuri, al suo posto designato il Generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo. Grazie presidente Draghi. Missione compiuta!”

Renzi: Anche Matteo Renzi scrive su Facebook: “La scelta del Presidente Draghi di sostituire il commissario Arcuri con il generale Paolo Figliuolo, responsabile logistico dell’Esercito, va finalmente nella direzione che Italia Viva chiede da mesi. Bene! Servizi segreti, vaccini, Recovery plan: buon lavoro al Governo Draghi.”

Meloni: la leader di FdI afferma: “Bene ha fatto il presidente Draghi a rimuovere Domenico Arcuri da commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Come Fratelli d’Italia siamo stati tra i primi a chiedere di dare un netto segnale di discontinuità sulla pessima gestione del governo precedente”. Continua dicendo: “Lo abbiamo detto chiaramente già durante le consultazioni, quando abbiamo consegnato al presidente Draghi un dossier con tutte le anomalie e zone d’ombra della gestione commissariale. Buon lavoro al generale Francesco Paolo Figliuolo per questo importante e delicato incarico. Le nostre idee, le nostre proposte e il nostro contributo in Parlamento sono a sua disposizione”.

Questo cambiamento segna un cambio netto di direzione rispetto al Governo precedente di Giuseppe Conte. Si cerca nell’esercito e nelle forze dell’ordine l’aiuto ad una campagna efficiente di vaccinazione. Che questa collaborazione possa accelerare e facilitare la gestione e l’attuazione del piano vaccinale, là dove quelle Primule hanno tardato a sbocciare.

Contagio da covid. Quali i luoghi e gli errori da non commettere

Non sembra avere fine, purtroppo, l’emergenza covid nel nostro Paese.

C’è comunque qualcosa che è possibile fare per evitare il contagio perché come ha detto il ministro per la Salute, Roberto Speranza, al Senato della Repubblica, siamo all’ultimo miglio e non è il tempo di abbassare la guardia proprio adesso.

Per prima cosa è opportuno intravedere quali sono, secondo la più recente ricerca, i luoghi dove maggiore è il rischio di contagio.

È ormai risaputo che il contagio avviene per contatto o anche attraverso il dialogo con un’altra persona già infetta. Evitare ciò è perciò la prima regola.

Ma quali sono i luoghi dove maggiormente ci si può contagiare?

Dalla ricerca fin qui effettuata sembra che il maggior numero di contagi avvenga nelle chiese, nelle carceri, negli stadi, nelle discoteche, nei ristoranti e soprattutto negli ascensori, spazi così piccoli dove il contatto è molto ravvicinato e quindi il contagio molto probabile.

Si potrebbero suddividere i luoghi pubblici in fasce di pericolosità: nella fascia meno pericolosa vi sono i supermercati, le biblioteche, i musei e quasi tutte le attività all’aperto fermo restando che le principali difese sono il distanziamento, l’utilizzo corretto delle mascherine che coprano bene naso e bocca e la costante igiene delle mani.

Nella fascia con pericolosità intermedia vi sono i centri commerciali, gli uffici, le palestre, i parchi giochi, le piscine, gli alberghi, i bagni pubblici, i mezzi pubblici, i teatri e i cinema.

I luoghi dove, invece, il rischio è maggiore sono bar e ristoranti qualora vi si rimane dentro per molto tempo e ancora cerimonie, feste, buffet, concerti, parchi di divertimento, stadi.

Altro argomento di ricerca effettuata di recente da alcune università è quello delle superfici presenti nei luoghi pubblici: maniglie di cassonetti o dei negozi, le metropolitane, i bancomat, i pulsanti dei semafori, i rifornimenti di benzina.

Dalle ricerche effettuate è stato verificato che tracce del virus rimangono su circa l’8% delle superfici. Più contaminate sono risultate le maniglie e, a seguire, banche e metropolitana. Occorre dire, però, che la quantità di virus che è stata rilevata è stata particolarmente bassa e forse anche insufficiente a provocare un contagio.

Occorre inoltre non cadere in alcuni banali errori che vengono spesso commessi. Ciò aiuterà tutti ad evitare sempre più il dilagare dei contagi:

Primo errore: piuttosto che concentrarsi su ciò che è permesso dalle norme, occorre concentrarsi su ciò che è più sicuro. I giovani si sentono tranquilli quando si incontrano con i loro coetanei prima di andare a trovare i nonni. Ma con un comportamento del genere rischiano di infettarli. Lo stesso vale per il pranzo al ristorante e altre attività in luoghi pubblici. Il rischio c’è sempre. Sarà meglio, per quanto possibile, evitare.

Secondo errore: Si crede spesso che se non succede nulla quando qualche volta si trasgrediscono le precauzioni vuol dire che quasi quasi si “immuni” o “fortunati”. Purtroppo non è così. Non abbassare mai la guardia e proteggersi sempre.

Terzo errore: Si pensa che una volta vaccinati si possa abbassare la guardia. Purtroppo non è così. Anche dopo essere stati vaccinati occorre continuare a usare i dispositivi di sicurezza in quanto non si sa ancora se una persona vaccinata possa o meno trasmettere il contagio. Questo è un errore che è ancora difficile commettere visto che nel nostro Paese sono poche le persone già vaccinate.

Quarto errore: Spesso si pensa che se si è avuto già il virus si possa essere più tranquilli. Non è così. Chi ha già avuto il Covid sviluppa, solitamente gli anticorpi, ma ciò non vuol dire che non ci si possa reinfettare. È raro ma non impossibile.

Quinto errore: Altro atteggiamento scorretto è quello di riporre fiducia in quell’amico che dice: “sono stato attento”. Purtroppo non si può mai sapere quale sia stato il comportamento di quell’amico, quel parente e persino il nostro partner. Molte persone sono portate, infatti, a non rivelare ad altri né le eventuali trasgressioni né tanto meno i sintomi che possono presentare. Meglio, quindi, mantenere il distanziamento.

Sesto errore: Spesso si è soliti ritenere che qualsiasi attività fatta fuori, all’aperto, sia sicura. Purtroppo non è così anche se il virus si trasmette con più facilità al chiuso. Il virus non ha odore e lo si può inalare senza che ci se ne renda conto. Resta importante, quindi, mantenere la massima attenzione nelle strada, specie se vi sono molte persone.

Visto che ancora il vaccino non è vicino anche per la poca disponibilità di dosi che vengono distribuite nel nostro Paese, l’arma più importante che rimane per evitare di prendere l’infezione è proprio quella di rispettare pedissequamente queste piccole regole.

Governo Draghi: prossimo decreto, verso una nuova stretta per incubo varianti

Da indiscrezioni che emergono da Palazzo Chigi, dopo il vertice cui hanno partecipato con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi insieme al CTS (Comitato Tecnico Scientifico), sembra che con il Decreto in via di emissione si vada verso una nuova stretta.

Chi sperava in prossime riaperture potrebbe rimanere alquanto deluso.

Il Governo vuole muoversi in largo anticipo rispetto alla scadenza del prossimo 5 marzo, data di scadenza dell’ultimo DPCM di Giuseppe Conte.

Al vertice tenuto a palazzo Chigi hanno partecipato oltre ai componenti del CTS anche i ministri Roberto Speranza (Salute), Maria Stella Gelmini (Affari Generali e Autonomie), Daniele Franco (Economia), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo Economico).

Durante la riunione si è fatto il punto della situazione attuale dal punto di vista epidemiologico. Il Governo vorrebbe improntare la propria azione alla massima prudenza, come trapelato dalla riunione e, inoltre, sembrerebbe non vi sia più un DPCM ma un decreto-legge da sottoporre al Parlamento. Strada questa sicuramente più corretta ma certo piena di insidie anche se il Governo gode in Parlamento di una larghissima maggioranza.

Nella sostanza sembra sia proprio difficile che possa essere concessa la riapertura dei ristoranti la sera tranne che la Regione non si trovi in zona bianca, cosa difficile da ottenere.

Anche per cinema e teatri sembrerebbe venga adottata la linea della massima prudenza mentre i musei potranno restare aperti da lunedì a venerdì in zona gialla.

Infine sembra che venga istituita anche una zona arancione scuro ovvero una fascia arancione rafforzata che prevederebbe la chiusura delle scuole, il divieto di spostamento nelle seconde case e la chiusura di bar e ristoranti.

La sensazione è quella che le possibili riaperture possano slittare alla fine di marzo ma anche, possibilmente, ai primi giorni di aprile.

Il Decreto che verrà emesso potrebbe inoltre contenere contestualmente anche i ristori per le attività per le quali è prevista la chiusura.

Intervenendo al Senato il ministro Speranza ha dichiarato:

“Il dpcm in vigore è in scadenza il 5 marzo e il governo è qui in Aula per un confronto con il Parlamento”.

“Siamo in una situazione politica completamente nuova. Superata la crisi, tutti dobbiamo sentire forte l’obbligo di corrispondere positivamente alle ragioni sostanziali che hanno portato alla nascita di questo esecutivo: fronteggiare le gravi emergenze sanitarie, economiche e sociali”.

“Siamo all’ultimo miglio, ad un passaggio delicato e decisivo. Serve uno sforzo unitario, una leale collaborazione”

“Argineremo il virus grazie alla scienza e al lavoro quotidiano del nostro personale sanitario, che non smetteremo di ringraziare ogni giorno. I ritardi di alcune forniture non cambieranno l’esito della partita in corso. Non è retorica: finalmente vediamo la luce in fondo al tunnel.

In questo ultimo miglio non possiamo abbassare la guardia. Non ci sono le condizioni per allentare le misure di contrasto alla pandemia”

Cosa sappiamo (finora) dell’attacco nella Repubblica democratica del Congo? E cosa è successo?

Luca Attanasio, 43 anni, ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo e Vittorio Iacovacci, il carabiniere di scorta, 30 anni, sono morti a seguito di un attacco da parte di miliziani il 22 febbraio scorso. Nell’attacco è rimasto ucciso anche l’autista congolese, Mustapha Milambo. Stavano viaggiando da Goma a Rutshuru e l’auto, insieme ad un secondo mezzo, faceva parte di un convoglio del World Food Program (Programma alimentare mondiale dell’Onu) che andava ad ispezionare un programma per la distribuzione di cibo nelle scuole. Altre persone della missione sono rimaste ferite.

Secondo le prime ricostruzioni, la fonte degli assalitori resta sconosciuta. Si sa, però, che si tratta di un gruppo armato di sei persone che ha attaccato il convoglio uccidendo l’autista. L’ambasciatore e il carabiniere sono poi stati portati nella foresta, dove, mentre la polizia stava arrivando, hanno sparato al carabiniere. Anche Attanasio, il diplomatico, sarebbe stato ferito da un’arma da fuoco all’addome, arrivando all’ospedale di Goma in condizioni criticissime e dove in seguito è deceduto.

Il luogo dell’attacco si trova nei pressi di Kanyamahoro, all’interno del parco nazionale dei Virunga, a circa 15 km a nord della regione del Nord Kivu. Infatti, la zona tra Repubblica democratica e il Ruanda è considerata decisamente pericolosa proprio per la presenza di gruppi armati. Si tratta di forze democratiche per la liberazione del Ruanda, una milizia nata dalla fusione di gruppi di profughi scappati dal Ruanda. Si sa che questi ribelli, nascondendosi nel parco tendono delle imboscate sulle strade principali.

Luca Attanasio è il secondo ambasciatore europeo ucciso nella Repubblica democratica del Congo, nel 1993 perse la vita anche l’ambasciatore francese Philippe Bernard durante uno scontro provocato da un sollevamento di truppe che si opponevano al dittatore.

Per quel che concerne il governo congolese, la ministra degli esteri Marie Tumba Nzeza ha dichiarato che il governo farà tutto il possibile per scoprire l’origine del crimine e far luce sull’omicidio dei due connazionali.

Anche il nostro ministro degli esteri, Luigi Di Maio ha dichiarato quanto straziante sia stato accogliere le salme. “Attanasio e Iacovacci vittime di un vile agguato. Straziante accogliere le loro salme”. Ha poi affermato di aver chiesto l’apertura di un’inchiesta al Pam (Programma alimentare mondiale) e all’Onu.

 In attesa di scoprire cause e colpevoli ci stringiamo al dolore delle famiglie, nella speranza che non resti un delitto irrisolto e che verità e giustizia possano trionfare.

“GOVERNO DRAGHI? UNICA VIA PER MANTENERE LA DEMOCRAZIA ERANO LE URNE…”

Con Draghi abbiamo un governo tecnico o politico? Ma può esistere un governo tecnico? O i governi, quasi per definizione, devono essere necessariamente “politici”?

Perché per governare bisogna sapere, conoscere, capire, poi interpretare, poi ancora valutare, e infine scegliere. E scegliere è, essenzialmente, un atto di volontà, di discernimento, quindi, un atto politico.

Perché esprime compiutamente la volontà del “popolo sovrano” attraverso i suoi legali e legittimi rappresentanti.

Perché scegliere appartiene unicamente al popolo. Ed ecco il punto: la sovranità popolare.

“La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita l’articolo 1 della Costituzione italiana. Dunque il popolo è sovrano, cioè la sua volontà è piena, generale, esclusiva, inappellabile, incontrovertibile, insindacabile. Nessuno, nei limiti della Costituzione, può contravvenire e disattendere alla volontà del popolo.

Cosa voglio dire? Che nei momenti di “cortocircuiti” della democrazia, di crisi politica, di incapacità o di impossibilità a formare una maggioranza parlamentare stabile, efficace, duratura, l’unica via d’uscita, l’unica soluzione possibile e consentita sono le elezioni per ricreare una nuova maggioranza politica, fatta da partiti che si propongono di governare la nazione.

Certo, può esistere un “governo del presidente”, un “governo balneare”, un “governo a tempo”, ma è una soluzione pasticciata, precaria, passeggera, in attesa di elezioni politiche. Non è possibile sospendere la democrazia, non è accettabile “commissariare” uno Stato democratico, non è consentito contravvenire alla volontà del popolo.

Fossimo anche in momenti di grave emergenza sociale ed economica, in periodi di guerra, o in tempi bui di pandemia. Perché indebolire il sistema democratico, magari “sacrificando” qualche passaggio istituzione, peraltro previsto dalla Costituzione, non può che, a parer mio, “danneggiare” la qualità delle scelte, delle risposte dello Stato alla soluzione dei problemi. Cioè, solamente un sistema democratico legittimato dal consenso popolare può dare la migliore delle risposte possibili alla soluzione dei problemi del paese.

Se così non è (come qualcuno potrebbe obiettare) il problema risiede nella società, nella qualità del consenso, e nella sua incapacità ad esprimere ed a trovare il meglio (ogni società ha i governanti che si merita). Ecco il punto: la qualità dei governanti, trovare il meglio della società. Sempre a pare mio, in un sistema democratico bisognerebbe contrappone al criterio “alto” (monarchi, cattedratici, burocrati, ecc.) di scegliere “i migliori” come garanzia di buon governo, un diverso principio “preventivo”, il criterio ‘basso’ usato nella democrazia ateniese con il continuo ricambio degli incarichi per le posizioni di comando.

Perché in democrazia le “eccellenze” vengono decretate solo dal popolo sovrano. Dare, concedere, quindi, il potere per un determinato e ben definito lasso di tempo. Cioè, all’istinto al potere, bisogna sostituire la ragione. Il comando attraverso le leggi e le normative. Il comando per mezzo del voto e della ricerca del consenso.

A qualunque costo. Auspichiamo, quindi, un ritorno, in Italia, ad un vero “governo politico” eletto dal popolo sovrano. Sempre.

Perché la democrazia non è un’opinione, ma una cosa seria!