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OSCAR 2021: ecco come saranno

Per ciò che concerne la cultura e lo spettacolo gli Oscar sono sempre stati un punto di riferimento.

E quest’anno si faranno? Se sì, come? 

Il periodo burrascoso che viviamo da ormai un anno a questa parte ha causato nel mondo del cinema ritardi tra le uscite dei film, uscite addirittura saltate, sale vuote e infine l’abbassamento delle serrande, facendo così passare in sordina l’evento che dal lontano 1929 è considerato tra i più importanti.

Tuttavia, gli Oscar ci saranno. Un po’ più tardi del solito rispetto al solito appuntamento di febbraio (la data prevista all’inizio era il 28 febbraio), l’appuntamento è stato fissato al 25 aprile 2021, mentre le candidature avverranno a marzo.

Lo spostamento di tale evento è avvenuto nel corso della storia solo 3 volte: nel 1938 a causa dell’inondazione di Los Angeles; nel 1968 (trent’anni dopo) a seguito dell’assassinio a Martin Luther King; nel 1981 con il tentato omicidio del Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan.

La decisione di posticipare gli Oscar è stata presa affinché la “finestra di eleggibilità” permettesse ai film che hanno visto la loro produzione interrotta a causa del Coronavirus di essere ultimati e di inserire quei titoli che sono stati disponibili solo in streaming durante il lockdown fino alla fine di questo mese.

La 93esima edizione degli Academy Awards sarà quindi il 25 aprile 2021 a partire da mezzanotte e mezzo circa (ora italiana), quindi nella notte tra il 25 e il 26.

Come si presenterà lo show?

Non ci sono ancora informazioni riguardo la conduzione. Si pensa però di seguire la strada degli anni passati che vede presenti sul palco l’alternanza di gruppi di vip e una conduzione a staffetta tra un’incoronazione di categoria e l’altra. La cerimonia dello scorso anno, con il trionfo di Parasite e tutto il pubblico vicino senza mascherina, sembra lontanissima se la si guarda con gli occhi di oggi. Ma nonostante ciò gli Oscar sono programmati per svolgersi dal vivo e lo slittamento di due mesi sembra essere favorevole in quanto periodo primaverile e quindi “meno incline” ai contagi rispetto all’inverno.

Come assicurare presenza e sicurezza?

Non volendo rinunciare a una cerimonia in presenza e non volendo rinunciare al red carpet, l’Academy ha pensato bene di svolgere sia la cerimonia dal vivo nella sua sede storica del Dolby Theatre di Los Angeles, sia trasmetterla contemporaneamente tramite dirette streaming da più parti dell’America, come ad esempio New York, e da più parti del mondo, si pensa a Londra.

Nomination e candidati

Tra le candidature vi sono molte pellicole prodotte dalle piattaforme streaming. Non per niente Netflix si fa notare già da qualche anno nella notte degli Oscar. Inoltre, si sta pensando di integrare le categorie più tecniche in favore di quelle più importanti: ad esempio la categoria miglior montaggio sonoro e la categoria miglior sonoro verranno unite in un’unica categoria per abbassare il numero di premi.

Per l’annuncio ufficiale dei candidati alla nomination bisognerà attendere il 15 marzo. L’Italia è fuori dalla corsa al miglior film ma resta in ballo nella categoria Documentario (con “Notturno” di Gianfranco Rosi), Make up (con “Pinocchio” di Matteo Garrone) e miglior canzone e miglior colonna sonora (con “La vita davanti a sè”).

Ecco a voi una serie di film che probabilmente si contenderanno diverse categorie:

  • Nomadland, Chloe Zhao (miglior film, miglior regista)
  • Il processo ai Chicago 7, Aaron Sorkin (miglior film, miglior regista)
  • Judas and the Black Messiah, Shaka King (miglior film, miglior regista)
  • Quella notte a Miami, Regina King (miglior film, miglior regista)
  • Da 5 Bloods, Spike Lee (miglior film, miglior regista)
  • The Father, Florian Zeller (miglior film, miglior regista)
  • Una donna promettente, Emerald Fennell (miglior film, miglior regista)
  • Chadwick Boseman, Ma Rainey’s Black Bottom (miglior attore)
  • Tom Hanks, Notizie dal mondo (miglior attore)
  • Anthony Hopkins, The Father (miglior attore)
  • Delroy Lindo, Da 5 Bloods (migliore attore)
  • Frances McDormand, Nomadland (miglior attrice)
  • Carey Mulligan, Una donna promettente (miglior attrice)
  • Zendaya, Malcolm & Marie (miglior attrice)
  • Viola Davis, Ma Rainey’s Black Bottom (miglior attrice)

Categoria miglior film d’animazione:

  • Soul
  • Wolfwalkers – Il popolo dei lupi
  • Onward – Oltre la magia
  • Over the Moon – Il fantastico mondo di Lunaria
  • La famiglia Willoughby

Categoria miglior film internazionale:

  • Un altro giro (Danimarca)
  • Quo vadis, Aida? (Bosnia ed Erzegovina)
  • Collective (Romania)
  • Cari compagni! (Russia)
  • La trincea infinita (Spagna)

Alcuni trailer:

https://www.youtube.com/watch?v=A9k5NRYXWIk

Nonostante le decisioni prese possano essere considerate discutibili o meno, si tratta comunque di un bel segnale di ripartenza per l’industria culturale che è stata fortemente colpita in questa emergenza sanitaria.

In un articolo dell’ANSA si legge che:

18 Febbraio 2021 – “Gli eventi ridotti del 69,29%, gli ingressi del pubblico crollati del 72,9%. Arrivano i dati Siae per lo spettacolo 2020 e appaiono come la certificazione di quello che per il settore, dal cinema al teatro, dalla musica alle mostre, il ballo, lo sport, è stato l’anno più buio. Con la spesa del pubblico che, sempre nel confronto con il 2019, è diminuita dell’82,24% ovvero di oltre 4,1 miliardi di euro.” (Fonte ANSA).

IL NUOVO GOVERNO DRAGHI: ecco la formazione definitiva dei Ministri

La scorsa settimana avevamo scritto un articolo che aveva indagato le possibile alleanze al nuovo Governo Draghi: https://mc.tv.it/2021/02/04/mario-draghi-capo-tecnico-o-politico/

Oggi, ci troviamo in una posizione ben più definita su quello che si rivela essere il nuovo esecutivo.

Per il M5S sono 4 i ministri:

  • Luigi Di Maio, riconfermato Ministro degli Esteri, Stefano Patuanelli, Ministro dell’Agricoltura, Fabiana Dadone, Ministra alle Politiche giovanili e Federico D’Incà, Ministro ai Rapporti col Parlamento.

Per il PD sono 3:

  • Lorenzo Guerini, Ministro alla Difesa, Dario Franceschini, Ministro alla Cultura, Andrea Orlando, Ministro al Lavoro.

Per Forza Italia sono 3 (senza portafoglio):

  • Renato Brunetta, Ministro alla Pubblica amministrazione, Mara Carfagna, Ministra al Sud e coesione territoriale, Maria Stella Gelmini, Ministra agli Affari regionali.

Per la Lega sono sempre 3:

  • Giancarlo Giorgetti, Ministro alla Sviluppo economico, Erika Stefani, Ministra alle politiche per la disabilità, Massimo Garavaglia, Ministro al Turismo.

Per Leu 1:

  • Roberto Speranza, riconfermato già dal Governo Conte bis come Ministro della Salute.

Per Italia Viva 1:

  • Elena Bonetti, Ministra delle pari opportunità.

Infine, abbiamo i tecnici, 8 Ministri e 1 Sottosegretario:

  • Luciana Lamorgese, riconfermata Ministra dell’Interno, Marta Cartabia, Ministra alla Giustizia, Daniele Franco, Ministro dell’Economia, Roberto Cingolani, Ministro alla Transizione ecologica, Enrico Giovannini, Ministro alle Infrastrutture, Patrizio Bianchi, Ministro all’Istruzione, Cristina Messa, Ministra all’Università, Vittorio Colao, Ministro all’Innovazione tecnologica e infine il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli.

Vediamo la nascita di due nuovi ministeri: la Transizione ecologica (ex Ambiente però con tutte le competenze in materia energetica), assegnato a Roberto Cingolani, e quello della Transizione digitale (ministero senza portafoglio), affidato a Vittorio Colao.

Le alleanze appaiono molto più politiche di quelle pronosticate. Innanzitutto, vediamo molti politici e vecchi volti che si sono riconfermati dal Governo Conte II al Governo Draghi, come Roberto Speranza, Luciana Lamorgese e Dario Franceschini.

Ma non sono gli unici ritorni di governi passati. Vediamo infatti Forza Italia riproporre ministri come Maria Stella Gelmini (ex Ministra dell’Istruzione), Stefano Brunetta (ex Ministro per la pubblica amministrazione) e Mara Carfagna (ex Ministro alle pari opportunità).

Per quanto riguarda la Lega, abbiamo Giancarlo Giorgetti (ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) e Erika Stefani (breve esperienza come ex Ministra agli Affari regionali).

In totale i nuovi ministri sono ventitré, di cui otto le donne del nuovo Governo Draghi e quindici uomini.

Appare evidente che il supporto arrivi da tutte le fazioni politiche, fatta eccezione per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che mantiene solida la sua opposizione.

Si può notare che ai tecnici sono stati affidati i Ministeri “chiave”, quelli più delicati e più importanti per lo sviluppo del nostro Paese che seguono in stretta correlazione le priorità dichiarate da Draghi: emergenza sanitaria, economica e sociale.

Auguriamo un buon lavoro a tutti i nuovi Ministri, nella speranza che possano guardare ad un nuovo futuro, piuttosto che alle prossime elezioni.

Festa di Sant’Agata: Il Vescovo Gristina “ comportamento responsabile, composto e maturo dei devoti”

Con la giornata dell’ottava di Sant’Agata si concludono i festeggiamenti in onore alla martire catanese.

Una festa segnata fortemente dalla pandemia e dalla compostezza dei devoti che hanno saputo rispettare le regole ed hanno tenuto un comportamento responsabile, composto e maturo.

La giornata dell’ottava è caratterizzata storicamente dall’ultimo incontro con la santa patrona. Infatti negli scorsi anni la mattina del 12 Febbraio era legata all’esposizione solenne di tutte le reliquie e al bacio dei devoti. Il busto reliquario della martire Agata e lo scrigno che custodisce le reliquie della santa patrona veniva posto sull’altare maggiore alla venerazione dei fedeli.

In serata invece dopo la messa vi era l’ultima processione con il busto reliquario e lo scrigno in piazza duomo, con le candelore che chiudevano la processione.

A causa dell’emergenza covid-19, come per tutta la festa, vi è stata nel tardo di pomeriggio di ieri la solenne concelebrazione Eucaristica all’interno della cappella di Sant’Agata, presieduta dall’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina con la sola presenza del sindaco di Catania On. Salvo Pogliese in rappresentanza di tutta la cittadinanza e sopratutto con la presenza del busto reliquario di Sant’Agata posto alla contemplazione dei devoti che si sono potuti collegare in diretta streaming.

Durante l’omelia il Vescovo, Mons. Salvatore Gristina parlando della compostezza dei devoti ha sottolineato che “noi possiamo esserne contenti e fieri, e, soprattutto, possiamo affermare che comportandoci bene abbiamo davvero onorato Sant’Agata: lei, infatti, ci vuole veri devoti, cioè cristiani e cittadini esemplari “.

In una cattedrale deserta dove hanno risuonato solo gli inni in onore di Sant’Agata gli occhi dei devoti seppur a distanza erano puntati verso gli occhi della martire per continuare questo contatto visivo che fa vibrare i cuore dei concittadini di Agata.

Il Vescovo commentando le letture del giorno tratte dal libro della Genesi si è soffermato “sull’origine del peccato, la sua diffusione e, soprattutto, circa la vittoria di Gesù sul peccato, vittoria che può diventare anche nostra”.

Agata infatti, continua l’Arcivescovo “è per noi uno straordinario esempio di come vincere le tentazioni del diavolo per restare sempre uniti a Gesù e, quindi, sempre vittoriosi”.

Dopo la benedizione le reliquie di Sant’Agata, sono state riposte nel sacello dandosi appuntamento al prossimo 17 Agosto nella speranza di poter nuovamente festeggiare fisicamente la patrona con tutto il popolo dei devoti.

IL MONDO DI INTERNET E I SUOI EMARGINATI SOCIALI

Si parla spesso di tecnologia e digitalizzazione, di come oggi qualsiasi cosa (o quasi) può essere fatta attraverso i computer. Si parla di realtà avanzata, intelligenza artificiale, robot dotati di coscienza, computer parlanti e chi più ne ha più ne metta.

Tuttavia, ciò di cui si parla poco (e niente), è l’altra faccia della medaglia di tutta questa tecnologia, ovvero chi non ne ha accesso. Questa spaccatura, tra chi è digitalizzato e chi non lo è, si ripercuote, ovviamente, nella società, creando il fenomeno del “digital divide” che letteralmente significa “divario digitale”.

Di questo divario digitale se n’è sentito poco parlare, forse perché non era mai stato sotto i nostri occhi come negli ultimi tempi. Da quasi un anno, con l’arrivo del Coronavirus, tutte le nostre abitudini sono state ribaltate e, parallelamente, “spostate” verso il digitale appunto. Dagli acquisti all’intrattenimento, dal nuovo modello di lavoro, lo “smart working”, all’istruzione con la DAD, il nostro mondo è cambiato e il fenomeno del digital divide è esploso.

Già subito dopo due mesi di lockdown, lo scorso maggio 2020, il giornale “Open” aveva segnalato che solo a Roma, nella comunità di Sant’Egidio, più del 50% dei bambini non aveva seguito le lezioni online.

Questo fatto purtroppo non riguarda solo la Capitale.

Difatti, dall’inizio della DAD, la ricerca condotta da IPSOS per Save the Children ha stimato dei dati allarmanti: circa 34mila studenti delle scuole superiori rischiano di incrementare l’abbandono scolastico a causa soprattutto di molte assenze. Inoltre, l’impoverimento delle famiglie non aiuta e rende ancora più semplice il fatto di lasciare la scuola e iniziare ad essere preda dello sfruttamento lavorativo. Continuando nella ricerca abbiamo un 7% di compagni di scuola “dispersi” a partire dal lockdown. Poi c’è chi deve recuperare diverse materie e chi pensa che la didattica a distanza sia un’esperienza negativa per diversi fattori, dalla difficoltà a concentrarsi nel seguire le lezioni, ai vari problemi di connessione internet.

Quasi la metà degli adolescenti ha vissuto l’anno come “anno sprecato”. Costretti a vivere in un mondo solo di incontri online, hanno capito allo stesso tempo l’importanza delle relazioni, quanto siano importanti gli amici e le uscite con loro. L’adolescenza è un periodo di cambiamento, è un periodo delicato per ogni giovane e il tema delle relazioni è fondamentale. La privazione di non aver potuto godere di tale esperienza, anche di tipo sentimentale, si è ripercossa molto su di loro, scatenando un miscuglio di emozioni negative emerse durante la pandemia.

I giovani, studentesse e studenti, si trovano ad affrontare e lottare contro sentimenti di stanchezza, incertezza, ansia, preoccupazione, nervosismo. Non mancano poi l’alienazione, l’apatia e la paura del futuro.

Un mix, come già detto, che ha portato molti ragazzi a protestare per il ritorno alla scuola normale e in sicurezza.

A seguito di questi allarmanti numeri non possiamo che rimettere al centro della discussione, al pari dell’emergenza sanitaria, l’emergenza scolastica.

Dati ottenuti dal sito “Save the Children”.

Sant’Agata 2021. È stata festa anche senza manifestazioni esterne

Sono quasi alla conclusione a Catania i festeggiamenti in onore di sant’Agata che quest’anno a causa della pandemia in corso si svolgono in modalità “a distanza” secondo le regole dettate per prevenire la diffusione dell’infezione da coronavirus.

Sono mancate tutte le manifestazioni esterne, il bagno di folla di devoti con il sacco bianco che accoglie all’aurora del 4 mattina la prima uscita del busto reliquiario, il giro esterno e poi il giro interno con i ceri accesi dai devoti.

Il fiume di devoti con il sacco devozionale che precedono il fercolo tirando i cordoni e poi la salita dei cappuccini, la salita di via Sangiuliano, il canto delle suore benedettine e la discesa della “marina”. I fuochi del fortino e i fuochi del borgo.

Sono mancate le candelore che portano la festa in ogni angolo della città e precedono la processione con il fercolo di Sant’Agata.

E poi ancora la processione per l’offerta della cera con la carrozza del senato, i fuochi della “sira o tri” le bancarelle con la “calia” e i dolci tipici della festa, il torrone, le olivette e le “minnuzze”.

Non è mancata, però la preghiera di tutta la Chiesa Catanese perché Sant’Agata interceda per noi per ottenerci le grazie che ciascuno di noi chiede nel suo cuore e soprattutto la liberazione dalla pandemia, come già nel 1571 quando la Santa, portata in processione per la città la liberò dall’epidemia di peste.

Ecco che già dallo scorso 3 febbraio, in una cattedrale completamente vuota da fare impressione, si è svolta l’offerta della cera alla vergine e martire Agata. È stato solo il Sindaco Salvo Pogliese a portare le candele votive in nome e per conto di tutta la città davanti al busto reliquiario, posto fuori dal sacello nella cappella di Sant’Agata all’interno della cattedrale. Successivamente è stata eseguita la preghiera del “Te Deum” di ringraziamento al Padre per il dono di Sant’Agata alla città e alla Chiesa Catanese.

È stata poi la volta della Messa dell’Aurora, il 4 febbraio mattina.

Sempre all’interno della cappella di Sant’Agata, con la presenza del busto reliquiario posto fuori dal sacello, è stata celebrata dal nostro Arcivescovo, Mons. Salvatore Gristina, la Santa Messa. Davanti agli occhi di tutti, nella diretta televisiva curata dalla diocesi e offerta a tutte le emittenti, il viso di Sant’Agata sempre in primo piano, verso cui si sono rivolti gli sguardi oranti di tanti, tantissimi devoti che si sono affidati a lei.

Nella sua omelia il Vescovo ha detto, tra l’altro, non dissimulando la sua commozione: “quest’anno avremmo vissuto questo momento bello, unico e partecipato. Ed invece, a causa della pandemia, la Cattedrale è vuota – e vi assicuro che ciò è veramente impressionante – perché non c’è la presenza devota dei fedeli. Tra le tante privazioni causate dalle difficoltà in corso, l’impossibilità di partecipare di presenza quest’anno alla Santa Messa dell’Aurora è certamente quella che più ci arreca dispiacere. Offriamo al Signore questa sofferenza con la speranza che, per l’intercessione di Sant’Agata, essa affretti il ritorno alla possibilità di onorare la Santa Patrona come lei merita e come noi desideriamo intensamente”.

Concludendo l’omelia il presule, chiedendo a tutti di abbandonare le vie del male per incamminarsi con decisione nella via della fraternità, ha detto “mi pare provvidenziale che quest’anno il nostro 4 febbraio agatino coincida con la celebrazione, per la prima volta, della Giornata della Fratellanza Umana. Accogliamo l’invito di Papa Francesco a pregare e lavorare ogni giorno dell’anno affinché tutti possiamo vivere insieme nel nostro mondo fraternamente ed in pace”.

Nel pomeriggio del 4 febbraio sono seguiti i primi vespri della solennità di Sant’Agata, sempre in cattedrale, a porte chiuse, all’interno della cappella di Sant’Agata. E da lì il consueto messaggio alla città di solito pronunciato dall’Arcivescovo in piazza Stesicoro, durante il giro esterno della Santa Patrona.

Nel suo messaggio Mons. Gristina ha ricordato ancora una volta la “Giornata Internazionale della Fratellanza umana” che si celebra proprio il 4 febbraio e stabilita nel 2020 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Questa data venne scelta per ricordare lo storico incontro avvenuto il 4 febbraio 2019 ad Abu Dabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, tra Papa Francesco e l’Imam di Al-Azhar (Egitto) Ahmad Al Tayyeb. Durante quell’incontro venne firmato il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. È importante che tutti, e particolarmente le giovani generazioni, si impegnino “a vivere nella fraternità a favore della pace, affinché le donne e gli uomini di oggi vivano da fratelli e si impegnino nella salvaguardia della casa comune dove tutti possiamo trovare un posto degno della nostra condizione umana”.

In ultimo l’Arcivescovo ha detto: “Chiediamo alla Santa Patrona di ottenere a tutti la vaccinazione contro il COVID 19 ed anche quella contro le pandemie morali che tanti danni procurano in chi non si lascia immunizzare. Amata nostra Sant’Agata liberaci dalla pandemia che ci preoccupa e ci smarrisce. Ottienici forza e resistenza contro i germi di divisioni, di esclusioni, di disprezzo e di violenza verso gli altri che inquinano le nostre relazioni e ci impediscono di vivere nella fraternità”.

Infine stamani, sempre nella cappella di Sant’Agata, in cattedrale, con la presenza del busto reliquiario posto fuori dal sacello il nostro Arcivescovo ha presieduto la solenne concelebrazione del pontificale in occasione della Solennità di Sant’Agata. Erano presenti il Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo Emerito di Palermo, S.E. Rev.ma Mons. Salvatore Pappalardo, Arcivescovo Emerito di Siracusa e S.E. Rev.ma Mons. Calogero Peri, Vescovo di Caltagirone e Mons. Salvatore Genchi, Vicario Generale dell’Arcidiocesi.

Durante l’omelia Mons. Gristina, ricordando il racconto dei Maccabei ha detto, tra l’altro “carissimi genitori ed educatori, vorrei che diventassimo sempre più consapevoli della nostra responsabilità verso le ragazze e i ragazzi a noi affidati o che in ogni caso sono a contatto con noi adulti. L’emergenza educativa, di cui tanto si parla, è dovuta anzitutto all’essere o no, noi adulti, credibili punti di riferimento per i giovani”.

E continuando ha detto ancora: “agli occhi di Dio la nostra vita è preziosa; noi valiamo più di molti passeri e perfino i capelli del nostro capo sono tutti contati. Non dobbiamo aver paura, nemmeno in questo tempo di pandemia: Dio è sempre Padre che si prende cura di noi tutti suoi figli che ci affidiamo con fiducia a Lui”.

La benedizione papale ha concluso, poi, la solenne concelebrazione e i festeggiamenti agatini rimandando, se sarà possibile, al 16 agosto prossimo la festa più in presenza.

MARIO DRAGHI, CAPO TECNICO O POLITICO?

Da due giorni si sono chiuse le consultazioni del Presidente della Camera Roberto Fico.

Tuttavia, tali consultazioni al fine di trovare il nuovo Presidente del Consiglio sono risultate del tutto improduttive e ieri il Presidente Sergio Mattarella ha convocato Mario Draghi. Il suo nome era già stato fatto non poco tempo fa sia come possibile premier tecnico sia come successore di Matterella al Quirinale.

Chi è Mario Draghi?

Mario Draghi (Roma, 3 settembre 1947) è un’economista, accademico, banchiere e dirigente pubblico italiano. Studia e si laurea in Economia all’Università degli studi di Roma “La Sapienza” e si specializza al MIT di Cambridge. Già professore universitario, negli anni Novanta diventa alto funzionario del Ministero del Tesoro. Nel 2005 diventa Governatore della Banca d’Italia, divenendo così membro del Consiglio generale della BCE (Banca Centrale Europea).

Dal 2011 al 2019 ha ricoperto la carica di Presidente della Banca centrale europea, periodo della crisi del debito sovrano europeo dove è diventata nota la sua frase “Whatever it takes”, per indicare che la BCE avrebbe fatto tutto il possibile per preservare l’euro.

E arriviamo a ieri, 3 febbraio 2021, giorno in cui Mattarella gli conferisce l’incarico di formare un governo tecnico-istituzionale in seguito alle dimissioni del Governo Conte II. L’incarico è stato accettato con riserva.

Dopo gli incontri con le più alte cariche, oggi Draghi si incontrerà con le forze politiche che costituiscono il Parlamento, i partiti. Li ascolterà a uno a uno, ascolterà quelle che sono le priorità per ciascun partito e, dopo ulteriori consultazioni, si capirà se dar vita a un governo tecnico o un governo politico.

Si potrebbe pensare a primo impatto che tra l’emergenza epidemica e l’incarico dato a un ex governatore della Banca centrale europea la scelta più naturale sarebbe quella di vertere verso un governo di tipo tecnico (senza colori politici), ma non è detto che le cose possano essere un po’ diverse, anche perché proprio per questo potrebbe essere difficile raggiungere la maggioranza.

Infatti, già il PD e in particolare parte del M5S hanno espresso la loro opinione sulla prospettiva che vorrebbero si prendesse, una prospettiva decisamente politica. Ma con simili numeri è improbabile si riesca ad ottenere una maggioranza di questo tipo. D’altro canto, anche il centro-destra non sembra compatto nella decisione politica, con elementi di Forza Italia vicine a Draghi (ala moderata capeggiata da Mara Carfagna) che minacciano la scissione.

Il senatore forzista Andra Cangini, portavoce di “Voce Libera”, l’associazione che fa capo a Carfagna, non usa tanti giri di parole:

“Stiamo attraversando una fase di grandissima emergenza nazionale e il capo dello Stato ha fatto un accorato appello a tutte le forze politiche. Se FI, dopo aver invocato il “governo dei migliori”, si tirasse indietro ora e rifiutasse di dare il suo sostegno a Draghi, che oggettivamente è il migliore dei premier possibili oggi, si creerebbe un problema per molti dentro FI, non solo per Carfagna” (Fonte Adnkronos).

Che differenza c’è tra un governo tecnico e governo politico?

Il governo politico è un governo formato da personalità appartenenti ai partiti del Parlamento. Ha un’origine politica ed è guidato da obiettivi politici comuni nella maggioranza. Con governo tecnico, invece, ci si riferisce a quella formazione dell’esecutivo dove il presidente del Consiglio e i suoi ministri non si trovano all’interno delle forze politiche bensì si chiamano degli esperti in materie economiche, tecniche e scientifiche. Chi compone il governo tecnico non viene eletto dai cittadini ma viene nominato in base alle sue competenze specifiche. Un esempio di governo tecnico lo abbiamo avuto con Mario Monti, rimasto in carica per quasi un anno e mezzo.

Infine, vi è un’altra composizione, quella del governo del Presidente dove appunto è il presidente della Repubblica che nomina il Presidente del Consiglio. Ciò avviene quando il Governo si trova in una fase di stallo politico. Il compito del Presidente è dunque quello di affidare l’incarico ad una personalità forte, di spicco, carismatica, che riesca a superare il blocco creatosi tra le forze del Parlamento.

È il caso in cui si trova l’Italia proprio in questo momento, con Mario Draghi che è stato nominato e che ora andrà in Parlamento a cercare di creare un programma quanto più omogeneo possibile e esaminare la fiducia dei partiti.

Non ci resta che aspettare.

Agata è libertà, è coraggio, è vita! “Cittadini! Evviva Sant’Agata”

Sant’Agata non è soltanto una storia di fede, di devozione, di tradizione. Non è solo una vicenda di martirio, di supplizio, di sofferenza. Non è tanto un fatto di femminicidio ante litteram.

La storia di Sant’Agata è soprattutto un racconto di libertà. Un racconto di coraggio. Un racconto di vita.

Ad Agata bisogna togliere la corona regale, l’aureola della santità, la dimensione divina, sovrannaturale, per renderla più umana, naturale, comune.

Agata è una fanciulla di 14 anni, una ragazza della porta accanto, una vicina di casa, un’amica, una compagna di giochi, che un bel mattino ha il coraggio di scegliere, di iniziare un cammino, di decidere della propria vita, del proprio futuro, con convinzione, con determinazione, con serenità.

Quindi, va “restituita” ad Agata una dimensione laica, e appunto per questo sorprendente, stupenda, unica.

Agata, con la sua scelta, con la sua vita, esprime pienamente la sua personalità, il suo pensiero, i suoi valori, contro tutto e contro tutti, con radicalità, fino alle estreme conseguenze, fino al rischio della propria vita. Fino a perdere la vita. E la sua vita comune, regolare, normale, diventa straordinaria, eccezionale, originale, appunto perché risoluta, totale, radicale. Agata, la ragazza, la figlia, l’amica, diventa santa, diventa un gigante della fede, un modello per tutti, un esempio da seguire. Per sempre. Agata incarna ed esprime pienamente, un’idea laica e moderna, sincera, credibile, viva.

Forse, anche lei avrebbe detto: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire partecipare. Chi vive veramente non può non essere cittadino partecipe. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Io partecipo, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo.

Io vivo, partecipo. Perciò odio chi non partecipa, odio gli indifferenti”.

Come scrisse Antonio Gramsci, tanti secoli dopo.

Per questo amiamo Agata.

GIORNO DELLA MEMORIA: CHE COS’E’ E COSA E’ SUCCESSO IL 27 GENNAIO 1945

Il Giorno della Memoria si celebra ogni anno il 27 gennaio. Tale giornata commemorativa fu istituita in Italia nel 2000 e in tutto il mondo nel 2005, ma cosa è successo e perché è importante questo giorno?

Questo giorno, si fa di anno in anno più importante perché i testimoni, le voci che possono raccontare quanto è accaduto sono sempre meno e sempre più rare.

76 anni fa i cancelli di Auschwitz vennero abbattuti dall’esercito sovietico dell’Armata Rossa, rivelando per la prima volta a tutto il mondo l’orrore della realtà del genocidio. Poco prima dell’arrivo dei russi, il campo era già stato evacuato e distrutto dalle SS. Le truppe sovietiche trovarono circa 7.000 sopravvissuti insieme a migliaia di corpi morti di uomini, donne e bambini. Erano quasi tutti ebrei ma vi erano anche altri nemici di Hitler: polacchi, Rom, Sinti, testimoni di Geova e prigionieri di guerra.

“Ciò che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo“. In queste parole di Anna Frank è racchiuso il senso del Giorno della Memoria.

La data è stata scelta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per la “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime della Shoah”. Il primo paese a istituire una giornata commemorativa nazionale, il 27 gennaio, fu la Germania, nel 1996.

Nonostante i numerosi documenti storici che raccontano questo tragico giorno, ad oggi esistono gruppi di persone e anche forze politiche in tutto il mondo, che tentano ancora di negare o “rivedere” le brutalità legate allo sterminio di sei milioni di ebrei.

Da sempre l’uomo cerca di trarre esperienze dal passato onde evitare sia di non commettere gli stessi errori, ma soprattutto di comprendere meglio il presente. Ad esempio, la storia odierna ci fornisce varie somiglianze con eventi già accaduti, come l’esistenza di gruppi/partiti nazionalisti “estremisti” che pongono alla base dei loro interessi, ma anche del loro piano politico, la superiorità della razza bianca sulle minoranze locali.

Secondo il filosofo Nietzsche, i giovani di oggi “sono come un gregge che non sa cosa sia ieri e nemmeno cosa sia oggi”. Nietzsche invidia l’animale, il quale vive sempre nel presente mentre l’uomo non riesce a dimenticare. Questo non significa che la storia fondata sulla memoria del passato sia sempre pericolosa, ma l’importante è ricordare nel momento giusto e nella giusta misura.

Ed è proprio per i giovani di oggi che si continua a ricordare l’evento della Shoah, per far capire che l’unico strumento che abbiamo per tentare di comprendere quello che ci circonda è lo studio e la memoria del passato, il quale ci fornisce la spiegazione delle cause, remote o vicine, dell’evoluzione e degli eventi di oggi.

“L’uomo ha il dovere di ricordare” diceva Primo Levi. Commemorare le vittime e soprattutto conoscere uno dei capitoli più bui della nostra storia, affinché non si ripeta.

La legge italiana prevede l’organizzazione di eventi e iniziative di sensibilizzazione al fine di mantenere viva la consapevolezza del passato.

Nonostante l’emergenza sanitaria in corso che vieta cerimonie al pubblico, non si fermano gli incontri online, le dirette sui social e visite virtuali.

Eccone alcune:

  • Raccolte sotto il titolo “Io so cosa vuol dire non tornare” e proposti dal circolo lettori di Torino, incontri riflessioni e letture sul sito https://circololettori.it/ e sui canali Facebook e YouTube.
  • Mostra fotografica Primo Levi. Momenti, a cura di Guido Vaglio: allestita al Circolo dei Lettori, è visitabile online dal 27 gennaio, arricchita dai commenti di scrittori, storici, appassionati conoscitori di Primo Levi.
  • Oggi 27 gennaio alle 16 è in programma una diretta Instagram: 30 guide di luoghi simbolo della Shoah in Italia risponderanno alle domande su uno dei periodi più brutti della storia di Milano e sul “famoso” Binario 21, da dove partirono, tra il 1943 e il 1945, 20 convogli che deportarono migliaia di ebrei italiani e oppositori politici nei campi di sterminio.

Info e calendario degli eventi: http://www.memorialeshoah.it/

  • Tra gli eventi più rilevanti, la mostra online 1938-1945. La persecuzione degli ebrei in Italia. A cura della Fondazione Centro di Documentazione ebraica di Milano (Cdec). https://www.cdec.it/

CONTE RASSEGNA LE DIMISSIONI A MATTARELLA. RIPERCORRIAMO L’OPERATO DEL PREMIER CHE RIMARRA’ NELLA STORIA DELL’ITALIA

Questa mattina Giuseppe Conte ha presentato le sue dimissioni al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Questa volta, a differenza del governo Conte II, le ipotesi di un “Conte-ter” sono ancora improbabili.

In attesa di sapere quale sarà il destino per il Presidente del Consiglio, andiamo a rivedere insieme i due anni e mezzo di governo complessivo di Giuseppe Conte.

A giugno del 2018 era cominciato il governo giallo-verde, durato 15 mesi e interrotto dopo la rottura con Matteo Salvini nell’agosto del 2019.

A seguito delle elezioni del 4 marzo 2018 i voti presi dai vari partiti non consentivano a nessuno di essi una maggioranza assoluta. Si dovette pertanto optare per un governo di “coalizione”. Le forze politiche maggioritarie erano in conflitto tra loro, ovvero il Movimento 5 stelle (con il 32,7% dei voti), la Lega di Matteo Salvini (con il 17,40% dei voti) e il Partito Democratico (18,7%). Dalle prime battute, sembrava impossibile trovare una strada comune, ma tre mesi dopo, a sorpresa di tutti, Lega e 5 Stelle formeranno il nuovo governo detto “giallo-verde”. È qui che farà la sua comparsa, precisamente il 23 maggio, Giuseppe Conte, il nuovo Presidente del Consiglio fino ad allora docente universitario simpatizzante per i pentastellati, ma mai impegnato in politica in prima persona.

Salito al governo, Conte, detto “l’avvocato del popolo” come lui stesso si definisce, si impegnerà a far rispettare l’alleanza di governo che tiene insieme le due forze politiche, con a capo Salvini e Di Maio.

I punti fondamentali di tale alleanza-contratto governativo prevedono: il reddito di cittadinanza, la nascita di Quota 100 e la cancellazione della legge Fornero, la stretta sui migranti, la legittima difesa e le norme “spazza corrotti”. Tuttavia, non è tutto rose e fiori. Ci sono molti temi che dividono le due forze, quali le Autonomie regionali, il concetto di famiglia. I vicepremier Salvini e Di Maio si battibeccano attraverso dirette sui social, interviste e interventi in Parlamento.

Conte è lì a pazientare, ma ad un certo punto lancia il suo ultimatum affermando di “essere pronto a rimettere il mandato al Presidente della Repubblica”. Ciò placherà gli animi e metterà in condizione i due schieramenti di riprendere i temi ancora aperti e soprattutto di affrontare la manovra economica che si preannunciava per il 2019.

Purtroppo, però, le incomprensioni riprenderanno presto con l’aggiunta che Salvini, forte dei consensi europei del maggio 2019 si impunta a portare a compimento il decreto sicurezza e la Tav. Infatti, solo tre mesi dopo, ad agosto, il partito della Lega esce dalla maggioranza e presenta la mozione di sfiducia al Senato nei confronti del governo Conte I.

A settembre del 2019 torna Conte. Sale di nuovo al governo con 343 voti favorevoli alla Camera e successivamente 169 voti del Senato che lo confermeranno nuovamente alla guida del Parlamento.

Il governo questa volta vede una coalizione dell’esecutivo M5S-PD-Leu(Liberi e Uguali). Lasciate alle spalle le ostilità con la Lega rivolte alle istituzioni comunitarie, questo nuovo governo passa a una compagine europeista e rivolta a sinistra.

Ma il terreno politico più che assestarsi continua a tremare: mentre si giurava sul nuovo governo giallo-rosso, Matteo Renzi decide di uscire dal PD e formare un suo partito politico, “Italia Viva”, trasformando l’esecutivo da Tri-partito a Quadri-partito. Le prove del nuovo governo sono molteplici: ex Ilva, Autostrade, Alitalia e finanze che non bastano mai.

Nonostante le difficoltà, il governo Conte II passerà senza dubbio alla storia come quello che ha guidato l’Italia durante la più grande crisi dal dopoguerra ad oggi, quella sanitaria, colpita dalla pandemia di Covid-19, ancora in corso. A marzo 2020 i casi di contagio sempre in aumento porteranno alla chiusura delle prime regioni, come la Lombardia e il Veneto. Poi si passerà all’intera Italia con Conte che decreterà 40 giorni di lockdown generale per il Paese. Questa chiusura durerà fino a maggio quando le prime attività ricominceranno ad aprire, nel frattempo i DPCM saranno sempre più frequenti decidendo cosa si può e cosa non si può fare. All’inizio dell’estate ciò che sembrava un “liberi tutti” porterà nuovamente ad un aumento dei contagi fino alla seconda ondata e quindi ai giorni attuali con altri DPCM e zone colorate.

Sul fronte politico, Conte partecipa al Consiglio europeo straordinario a Bruxelles sul Recovery Fund per la ripresa dalla pandemia, avvenuto lo scorso luglio e riesce nell’impresa di far destinare all’Italia 209 miliardi su 750 totali.

È qui che entra in scena Renzi, il quale contesta l’utilizzo di tali fondi ricevuti dall’UE. Renzi vuole che l’esecutivo utilizzi anche il MES per riformare il sistema sanitario. A questa richiesta si aggiungono altre critiche rivolte alla gestione della scuola durante l’emergenza pandemica, il controllo sui servizi segreti, la mancanza di consultazione con le varie forze politiche e il fatto che Conte accentri troppo su di sé l’attenzione. Critiche che culminano nelle dimissioni delle ministre di Italia Viva Teresa Bellanova (agricoltura) e Elena Bonetti (pari opportunità e famiglia) che daranno vita all’attuale crisi di governo.

Come già detto, le dimissioni sono già state consegnate. Prima però, Sergio Mattarella tenterà varie consultazioni con le varie forze politiche al fine di continuare l’esperienza con un possibile Conte-ter, sostenuto da una maggioranza parlamentare più solida e ampia e solo in caso di mancato accordo si considererà come soluzione finale lo scioglimento delle Camere.

I social… nella buona e nella cattiva sorte

Ho conosciuto i social qualche anno fa, quand’ero al Nord, quasi per caso, per passatempo, per compagnia, soprattutto per restare vicino al mio mondo, in contatto con i miei amici. Per esserci, per dire ancora la mia, con sobrietà, pacatezza, sincerità, e tanta ironia. Si, perché “davanti” ai social non bisogna mai prendersi sul serio, mai fare i saccenti, i cattedratici, i sapientoni; mai strafare, stra-dire, strattonare; mai calcare gli aggettivi, togliere virgole, aggiungere esclamativi. Si rischia di essere incompresi, barbosi, pesanti, o peggio ancora illeggibili, da “bannare”. Inoltre, non bisogna mai essere banali, ripetitivi, ordinari, ma cercare sempre d’essere precisi, completi, lucidi.

Poi, quando sono rincasato, non mi sono più distaccato dal mio “profilo”. E adesso “frequento” i social perché li considero utili, validi, produttivi, se usati con intelligenza e parsimonia, con oculatezza e rigore. I social (Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp, Telegram, LinkedIn, Tik Tok, e altri, ognuno con utenti e scopi diversi) sono formidabili strumenti di comunicazione, di informazione, di divulgazione; facilitano la conoscenza, la socializzazione, l’integrazione; danno una mano alla cultura, alla scuola, alla scienza, alla politica, allo sport; creano benessere, vicinanza, amicizia; ci fanno sentire meno soli e meno isolati dal “resto del mondo”. Aiutano la partecipazione e la democrazia. Danno cittadinanza attiva. Danno libertà. Ma attenzione, bisogna saperli “maneggiare” con cura, cautela, accortezza. Sempre. Perché i social sono come il coltello: può servire per tagliare il pane o per uccidere un uomo. Tale e quale. E le “parole sono pietre” che possono salvare o possono fare tanto male.

Ma la questio adesso è anche un’altra. Forse più difficile, più insidiosa, più complicata da capire e da intelligere. E sta tutta dall’altra parte della “barricata”, dentro lo schermo, a due passi dal mouse e dalla tastiera. Afferisce ai responsabili, ai titolari dei social, ai padroni della Rete e dei motori di ricerca.

Può un imprenditore privato (tali sono i gestori dei social) controllare e decidere chi può parlare e chi no? Chi può usare un social e chi no? Fosse il “giovane” del Piano Duca o il padrone del mondo. Fosse il sindaco del Rione Sanità o il presidente degli Stati Uniti d’America. Che sia il proprietario a decidere “chi può vivere sui social e chi no” è una cosa “semplicemente pazzesca”. E’ il sintomo più evidente della crisi profonda (e temo irreversibile) delle nostre democrazie. Perché si, è successo. “Hanno deciso che il Presidente degli Stati Uniti non abbia diritto di esprimersi. Hanno deciso di oscurarlo, neanche fosse Adolf Hitler”. Perché oggi è Trump, domani potrebbe essere il “giovane” del Piano Duca, potrebbe essere chiunque altro, chiunque la pensa in maniera differente dal “pensiero unico”, dal pensiero dominante, dal pensiero voluto dal capo del “vapore online”.

A ben pensarci è una cosa “semplicemente pazzesca”. O forse c’è una spiegazione. Perché c’è sempre un motivo dietro una decisione così importante. Forse, i “veri” poteri forti del mondo non hanno perdonato al dirimpettaio, ma oramai “sottostante” potere politico, di aver tentato di “aggirare l’ostacolo”, di averli sfidati (dopo averli usati) e di voler decidere con la testa propria.

Questa è la fine della democrazia. Il vero pericolo del nostro difficile tempo.

“Meditate gente, meditate”