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Rosario Livatino presto Beato

Nel corso del prossimo anno 2021, sarà proclamato Beato, Rosario Livatino, il Giudice ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990, aveva solo 38 anni.

Rosario era nato a Canicattì, in provincia di Agrigento il 3 ottobre 1952.

Aveva studiato presso il Liceo Classico ‘Ugo Foscolo’ di Canicattì e si era iscritto, poi, alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo dove si laureò con il massimo dei voti e la lode a 22 anni.

Studente brillante, come ricordava la sua insegnante di latino e greco, professoressa Ida Abate che ne curò una biografia nel libro «Il piccolo giudice. Fede e giustizia in Rosario Livatino» – editrice AVE – Febbraio 2013.

Sin dalla giovinezza partecipò all’Azione Cattolica e frequentò la parrocchia nella chiesa di San Domenico a Canicattì, dove teneva conversazioni giuridiche e pastorali, dava il proprio contributo nei corsi di preparazione al matrimonio e interveniva agli incontri organizzati da associazioni cattoliche.

Subito dopo la laurea iniziò a lavorare all’Ufficio Registro di Agrigento dopo aver vinto un concorso per vicedirettore. Ma vi restò meno di un anno. Nel 1978, dopo aver vinto il concorso in Magistratura, divenne Uditore Giudiziario presso il Tribunale di Caltanissetta e successivamente al Tribunale di Agrigento dove per dieci anni fu Sostituto Procuratore e successivamente Giudice a latere.

Rosario Livatino, a proposito della figura del magistrato diceva tra l’altro: «L’indipendenza del giudice, infatti, non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrificio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi che, per loro natura possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza; l’indipendenza del giudice è infine nella sua credibilità, da conquistare nel travaglio delle sue decisioni ed in ogni momento della sua attività».

Come ricorda la Professoressa Ida Abate Rosario, in tutte le sue agende, sulla prima pagina scriveva sempre le seguente sigla: S.T.D. “Sub Tutela Dei”, Sotto la tutela di Dio.  Tra l’altro si deve a lui la frase che rimane scolpita nei cuori di molti Credenti: «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili»

Il giudice Rosario Livatino aveva 38 anni quando il 21 settembre 1990, di mattina, venne inseguito e ucciso lungo la strada statale 640 che da Caltanissetta porta ad Agrigento dove si recava per andare al lavoro presso il Tribunale. La sua Ford Fiesta rossa venne affiancata e speronata dall’auto dei suoi assassini. Il Giudice Livatino, ferito ad una spalla, tentò la fuga per i campi giù dalla scarpata, ma, raggiunto, venne ucciso con un colpo di pistola in faccia.

Livatino era da solo, aveva rifiutato la scorta proprio per proteggere altre vite.

Il motivo che spinse i gruppi mafiosi di Palma di Montechiaro e Canicattì a colpire il Giudice fu la sua nota dirittura morale riguardo l’esercizio della giustizia, radicata nella fede. Come scritto nella sentenza che ha condannato al carcere a vita sicari e mandanti, Livatino è stato ammazzato perché “perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioè una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia”.

Il 9 maggio 1993 durante la sua prima visita in Sicilia Giovanni Paolo II, incontrò i genitori del magistrato, poco prima di rivolgere il suo celebre anatema contro i mafiosi nella Valle dei Templi, ad Agrigento: «Questi che portano sulle loro coscienze tante vittime umane, devono capire, devono capire che non si permette uccidere innocenti! Dio ha detto una volta: “Non uccidere”: non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio! Qui ci vuole civiltà della vita! Nel nome di questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via verità e vita, lo dico ai responsabili, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!»

Proprio un anno fa, il 29 novembre 2019, Papa Francesco incontrando nella Sala Clementina, in Vaticano, gli iscritti al Centro Studi “Rosario Livatino”, ricordava come Rosario “continua ad essere un esempio, anzitutto per coloro che svolgono l’impegnativo e complicato lavoro di giudice”. E, continua, “Livatino è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni”.

Il 22 dicembre scorso il Papa ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto che ne riconosce il martirio. Autorizzata anche la promulgazione dei decreti che riconoscono le virtù eroiche di altri 7 Servi di Dio: Vasco de Quiroga, Bernardino Piccinelli (al secolo: Dino), Antonio Vincenzo González Suárez, Antonio Seghezzi, Bernardo Antonini, Ignazio Stuchlý, Rosa Staltari.

Per il Giudice Livatino la Santa Sede ha riconosciuto il martirio «in odium fidei». Il riconoscimento del martirio porta direttamente alla beatificazione, senza bisogno che sia riconosciuto un miracolo per intercessione del Servo di Dio che già nel 1993 San Giovanni Paolo II aveva definito «martire della giustizia e indirettamente della fede»

Covid, vaccino e immunità di gregge: cosa sta succedendo e cosa succederà

Dopo quasi un anno, finalmente, forse, la prima buona notizia di questo 2020 ormai agli sgoccioli: il vaccino anti-Covid è in fase di distribuzione già in Paesi come Regno Unito, Stati Uniti e Russia che hanno già iniziato la campagna di vaccinazione.

Tra i vaccini all’ultima fase di sperimentazione il più rinomato è lo statunitense Pfizer, ma non l’unico. Altre case tra cui Johnson & Johnson, Moderna e AstraZeneca sono alla medesima fase e stringono accordi con i Paesi per la distribuzione.

Ma cerchiamo di far luce sulla questione e capire quali e quando arriveranno in Italia questi vaccini?

Il nostro Governo ha da poco stretto un primo accordo europeo con ben sei case farmaceutiche, per un totale complessivo di circa 200 milioni di dosi. Questo numero permetterebbe di vaccinare l’intera popolazione e conservarne delle scorte. Saranno infatti necessarie due dosi per ciascuna vaccinazione, a distanza di poco tempo.

La campagna di vaccinazione in Italia partirà con circa 1.800.000  dosi distribuite da Pfizer e inviate alle Regioni, come ha annunciato il Commissario Arcuri. I primi ad essere vaccinati saranno le categorie che il Governo ha definito prioritarie: operatori sanitari e sociosanitari, personale operante negli ospedali pubblici e privati e personale delle residenze per anziani. Il vaccino sarà gratuito per tutti gli italiani e verrà somministrato in tempi diversi, a seconda della professione, dell’età e delle patologie.

Tuttavia, al di là  delle linee guida per il piano vaccinale al Covid, che il Parlamento approvò il 2 dicembre scorso, l’Italia insieme agli altri paesi europei attende la decisione dell’EMA (Agenzia europea dei medicinali) prevista per lunedì prossimo 21 dicembre e che darà “via libera” alla tanto attesa  distribuzione e somministrazione.

Subito dopo Pfizer, sarà il turno di Moderna a fornire i vaccini all’Italia, ma anche in questo caso si attende l’ok da parte dell’ente governativo americano che si occupa di distribuzione di prodotti farmaceutici (FDA) e, a seguire, l’autorizzazione dell’EMA prevista per il 12 gennaio.

E’ chiaro che siamo davanti alla più grande campagna vaccinale a cui si appresta l’Italia per poter sconfiggere, si spera in modo definitivo, il Coronavirus. Al momento comunque non è prevista da parte del Governo l’obbligatorietà della vaccinazione.

Si spera dunque che da fine gennaio si parta con la vaccinazione delle fasce prioritarie indicate. Se tutto procederà secondo i tempi e ci saranno forti adesioni, l’idea dell’immunità di gregge non è poi così lontana.

Pena di morte: quasi la metà degli italiani favorevoli.

La pena di morte può essere intesa come una forma di punizione “legalizzata” e inflitta dallo Stato ad un condannato, che decide di togliergli la vita. Essa viene dalla maggioranza considerata come una pena crudele e disumana, nonché superata e abolita sia nella legge che nella pratica da più della metà dei paesi del mondo. I dati del 2019 mostrano infatti che ben 142 Paesi hanno abolito la pena di morte e 56 sono quelli che ancora praticano esecuzioni capitali.

Tuttavia, a causa della pena di morte il mondo ha visto un numero indefinito negli anni di vittime innocenti perché processate erroneamente e quindi uccise ingiustamente, infatti i processi sono spesso irregolari e non equi. Inoltre, al contrario di ciò che pensano alcuni capi di Stato che emettono sentenze capitali, tale pena non ha alcun effetto “deterrente” per gli altri crimini.

Secondo i  dati di Amnesty International, nel 2019 sono state condannate a morte 657 persone in 20 paesi, il numero più basso negli ultimi dieci anni. Ad oggi, la maggioranza delle sentenze capitali vengono eseguite in 5 paesi: Iran, Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti e Cina. Quest’ultima è e rimane la Nazione con il maggior numero di esecuzioni e purtroppo non è possibile stimare la reale entità dell’uso che ne viene fatto in quanto i dati sono considerati segreto di Stato.

Negli Stati Uniti, invece, dopo 130 anni in cui la massima pena era stata sospesa nel periodo di transizione tra un presidente e un altro, Donald Trump insieme alla sua amministrazione condanna a morte cinque detenuti. L’esecuzione è stata stabilita dai tribunali federali in quanto, sempre a livello federale, la pena di morte è stata ripristinata a luglio del 2019 dal Ministro della Giustizia, interrompendo una moratoria durata ben 16 anni. La punizione è attuabile solo per un ambito ristretto di reati. Le sentenze attuate nel 2020 sono state 12: sette in totale su 29 paesi e 5 commissionate dal Dipartimento di Giustizia. Si sa da sempre che Trump ha desiderato il ritorno del patibolo per cercare di dimezzare i crimini, in realtà, per il presidente uscente non era altro che un argomento come tanti della sua politica <<law and order>>.

Infine, spostandoci in Europa, l’Unione europea difende con fermezza i diritti umani e combatte la pena di morte in tutto il mondo. Il Parlamento europeo infatti ospita dibattiti e cerca di offrire risoluzioni per quei paesi che praticano ancora la pena. L’ultimo Congresso mondiale contro la pena di morte è avvenuto il 27 febbraio 2019. Gli unici paesi europei sono la Biellorussia (pena capitale) e la Russia (moratoria).

In Italia è da poco emerso un sondaggio (Huffington Post) su cosa ne pensano gli italiani della pena di morte. Ebbene, se nel lontano 2015 le persone favorevoli erano il 25%, tre anni fa la percentuale è salita al 35%, oggi al 37%. Significa che 4 persone su dieci sono favorevoli a iniezioni letali e altre pene. Nel nostro Paese, la pena  di morte è stata abolita nel 1947 e cancellata definitivamente dalla Costituzione nel 2007, eppure, nel pensiero comune degli italiani sembrerebbe essere una valida soluzione. E allora  di chi è la colpa? Degli immigrati, come dice qualcuno, o sono forse gli squilibri interni al nostro sistema giudiziario? Se continua così, ci ritroveremo tra un decennio a invocare di nuovo la sedia elettrica?

Fatto sta che i dati parlano chiaro, e piuttosto che opinionisti e legislatori improvvisati dovremmo invece cercare di fare qualcosa di pratico affinché la civiltà non regredisca. Migliorare il sistema carcerario, ripensare e perché no riformare il  sistema giudiziario, rendere più “facile” il lavoro dei tribunali, queste alcune delle cose che possono cambiare e far sì che l’argomento “pena  di morte” resti solo una chiacchiera e non diventi una tremenda realtà.

STOP ALLA VIOLENZA, LASCIAMO IN PACE LE DONNE

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Il 25 novembre scorso abbiamo celebrato la Giornata internazionale contro la violenze sulle donne, per ricordare a tutti e per sensibilizzare le coscienze di ciascuno che la violenza di genere è abominevole per la civiltà e offende la dignità dell’essere umano, e va combattuta senza se e senza ma. E non può più essere tollerata. E non soltanto in quanto vile ed esecrabile atto di violenza, che va condannato sempre e comunque, specialmente perché commesso contro le donne. Il femminicidio va condannato non tanto e non soltanto per la quantità (una donna su tre subisce violenza, con una vittima ogni tre giorni nel solo 2020), e per la gravità e l’efferatezza dei delitti commessi, diventati oramai una vera e propria piaga sociale. Un solo delitto o un solo schiaffo avrebbero la stessa valenza criminale.

La violenza contro le donne, secondo me, più di ogni altro crimine, ha un significato particolare, un surplus riprovevole; non è un atto di sola violenza fisica e basta, ma assume delle implicazioni di natura intima, personale, psicologica, oltre che sociale e culturale di particolare rilevanza che merita una specifica attenzione e trattazione.

In primo luogo perché il femminicidio è una violenza che avviene nell’ambito familiare, casalingo, che “tocca”, quindi, la sfera più privata e personale della persona, dove la donna si sente più amata e protetta, dove la donna si crede più difesa e custodita. Ed è per tale motivo che la vittima si sentirà sicuramente ancora di più ferita, tradita, violata. L’amore coniugale da “luogo-nido” sacro e inviolabile, da protezione, sostegno, difesa, si può trasformare in abuso, sopraffazione, prepotenza e aggressione. Un “amore malato” dà violenza, crea morte. Questa è la più grande ingiustizia perpetrata su una persona, la più grande contraddizione. Il feminicidio, quindi, non è solamente violenza fisica, ma, attraverso il corpo femminile, viene aggredita e violata il desiderio di libertà, il bisogno di vivere pienamente la propria vita, la propria sessualità, la necessità di esprimere le proprie idee, i desideri, i sogni. Di più. Si vuole distruggere il corpo femminile perché incarna i sentimenti, le emozioni, l’istinto di amare liberamente. Per questo motivo, innanzitutto, il femminicidio è un atto ancora più odioso, più spregevole e insopportabile.

Inoltre, credo che bisogna tenere in conto che l’amore è anche, e forse specialmente, passione, gelosia, sessualità, competizione, divisione di ruoli, coabitazione e condivisione di spazi, convivenza e contitolarità, e poi educazione condivisa dei figli. Per tali motivi un rapporto tra un uomo e una donna non deve solo “avere” una componente passionale, sentimentale, idilliaca, ma deve “riappropriarsi” di una componente più razionale, concreta, ragionata, meno trascendente e più immanente, meno “trasporto” e più apporto di idee, valori, virtù, proposte, progetti di vita condivisi. Bisogna essere coprotagonisti della vita comune, comprimari delle scelte della famiglia. Bisogna saper “fare insieme”, oltre a saper “essere insieme”. Bisogna saper “produrre, progettare, insieme”, oltre a “consumare insieme”. Infine, c’è anche una componente culturale atavica, maschilista, da non sottovalutare e che gioca un ruolo importante. Bisogna definitivamente superare il senso del possesso, del predominio sulla donna: l’amore non possiede ma dona in maniera smisurata, l’amore non pretende ma offre comprensione, accettazione, maturazione. “Ama e fai ciò che vuoi”, dice Sant’Agostino. E anche il linguaggio quotidiano deve cambiare, ancora troppo intriso di cultura e di terminologia “maschilista”; deve rinnovarsi la comunicazione privata e pubblica, in famiglia, a scuola, sui social, in televisione, nella pubblicità, che spesse volte, se non “giustificano”, quasi “accettano” certi comportamenti devianti. In conclusione, in amore, come nella vita, occorre sempre una “buona dose” di intelligenze, di buon senso, di educazione. E di dignità. Per salvare la donna, e soprattutto l’uomo.

Sorpresa in Piazza di Spagna, Papa Francesco in preghiera sotto la pioggia

Alle prime luci dell’alba, in piazza di Spagna, a Roma, sotto una leggera pioggerella, appare l’auto del Papa. In assoluta solitudine, Papa Francesco va a rendere omaggio alla Vergine Immacolata nell’anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla «Ineffabilis Deus», che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Francesco sceso dall’auto si incammina verso la stele dell’Immacolata per recitare una preghiera personale nel giorno della solennità.

La presenza di Papa Francesco ha sorpreso, e non poco, i Vigili del Fuoco presenti nella piazza per deporre, come ogni anno, una corona di fiori tra le braccia della Vergine Maria.

Solo pochi giorni fa la Sala Stampa Vaticana aveva annunciato che a causa dell’emergenza Covid-19 il Santo Padre avrebbe rinunciato alla tradizionale preghiera ai piedi della stele dell’Immacolata Concezione inaugurata dal Beato Papa Pio IX in data 8 settembre 1857.

Ma, come sappiamo, fu il Papa Pio XII a far deporre fiori ai piedi della statua e poi San Giovanni XXIII il primo Pontefice che nel 1958 uscì dal Vaticano per offrire a Maria Immacolata un mazzo di rose bianche.

Papa Francesco, dopo aver deposto i fiori ai piedi della stele dell’Immacolata si è recato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, sull’Esquilino, dove si è soffermato in preghiera innanzi all’icona, amata dai Romani, di Maria «Salus Populi Romani» e ha poi celebrato la Santa Messa nella cappella del Presepe.

Al via la “Lotteria degli scontrini” ed il “Cashback”, cosa sono e come funzionano.

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Dal 1° dicembre 2020 sono aperte le iscrizioni alla lotteria degli scontrini. Il montepremi, con cadenza settimanale, mensile e annuale, compreso fra i 5.000 e i 5.000.000 di euro, volto a disincentivare l’utilizzo del contante non tracciabile. L’obiettivo è combattere l’evasione fiscale.

Se dal punto di vista sanitario il nostro Paese combatte la pandemia a colpi di decreti e restrizioni, affidandosi anche al senso civico di ognuno, dal punto di vista fiscale il Governo attraverso la lotteria degli scontrini cerca di disincentivare l’uso del contante, a favore della moneta elettronica.

Ma come funziona questa lotteria? Le iscrizioni al sito www.lotteriadegliscontrini.gov.it sono aperte dal 1° dicembre e permettono di ottenere il codice lotteria da mostrare agli esercenti al momento del pagamento effettuato tramite carta. Le estrazioni cominceranno dal prossimo anno (1°gennaio) e partecipare è gratis.

Per iscriversi basta accedere al portale inserendo il proprio Codice Fiscale che genererà il codice lotteria in due versioni: alfanumerico e a barre. Questo codice dovrà essere poi mostrato al momento dell’acquisto, pari o superiore a 1 euro, a ogni euro speso corrisponde un biglietto, fino a un massimo di mille biglietti per singolo acquisto. Nessun problema in caso di smarrimento, in quanto sono disponibili fino a 20 codici lotteria associabili al proprio codice fiscale e utilizzabili in alternanza tra loro.

Per quanto riguarda i premi essi sono previsti non solo per il cliente ma anche per l’esercente. Vi sono due premi per le estrazioni annuali che ammontano a 5 milioni per i consumatori e 1 milione per gli esercenti; le estrazioni mensili invece prevedono 20 premi da 100 mila euro ciascuno per i clienti e 20 mila agli esercenti; infine per le estrazioni settimanali, di cui la decorrenza è ancora da stabilire, 30 premi da 25 mila ciascuno per i consumatori e 5 mila per gli esercenti.

La vincita sarà pagata dall’Agenzia delle dogane tramite bonifico bancario o assegno circolare non trasferibile per quelli sprovvisti di conto. Infine, non sarà necessario conservare gli scontrini in quanto il commerciante trasmette i dati all’Agenzia delle entrate.

A questa riforma fiscale verrà affiancata un’altra iniziativa promossa dal Governo per contrastare i pagamenti in nero. L’operazione “Cashback” che prevede un rimborso del 10% delle spese effettuate pagate con carta o tramite app: si può avere un ritorno economico che va fino a 300 all’anno, ovvero 150 euro semestrali con almeno 50 pagamenti effettuati tramite carta. Dall’8 al 31 dicembre invece, con “l’extra cashback di Natale“, basteranno solo 10 acquisti con carta di credito, debito o Bancomat per avere sempre il 10% di rimborso fino a 150 euro.

Sembrerebbe che il Governo voglia far leva sul vizio del gioco d’azzardo, comune fra gli italiani, per tentare di risolvere il problema dell’evasione assai radicato nel nostro territorio; sfruttando il gioco come attrazione verso la legalità e considerando il fisco come un’opportunità concreta di svolta.

Giornata Mondiale della disabilità. Mattarella: Il livello di civiltà di uno Stato si misura dalla capacità di assicurare inclusione alle persone con disabilità.

Oggi si celebra, nel mondo, la giornata mondiale della disabilità.

La Giornata Mondiale venne dichiarata dall’ONU nell’anno 1981 e ha per scopo quello di promuovere i diritti e il benessere delle persone con disabilità.

Dopo tanti anni di lavoro le Nazioni Unite hanno adottato successivamente, nell’anno 2006, la “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” dove viene affermato il principio di uguaglianza e la necessità di garantire loro la piena ed effettiva partecipazione alla sfera politica, sociale, economica e culturale della società e vengono promossi i diritti e il benessere delle persone con disabilità.

Nella Convenzione vengono invitati gli Stati Membri a predisporre le misure necessarie per identificare ed eliminare tutti quegli ostacoli che limitano il rispetto di questi diritti imprescindibili.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio per l’occasione ha detto tra l’altro «desidero esprimere attenzione e vicinanza ai nostri concittadini che presentano disabilità, ai loro familiari e a tutti coloro – professionisti e volontari – che se ne occupano quotidianamente con competenza e dedizione».

E ha continuato dicendo «se l’isolamento per le esigenze sanitarie è di per sé una condizione pesante, può diventare un vero dramma se a provarlo sono persone con disabilità fisica o psichica. Penso a chi ha bisogno continuo di assistenza, a chi vive negli istituti, a chi in qualche modo dipende, per la sua esistenza quotidiana, da farmaci, macchinari o dal sostegno di altre persone». E, proseguendo ha detto: «preoccupano le difficoltà e i rischi per ottenere l’assistenza e le cure ordinarie presso i presidi medici e ospedalieri, impegnati faticosamente a fronteggiare l’emergenza Covid».

Inoltre, ha ripreso il Presidente, «la disabilità, personale o di un familiare, in molti casi è associata a condizioni precarie di reddito e di occupazione. L’accesso al mondo del lavoro delle persone con disabilità rappresenta un nodo centrale».

Particolarmente delicata, ha sottolineato Mattarella «è la condizione dei minori con disabilità. La pandemia acuisce la difficoltà di seguire le lezioni scolastiche. E la mancanza di relazioni con i docenti e coetanei, rischia di produrre ulteriori condizioni di emarginazione».

Il Presidente ha avuto un pensiero particolare anche per gli anziani che «costituiscono, nella pandemia, una categoria particolarmente a rischio e patiscono molto la solitudine, la mancanza di dirette relazioni con familiari e conoscenti e la fatica nel gestire aspetti concreti della vita quotidiana».

E, infine, ha concluso il Presidente, «il livello di civiltà di un popolo e di uno Stato si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione a tutte le aree della vita pubblica, sociale ed economica»

Anche Papa Francesco, nella ricorrenza della Giornata mondiale delle persone con disabilità ha affermato che «fare buone le leggi e abbattere le barriere fisiche è importante, ma non basta, se non cambia anche la mentalità, se non si supera una cultura diffusa che continua a produrre disuguaglianze, impedendo alle persone con disabilità la partecipazione attiva nella vita ordinaria. E continuando ha sottolineato come «in questi anni si sono messi in atto e portati avanti processi inclusivi, ma non è ancora sufficiente, perché i pregiudizi producono, oltre alle barriere fisiche, anche limiti all’accesso all’educazione per tutti, all’occupazione e alla partecipazione. Una persona con disabilità, per costruirsi, ha bisogno non solo di esistere ma anche di appartenere ad una comunità».

Natale al tempo del Covid: tra restrizioni e nuovi decreti

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Quest’anno non sarà un Natale come gli altri, la delicata situazione in cui ci troviamo richiede impegno e fantasiose soluzioni. Come si stanno preparando i commercianti, e cosa sta facendo il nostro Governo in previsione delle festività?

Da quel che sappiamo, con il nuovo Dpcm di Natale il Governo dice no all’allentamento delle restrizioni, facendo così restare chiusi bar e ristoranti dalle 18:00 anche in zona gialla, e impedendo spostamenti nelle seconde case anche nello stesso Comune. Una stretta significativa e decisamente più dura se paragonata al periodo estivo, con l’obiettivo di evitare un’impennata di contagi a gennaio. A partire dal 19 dicembre fino al 10 gennaio gli spostamenti tra regioni non saranno consentiti e resta invariato il coprifuoco alle 22:00 anche a Natale e Capodanno.

Al minimo sono ridotte le speranze che restino aperti impianti sciistici, alberghi e attività della ristorazione nelle zone montane. Poco rassicurante anche la situazione nelle zone urbane dove i consumatori a seguito delle chiusure dei negozi nelle zone arancioni e rosse hanno ripiegato nello shopping online, iniziato già nella settimana del black friday, il giorno più atteso dell’anno per gli amanti dello shopping.

In attesa di novità riguardanti nuovi decreti e misure anticovid possiamo solo sperare che Parlamento e Regioni trovino un accordo che metta in sicurezza commercianti e consumatori, evitando comunque scenari analoghi a quelli che hanno scaturito questa seconda ondata.

Durante un periodo dell’anno, che simboleggia valori come la famiglia, l’unione, ci si augura che i cittadini si avvalgano di quel senso di responsabilità che, paradossalmente, ci impone il contrario.

Avvento, tempo di vicinanza e di vigilanza.

È iniziato ieri, con la prima domenica di Avvento, il nuovo anno liturgico.

Quest’anno il tempo di Avvento e la Festa del Natale saranno particolari e segnati da un clima di incertezza.

Nel loro messaggio i Vescovi di Sicilia si domandano «quale sia la sensazione con la quale quest’anno entriamo nel tempo di Avvento. Ci sentiamo compagni di un viaggio diventato molto incerto e pericoloso. Ci prende la sensazione di un cammino nel deserto, senza strade sicure.

L’unica meta che adesso ci interessa è quella di veder sorgere il giorno in cui il Covid-19 sarà sconfitto! Dopo enormi danni: lutti, crolli economici, reazioni disperate! Aneliamo alla notizia che presto ci sia il vaccino per tutti.

Per questo occorre saper guardare oltre, saper guardare alla Speranza che la venuta del Signore Gesù porta nei nostri cuori».

In San Pietro, durante la celebrazione Eucaristica con undici dei nuovi cardinali presenti a Roma, Papa Francesco ha affermato che «L’Avvento è il tempo in cui fare memoria della vicinanza di Dio, che è sceso verso di noi». 

In seguito all’altare della Cattedra il Santo Padre pensando alle incertezze del tempo presente ha invitato «tutti a vegliare. Vegliate, state attenti»., ha continuato poi la riflessione affermando che «se dobbiamo vegliare, vuol dire che siamo nella notte. Sì, ora non viviamo nel giorno, ma nell’attesa del giorno, tra oscurità e fatiche. Il giorno arriverà …. non perdiamoci d’animo».

Dalla prima domenica di avvento è stato introdotto nella liturgia il nuovo messale utilizzando dei testi meglio tradotti in italiano.

In particolare nell’atto penitenziale all’inizio della messa, nel confesso si aggiunge a “fratelli” le parole “e sorelle”, al posto del “Signore Pietà” si darà priorità alla forma Greca “Kjrie-Christe, eleison”, per far riscoprire una delle espressioni più ricorrenti nei vangeli in lingua originale, nel “Gloria” si dirà “Pace in terra agli uomini amati dal Signore”, due frasi del Padre Nostro verranno cambiate in questo modo: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” e “non abbandonarci alla tentazione, ma liberarci dal male”, infine nel rito di comunione cambia la formula dell’invito: “Ecco l’Agnello di Dio, Ecco Colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”.

COS’E’ IL CORPO UMANO? SOLO LUOGO DEL DOLORE E DELLA PASSIONE?

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“Mens sana in corpore sano” dicevano i romani. E loro si che se ne intendevano di corpo e di mente! Loro che hanno conquistato il mondo allora conosciuto, dominandolo per mille anni, loro che hanno dilatato il tempo e lo spazio, incarnando l’eternità. Ma ritorniamo ai giorni nostri. Noi che adesso “custodiamo” gelosamente il nostro corpo nel segreto delle case, tra la cucina e il soggiorno; noi che restiamo rintanati dentro per paura d’essere contagiati; noi che esploriamo le cellule del nostro organismo, che centelliniamo gli attimi di salubrità e serenità, che misuriamo temperature e sicurezza e che abbiamo trasformato il nostro corpo in effigie di paura e in presidio sanitario permanente. Certo, il corpo è anche “luogo” del dolore, simulacro di passione e di mancamento. Noi però non siamo solamente cellule e finimenti, non siamo solo carne e carnagione. “Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”, ripeteva ai suoi alunni il mitico prof. Keanting nel film “L’attimo fuggente”. Ecco, l’uomo è pathos, passione, sentimento. L’uomo è emozione, amore, sfinimento. Il corpo umano è un “luogo” bellissimo, è la sintesi delle “strabilianti bellezze del creato”. Di più. Noi siamo energia pura, capace di dare valore e senso al tempo e allo spazio. Di più. Noi siamo “immagine e somiglianza di Dio”. Cioè, siamo eterni. Siamo fragili e possenti, limitati nello spazio e immensi, definiti nel tempo e infiniti, capaci di meraviglie, ma anche di cose indegni. Ma il corpo fa di più, dà sostanza all’amore, alle passioni, all’ineffabile. Il corpo dà essenza alle emozioni, ai sentimenti, all’impercettibile. Il corpo è principio e fine di ogni cosa. Ce lo dice pure il Cantico dei Cantici.

Il corpo è linguaggio d’amore, è messaggero d’amore, conduttore di meraviglie e di carnalità, di infinito e di visibile, di spirituale e di umano. Anche il corpo è essenziale alla salvezza dell’uomo e al processo salvifico dell’umanità, con le sue intuizioni e definizioni spazio-temporali. Il corpo umano è un veicolo, potente e unico, capace di “trasportare” l’uomo, di percepirne la natura intrinseca, di spiegarne i misteri insondabili. E non sarà certo un minuscolo “agente” a poterlo fermare. In poche parole, il corpo è il più bel mezzo di trasporto che sia mai stato inventato. Che ci conduce verso Qualcosa e verso Qualcuno…

“Quantu si’ bedda amuri miu.

Quantu si’ bedda.”